“Come ondeggia la vita/dentro il vuoto” – Ida Vitale

A volte le parole
entrano in un accordo,
le cascate risalgono,
rotta la legge della gravità.
Luna molto potente,
la poesia accoglie desolate maree
e le alza dove possano
osarsi verso il cielo.

 

Infinito - Joaquín Torres-Garcia
Infinito – Joaquín Torres-García

 

*

LUCE
 

Quanto dura la luce di Montevideo
in questa rambla, qui, dove avvampa
l’aria nell’acqua del sole.
Dove il vento la muta in velo,
fonte fugata, così che niente,
forte firmamento di illusi,
si perda.

Quanto dura la luce, dove
il sale conserva il suo bordo più duro
così che in fondo al discorso
torni la chiarità col suo clamore.

Quanto dura la luce, quanto
dura la luce nell’estate,
come se qui qualcuno anelasse
raggiunger l’impossibile
notte bianca del Baltico.

 

*

ARDERE, TACERE
 

Senza lari, né cani, né baia,
tacere e cader giù,
mentre aree
l’ansiosa festa dell’effimero altro.

(Detestabile io di mambo e rumba,
un io di Rambo
che va su alla girandola
dell’umile provincia
e farnetica glorie e gira solo,
a secco.
Senza veder che il vento
interrotto
va da altre torri, da altri merli
alti e lontani.)

Allora, perché no,
precipitarsi in ciò che è andato,
dove fra i sassi mugghia il fiume
e raffiche ripassano la scorza,
questa secca corteccia del mondo,
dove sostiamo,
perché tutto è annullato e ripetuto.
E farsi quieti e forse
sentire nell’immenso, interno campo,
un suono di campane in consonanza.

 

*

COSIDDETTA VITA
 

Mettersi al margine
assistere un pane
cantare un inno

sminuirsi invano
abrogare intenzioni
confermare disastri

seguir la solitudine
non negarsi a chimere
calmarsi nel tornado

andare dal ristretto al vasto
da opacità a scintilla
da ruolo a sogno libero

offrirsi al limite di un giorno
se morire un’ora dopo l’altra
tornare a cominciare ogni notte

volare dal distinto all’identico
stupirsi per altane e per cantine
infliggersi penarsi riguardarsi

andare in cerca di anima dilatata
preparare un miracolo nell’ombra
e dire vita ciò che sa di morte

 

*

UCCELLO, INIZIO
 

Seguo una partitura
di violenti battiti,
impercettibile,
questa impazzita essenza
scandita nel suo fondo,
canto senza musica,
né labbra.
Canto.
Posso cantare
in mezzo al più cauto,
atroce silenzio.
Posso, lo scopro,
in mezzo al mio strepito,
sembrare una muta spiaggia
senza suoni,
che attende, sospesa,
il grido consentito di un uccello
che invoca amore
al bordo della sera.

 

*

RIPOSO
 

Queste ali a furia d’essere
piuma e poi piuma perdono
il malizioso volo,
volano sempre più in minore aria,
e più si fermano
in un’inquieta quiete.
Un pezzo dopo l’altro
il vento ha trasformato
così tanti frammenti da pelle
a polvere,
da luce a ombra,
da presagio a oblio,
che falsa è ormai
quell’apertura d’ali,
il simulacro d’aquila
che un giorno di lupi costanti
tentasti.
Guardandole piegate
pian piano ti incammini.

 

*

TRANELLI
 

La sorte, quella dea disorientata
che sferra il suo attacco, corpo a corpo,
non sta solo nascosta nel disastro;
a volte un gorgheggio la tradisce
e subornata, allora
svela che indugia un po’ nell’allegria.

 

*

[…]

Possibile destino:
andarsene, eccedendo.
Dal nulla fino al nulla.

 

*

ESPEDIENTI
 

Il balzo fuori dalla poesia e dentro la poesia,
a malapena aria trattenuta.

Leggere e rileggere una frase, una parola, un volto.
I volti, soprattutto.
Ripassare, pesare bene quello che non dicono.

Già che non sei al sicuro da niente,
cerca d’essere tu salvezza di qualcosa.

Andare lentamente, per vedere se
il tempo, se lo tenti, fa lo stesso.

 

*

IL SILENZIO
 

Chiedo silenzio
ed è chieder la frutta
nel fiore dell’estate,
uno stagno con pesci
quando inizia la pioggia.
È sinistro sperare?
Arderà un melograno
di inaspettato amore
e avrà sempre più pace,
e non palude morta,
non asfissia di ghiaccio
o epitaffio riverso,
ma un regalo dolce,
bacio di buona notte,
splendore di buon figlio,
lampada

 

*

 

Follow – Joaquín Torres-García

 

[…]

L’Io e l’atto dell’Io si affrontarono nell’arena. Non nel circo: nella spiaggia. Giocavano al volano la chiave della vita, volavano scontenti, tra realtà e desiderio. Ricolmo di giustizia se ne stava anche il mare – fiore azzurro tutto quanto. Nauseato, amareggiato, attendeva l’amichevole voce amplificata: “Signori, non è esteriorità… Ma unicamente di noi stessi… Signori, pensate il mare… Avete pensato… Pensate, dunque, quello che ha fatto il mare.”
 

da Pellegrino in ascolto
Ida Vitale

 

 
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dipinti di
Joaquín Torres-García
in copertina América Invertida