La DaD di altri tempi: le “lezioni quasi liriche” di P. Florenskij

«Che i miei pensieri si sviluppino in voi…»
 

Lettere dal gulag di Pavel Florenskij
 

Cara Olečka,

ho ricevuto la tua lettera e ora mi metto a risponderti. Innanzitutto, non preoccuparti per i tuoi insuccessi a scuola: tutto andrà bene e si aggiusterà nel modo migliore. Studia con tranquillità, momento per momento, ciò che ti è accessibile; cresci, completa il tuo sviluppo e sii sicura che tutto quello che accumulerai con il tuo lavoro oggi, che sei giovane, un giorno ti servirà, anzi, succederà che ti occorrerà proprio questo sapere che ora sembra casuale. Te lo dico sulla base di una lunga esperienza di vita.
Cosa devi fare allora? Per prima cosa bisogna acquisire certe nozioni che sono necessarie indipendentemente dal mestiere che farai in seguito: lingue, letteratura, matematica, fisica e scienze naturali, disegno (almeno un po’), anche pittura e musica. Queste cose sono indispensabili in qualunque situazione di vita e qualsiasi attività si svolga. Impara ad esporre i pensieri, i tuoi e quelli degli altri, impara a descrivere; acquista l’abitudine a un atteggiamento attento verso la parola, lo stile, la costruzione. È bene che tu abbia cominciato a studiare il tedesco in modo serio; non dimenticare però di studiare anche il francese: per questo leggi ogni giorno almeno una pagina, ma assolutamente a voce alta, e cerca le parole sconosciute nel vocabolario. Non è male anche leggere in francese avendo la traduzione russa del testo e confrontando cosa e come è tradotto, cogliendo i difetti della traduzione.
In generale cerca di far sì che le lingue, quella russa come quelle straniere, siano per te un suono vivo e non solo segni sulla carta. Ricorda pertanto di leggere ad alta voce anche gli scritti russi, se non interi, almeno in parte, cogliendo la perfezione del suono e il ritmo della costruzione, sia dal punto di vista sonoro, sia da quello contenutistico ed espressivo. Leggi immancabilmente a voce alta belle poesie, soprattutto quelle di Puškin e di Tjutčev; anche gli altri ascoltino, per imparare e riposarsi. Mi sono imbattuto qui in un volume di Puškin, dell’edizione del Polivanov. Quanto è stato bello, dopo il pranzo, in riva al fiume Urjum, leggere le poesie di Puškin a voce alta e meditare sulla somma perfezione di ogni parola, di ogni modo di dire, senza parlare della costruzione del tutto!
Per la matematica, cerca non solo di ricordare semplicemente cosa e come fare, ma anche di capirlo e di apprenderlo come si apprende un pezzo musicale. La matematica non deve essere nella mente come un peso portato dall’esterno, ma come un’abitudine del pensiero: bisogna imparare a vedere i rapporti geometrici in tutta la realtà e a individuare le formule in tutti i fenomeni. Chi è capace di rispondere all’esame e di risolvere i compiti, ma dimentica il pensiero matematico quando non si parla direttamente di matematica, non ha appreso la matematica.
Mi chiedi se devi studiare la botanica. Certamente, nei limiti del tempo e delle possibilità, sforzati se non di studiare, almeno di prepararti a tali studi: guarda più spesso le illustrazioni nei testi di botanica, confrontando le piante disegnate con quelle vere, cerca di comprendere lo stile delle specie, quell’unità artistica e biologica che sta alla loro base. Devi infine a poco a poco accumulare quanti più nomi di piante, ma in modo che non siano nomi vuoti, ma salvadanai in cui si raccoglieranno le informazioni sulla vita, sulle proprietà e sull’utilità delle piante contraddistinte da questi nomi. Quanto più ricche saranno le tue nozioni, anche disordinate, sulle singole piante, tanto più facili e interessanti saranno in futuro i tuoi studi di botanica.
Tieni conto che non è bene accedere ad alcuna scienza senza un bagaglio acquisito precedentemente: ciò costringe a trascinare una zavorra morta e nociva e gli studenti, non potendola digerire subito, rimangono per sempre con le teste ingombre. Quando passeggiavamo insieme, cercavo di rivolgere la vostra attenzione sulla somiglianza di singole piante, di dirvi i nomi di alcune di esse. Ora a queste informazioni bisogna aggiungere le caratteristiche tecniche delle piante. In particolare, leggi ogni tanto la Vita delle piante di Kerner von Marilaun: lì troverai molte cose utili; non aver fretta, è meglio che tu legga a porzioni, tranquillamente, assimilando e riflettendo. È molto importante guardare le raffigurazioni della stessa pianta in diversi libri, e in genere tornare più volte alla stessa pianta per saperla riconoscere.
Un bacio forte a te, cara Olečka, bacia la mammina. Vivi con forza e allegria, lavora e sii sana. Tuo papà. Di’ alla mamma di non preoccuparsi per me, perché trovo sempre qualcuno che ha cura di me e mi aiuta a organizzarmi col cibo e le altre cose quotidiane.
 

Caro Kira,

Vivo in un Oriente così estremo che sembrerebbe impossibile andare più lontano; probabilmente, invece, fra poco andrò altri 1200 km più a Est. Purtroppo, per ora non ho sotto mano libri relativi a questa regione, pertanto non sono riuscito a farmene un’idea chiara, sebbene senta che qui ci sono tante cose sulle quali bisognerebbe riflettere e che bisognerebbe studiare. Ecco perché voglio andare più a Est, dove esisterebbero le condizioni per studi scientifici, almeno così si dice, ma io per il momento non ne sono del tutto convinto. […]
Fa’ in modo che i piccoli acquisiscano nozioni e abitudine al lavoro; non mi riferisco agli studi, ma a piccole conversazioni, alla partecipazione al lavoro: quello di analizzare i libri, di guardare le illustrazioni, di esaminare le collezioni. Ogni tanto mostra loro minerali, rocce (ne ho raccolti un bel po’), materiali, carte geografiche. Non devi mostrarne molti in una sola volta. Se vedono uno o due oggetti, uno o due quadri, sarà sufficiente; ma bisogna che si faccia qualche osservazione relativa a ciò che si è visto: allora l’oggetto si riempirà di contenuto. Dovrebbero assimilare termini, metodi di lavoro, diagrammi; a poco a poco si faranno una riserva di materiale per l’avvenire. Soltanto tali nozioni sono necessarie e utili. È importante che i ragazzi non rimangano senza le immagini dell’arte, che sono loro connaturali, particolarmente dell’arte ellenica, sia la scultura, che l’architettura, che la poesia. E anche per te stesso ciò sarà utile e rinfrescante, perché pure tu noterai delle cose nuove e ti arricchirai. Ho già scritto che Vasja e tu potete usare i materiali manoscritti raccolti nelle mie cartelle, ma a patto che siate accurati e non confondiate i foglietti. […]

 

 

Caro Mik,

ho ricevuto da te una sola lettera con i tuoi voti di scuola. Mi è dispiaciuto che non mi abbia scritto niente dell’estate, cioè di come l’hai passata e di quanto hai camminato per il bosco e le paludi. I tuoi voti sono buoni, ma la geografia dovresti conoscerla particolarmente bene, visto che tu e i tuoi fratelli siete spesso in viaggio. Leggendo i libri ed ascoltando le storie che ti capita di sentire, sarebbe bene che tu individuassi tutti i luoghi sulla carta, misurassi le distanze tra di essi, ti informassi della loro altitudine sul livello del mare e provassi a trovare qualcosa sulla loro natura e popolazione. Se ti imbatti nel nome di qualche animale o pianta, cercalo su un’illustrazione nel libro o nel Dizionario Enciclopedico. Così leggere sarà per te più interessante e anche più utile. Dovresti acquisire l’abitudine di cercare sempre tutte le informazioni che non conosci relative a ciò che hai letto.
Ho sempre il ricordo tuo, di Tika, e di tutti voi. Vorrei farti vedere il fiume Urium, trasparente e pulito, i larici, i monti e i bellissimi colori del cielo e di tutto il paesaggio, soprattutto al sorgere del sole. Ti riferisco alcune informazioni sul posto in cui mi trovo: eccoti ancora qualcosa che fa parte della geografia. Mi trovo nella regione al di là del lago Bajkal, relativamente vicino all’Estremo Est [della Russia]. Ma anche questo posto è molto a Est: gli Urali, il Caucaso, tutto questo è a Ovest di noi. Anche l’Ost-India e la Persia (e Ost-India vuol dire India Orientale), rispetto a noi si trovano a Occidente. Il sole sorge da noi sei ore più tardi che a Zagorsk: quando vado a pranzare alle tre, tu stai andando a scuola. Quindi, trasferitomi qui, sono invecchiato di ben sei ore.
Il posto è alto, si trova a più di un chilometro e mezzo sul livello del mare. L’aria pertanto qui è lieve, il cuore batte più forte del solito, e per questo si deve andare a far pipì molto spesso: non solo io, ma tutti, ce la facciamo appena a resistere fino all’ultimo. L’aria è pulita e trasparente; anche nei gabinetti, molto sporchi, non c’è nessun puzzo, perché non avviene la fermentazione. Il clima è continentale: secco, le precipitazioni sono rarissime, i cambiamenti di temperatura sono bruschi. Si dice che qui piova assai poco. E difatti, finora non ho visto neanche una pioggia; la neve, sì: è nevicato per una o due notti e la neve ha coperto un po’ le montagne, con uno strato molto sottile che si vede da qualche parte. Vento non ce n’è e il fumo si leva a colonne direttamente verso l’alto: è uno spettacolo molto bello.
Di pomeriggio, al sole, fa caldo anche in questa stagione, ma di notte, dopo il tramonto, diventa freddo e gela fino a meno 30º, e dicono che d’inverno si arrivi a meno 60º. Tuttavia, per la mancanza di venti, è più facile sopportare i meno 30º di qui che i meno 15º di Zagorsk. Quando c’è il sole, basta entrare nell’ombra per avere subito freddo. Ma il cielo è quasi sempre sereno, il sole brilla dalla mattina alla sera. L’acqua nel fiume è assolutamente trasparente. Le sabbie qui sono ovunque aurifere e sulle sponde si trovano gli insediamenti dei cercatori d’oro. Sembra che i cercatori d’oro e i cacciatori siano quasi gli unici abitanti di queste terre, senza contare coloro che stanno nei lager; per il resto, il posto, soprattutto fuori dall’area della ferrovia, è del tutto disabitato. Sulle montagne crescono larici e, in parte, pini; ma nella maggior parte dei casi gli alberi sono piccoli, sono piuttosto cespugli che un bosco vero e proprio. Il larice, scorticato un po’, ha un colore purpureo di una bellezza particolare, mentre il legno, seppure non sempre, è arancione.
Ecco, caro ragazzo, ora puoi farti un’idea del luogo in cui vivo. Bisogna anche aggiungere che sulle montagne corrono capre di montagna e geiran, e sembra che ci siano anche i maral.
Un bacio forte al mio caro figliolo. Bacia per me la mamma, i fratelli e le sorelle; salutami le nonne.
 

Mio caro Vasen’ka,

finalmente ti scrivo. La tua lettera l’ho ricevuta, una. Dalla mamma avevo saputo che d’estate eri andato a una spedizione, per cui non ti ho scritto, e dopo non riuscivo mai a trovare il tempo di farlo. Sono stato molto lieto che tu e Kira siate andati in posti nuovi per voi, anche perché per tutta l’estate, cioè fino al 13 agosto, ero convinto che il tuo viaggio fosse andato in fumo. Spero che ti sia arricchito di nuove impressioni e che il tuo orizzonte si sia esteso. Studiando la natura, la cosa più importante è avere impressioni immediate, le quali, se vengono esaminate per quanto possibile in modo imparziale e privo di preconcetti, pian piano si compongono da sole in un quadro complessivo; dal quadro complessivo nasce l’intuizione dei tipi di struttura della natura, ed è proprio quest’intuizione che fornisce motivi per conclusioni approfondite. Senza quest’intuizione, le conclusioni rimangono sempre soltanto schemi convenzionali, che possono essere indirizzati verso parti arbitrarie e sono appunto convenzionali, e persino dannosi, in quanto impediscono di osservare e notare cose veramente importanti.
Nel campo sul quale lavori, bisogna educarsi al senso del paesaggio, e allora molte cose che, senza questo senso, si ottengono per via di sforzi meticolosi (una via che facilmente induce in errore), verranno da sé. Sarebbe per questo molto utile se tu cercassi di formulare i tratti caratteristici dello stile del paesaggio che hai visto: dapprima con singole linee, con un elenco non sistematico di alcuni elementi che emergono nella mente, dopo ricongiungendo gradualmente questi elementi in una descrizione unitaria del tipo. Goethe possedeva, in sommo grado, questa capacità di vedere il tipo di ciò che studiava; bisogna imparare da Goethe la conoscenza della natura. Se ti capita, leggi almeno il libro di Lichtenstadt, che troverai nello scaffale in cui stanno i libri di filosofia. Leggi anche il libro di Metner su Goethe; ma Lichtenstadt ti sarà più utile, visto che cita lunghi brani tratti dalle opere di Goethe, tradotti in russo, per quanto mi ricordi, abbastanza bene.
Sono preoccupato pensando a come vi siete sistemati, tu e Kira: dove vivete e come mangiate. Spero che col tempo vi sistemerete più o meno discretamente, ma per il momento è molto difficile. Ho scritto alla mamma che fra le mie carte (una cartella con certificati e altri documenti) c’è una lettera del vicedirettore del VEI, in cui egli promette di fornirci un’abitazione, in cambio di quella che, a suo tempo, avevo consegnato all’Istituto. L’essenziale è che tu badi alla tua salute. Adesso sei proprio nell’età in cui questo è particolarmente importante; fra circa cinque anni l’organismo si rafforzerà e sarà più solido, ma ora richiede una cura particolare. Bada, quindi, tu e Kira di mangiare regolarmente, cercate di vendere la roba per avere da mangiare. Inoltre copriti bene quando esci di casa, e quando fa freddo non andare in giro vestito alla meno peggio: io ho molta paura del raffreddore, soprattutto se si somma all’esaurimento generale e alla stanchezza.
Ancora qualcosa sui tuoi studi. Prendi, dei miei materiali, tutto ciò che potrà servirti, ma cerca di mantenere l’ordine e di non disperderli, altrimenti diventeranno assolutamente inutili. Del resto i miei materiali sono selezionati per conseguire obiettivi diversi da quelli che ti poni tu ma, malgrado ciò, probabilmente vi troverai qualcosa che ti potrà essere utile. Inoltre è comunque utile che tu conosca un settore affine all’attività pratica: ti potrebbe suggerire nuovi obiettivi e nuove conclusioni.
Di me ho già scritto varie volte, cosicché ne sono stufo. […]
Il 23 novembre ho ricevuto la lettera della mamma, datata 8 novembre. Da questa lettera ho saputo che tu e Mik siete nervosi e ansiosi. Ciò mi ha rattristato parecchio, innanzitutto per le tue condizioni di salute, poi perché il tuo atteggiamento è sbagliato. Sarebbe ora che tu capissi che tutto ciò che succede ha un suo significato e si combina in modo tale che, in ultima analisi, la vita si dirige verso il meglio. I dispiaceri, nella vita, non si possono evitare; ma i dispiaceri sopportati consapevolmente e alla luce degli avvenimenti generali ci educano e arricchiscono e, in seguito, portano i loro frutti positivi.
Per questo, mio caro figliolo, sii calmo, confida in un futuro migliore, non agitarti e cerca, in ogni istante, di approfittare di ciò che hai, facendo tutto ciò che si può fare in questo tempo. Con l’animo sono sempre con voi, vi amo tutti fortemente, vi penso sempre. Lavora su te stesso, abbi cura della mamma e dei ragazzi, bada alla tua salute e cerca di provare gioia per quello che ti è dato. È molto importante che tu respiri più aria fresca. Dei miei libri, puoi prendere tutto ciò che ti serve. Usa anche i preparati chimici per le analisi; sono sicuro che troverai delle sostanze che ti servono, che sono, per giunta, chimicamente pure.
Un bacio forte a te, mio caro. Baciami la mamma e i ragazzi, la nonna, salutami l’altra nonna. Temo che tu non riesca a capire la mia scrittura: la matita è corta, e scrivere senza occhiali è un problema per me. […]
 

dal campo delle Isole Solovki,
novembre del 1933

 

 

 

Testamento

Per Anna e i miei figli Vasilij,
Kirill e Olečka,
nel caso della mia morte.

[…]

10. Miei cari, in questo difficile periodo, gli amici e i conoscenti ci hanno molto aiutato, e senza il loro aiuto non saremmo potuti sopravvivere. Molti hanno manifestato una bontà e un’attenzione che noi non abbiamo meritato. Anche voi, miei cari, siate sempre nella vita buoni e attenti verso le persone. Non dovete mettervi a distribuire e sperperare i beni, o le carezze e i consigli, ciò che occorre non è la beneficenza. Cercate piuttosto di essere vigilanti e tempestivi nel soccorrere concretamente tutti i bisognosi d’aiuto che Dio vi manderà. Siate buoni e generosi. […]

11. Miei cari, il peccato che mi sarebbe particolarmente penoso vedere in voi è l’invidia. Non abbiate invidia, miei amati, di nessuno. Non siate invidiosi, perché l’invidia rende lo spirito piccolo e volgare. Se proprio desiderate possedere qualcosa, datevi da fare chiedendo a Dio che vi dia ciò che desiderate. Ma non invidiate nessuno. La meschinità dell’animo, la grettezza, i pettegolezzi insolenti, la cattiveria, gli intrighi: tutto ciò proviene dall’invidia. Ma voi non siate invidiosi, datemi questa consolazione, ed io sarò con voi e per quanto potrò, pregherò il Signore che vi aiuti.
E ancora: non giudicate, non condannate chi è più anziano di voi, non sparlate e cercate di coprire il peccato e di non evidenziarlo. Dite a voi stessi: «Chi sono io per condannare gli altri, conosco forse le loro motivazioni interiori per poter giudicare?». Il giudizio nasce soprattutto dall’invidia ed è una cosa abominevole. Abbiate per ognuno il rispetto dovuto, non adulate nessuno e non umiliatevi, ma non giudicate le questioni che non vi sono state affidate da Dio. Occupatevi dell’opera vostra, cercate di compierla nel migliore dei modi, e tutto ciò che fate, fatelo non per gli altri, ma per voi stessi, per la vostra anima, cercando di trarre da tutto vantaggio, insegnamento, alimento per l’anima, perché neanche un solo istante della vostra vita vi scorra accanto senza senso o contenuto.

12. Amati figlioletti miei, il mio cuore si strugge per voi. Quando crescerete, capirete quanto si strugga il cuore di un padre o di una madre per i figli. […]
Avrei tante cose da scrivervi. Mi vengono tanti pensieri e sentimenti, ma non ho né il tempo, né le forze di scriverli. Eccovi una cosa che non posso non scrivere: Abituatevi, educate voi stessi a fare tutto ciò che fate perfettamente, con cura e precisione; che il vostro agire non abbia niente di impreciso, non fate niente senza provarvi gusto, in modo grossolano. Ricordatevi che nell’approssimazione si può perdere tutta la vita, mentre al contrario, nel compiere con precisione e al ritmo giusto anche le cose e le questioni di secondaria importanza, si possono scoprire molti aspetti che in seguito potranno essere per voi fonte profondissima di un nuovo atto creativo. Non so perché, ma da questo punto di vista sono tranquillo per Olečka, e in parte anche per Kira, mentre temo che il mio primogenito Vasen’ka possa fare dei passi falsi e vivere poi come capita. Voglia Iddio che non sia così, ma ho timore che Vasja diventi come lo zio Šura.
E ancora.
Chi agisce con approssimazione, si abitua anche a parlare con approssimazione, e il parlare grossolano, impreciso e sciatto coinvolge in questa indeterminatezza anche il pensiero. Cari figlioletti miei, non permettete a voi stessi di pensare in maniera grossolana. Il pensiero è un dono di Dio ed esige che si abbia cura di sé. Essere precisi e chiari nei propri pensieri è il pegno della libertà spirituale e della gioia del pensiero.

14 agosto

È da tanto che voglio scrivere: osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete. […]
 

da Non Dimenticatemi
Lettere dal gulag del grande matematico,
filosofo e sacerdote Pavel Florenskij

fucilato nel dicembre del 1937, dopo 4 anni di prigionia.

 

 

 

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[…] Secondo la convinzione di Florenskij ogni pensare, e quindi anche quello scientifico, deve nascere dall’amore verso il concreto, dall’esperienza viva e personale del reale e non semplicemente da un’idea o speculazione astratta. Questa sua idea viene sviluppata in modo particolare nel saggio Lezione e lectio (1910), dove egli riflette sul metodo dell’insegnamento. La caratteristica di una vera lezione scolastica deve essere, secondo lui, l’attenzione per i dettagli, nel senso che l’oggetto di ricerca dovrebbe essere studiato non tanto in modo generale, partendo da uno schema predefinito indipendentemente da esso, ma nell’ottica della sua vitale individualità. Di conseguenza, affinché la lezione possa essere il principio di fermentazione interiore ed intellettuale dello studente, essa deve contagiarlo a sviluppare in sé il «gusto per il concreto», dove con «il concreto si pensa all’oggetto stesso dell’immediata ricerca scientifica, alla fonte originaria, qualunque essa sia: una pietra o un vegetale, un simbolo religioso o un’opera monumentale di letteratura. Questa gioia del concreto, ossia questo realismo è rappresentato, in maniera negativa, da un’insoddisfazione interiore (non formale) davanti a un qualsiasi giudizio intermedio sull’oggetto». Al contrario, in maniera positiva, essa si esprime nel desiderio di vedere con i propri occhi e di toccare con le proprie mani la fonte originaria, cosa che non succede mai nella «dossografia scientifica», abituata a copiare le opinioni altrui.

dalle note del libro

 

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* le sculture sono di
John Latham