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“di danzare me lo sono impedito da solo” – Microgrammi di Robert Walser.

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*

Sì, sarò sincero
 

Sì, sarò sincero, non è da oggi
che il coraggio mi manca di vivere davvero,
però vagando per le vie mai mi sono lasciato
cadere, piuttosto nei lidi del cuore
ho oscillato dal pallido al rosato, il che
suona senz’altro un po’ romantico. A onor del vero,
spesso mi vedevo gonfio di coraggio,
e solo con [passo] allegro mi ci calavo,
ma in realtà di coraggio non ce n’era,
e in più fantasticavo
di essere giovane. Non ho mai smesso
di chiedere alla vita un qualche aiuto,
e infatti son riuscito a simulare con me stesso
e questo e quello, e se darsi così pena al riguardo
sia davvero gagliardo, lo lascio nel dubbio.
Mi son dato pena, se è per questo,
per non consumarmi d’indolenza troppo presto.

 

*

Nella cesta da viaggio o della biancheria
 

Nella cesta da viaggio o della biancheria
che sta nella mia camera da letto,
di notte si schiariscono la gola,
come se lì disteso ci fosse qualcuno,
come se lì sulla cesta sedesse
uno schiavo [bisbigliante], il mio feroce
servitore, la mia ferma decisione
di appartenere a me stesso. Il mio pensiero,
[lui] sì che mi [conosce]. A me sembra spesso
spaventoso quello che penso, e dalla notte
esco come da una tomba di granito
e dal sonno spettrale come da un
passato
che scaglia intorno alle sue tempie
pallide immagini di molte
povere anime tormentate
e solo al mattino la mia vita torna a rasserenarsi.
A nessuno auguro di essere me.
Solo io sono capace di sopportarmi:
sapere così tanto e aver visto tanto e
così niente, così niente dire.

 

*

Mimosa
 

Il rosso mi bacia, il bianco è un
grido, del marrone mi fido,
stanco e assonnato come un bimbo
mi rende il verde.
Io amo e respingo
le diverse impressioni.
Sono fin troppo fine per essere fine.
Per delicatezza mi son dato alla durezza.
Nel bosco mi sento bene,
sotto gli alberi e nel brulicare
della gente, col favore
della spensieratezza.
Baciato dal sole,
con animo frivolo
appeso a una visione qualsiasi,
mi vergogno
delle lacrime e della gioia
e sono morto, se non ho paura.
Perché non mi appari,
o Possente? Si sa che Mimosa vuole soffrire.
Nell’orgoglio, nella padronanza di se stessa
si è dispersa. Levata in alto,
nel profondo, però mogia, offesa,
graziata.

 

*

Uomini bianchi
 

Uomini bianchi
mi strappano, scoccata la mezzanotte,
l’anima colma d’amore e d’amore vuota,
la sazia, l’assetata,
e sui ghiacciai la portano, tra i monti.
Sbranata dai denti
di creature mostruose
me la restituiscono e la piantano in me
deponendola nella mia carne.
Vieni un giorno da me, cara donna, o cara!
Ti vorrei svestire,
come l’umanità vorrebbe liberarsi dal patire.
Non aver timore, sarò come di seta.

 

 

Questo paesaggio innevato lo vorrei grazioso
 

Questo paesaggio innevato lo vorrei grazioso. E spero che andrà così. Aveva appena fioccato, e la neve, nonostante una [certa] morbidezza, era ancora piuttosto compatta. C’è aria [di virtù] in me, adesso. Voglio essere gentile con le persone, ma a patto di poter magnificamente rinunciare a tutti quanti. Voglio essere buono, ma non troppo. Guardate qui, che regole. Mentre scrivo queste righe, mi sento quasi luminoso, chiaro, avvolto in uno strato sottile, in un velo di eccellenza, un po’ come una pagnottella messa in forno per esser cotta. Penso che in futuro mi accontenterò di poco. La mancanza di pretese è un’arma, forse una delle più splendide che ci siano. Una volta, sul palco, in un’opera ispirata all’epica cavalleresca, vidi un giovane re la cui armatura scintillava meravigliosa. All’inizio dell’opera lui si comportava come un infelice. La sua mesta condotta era [abbastanza] giustificata. Ma una ragazza coraggiosa lo aiutò. È così bello quando qualcuno soccorre chi ha bisogno di aiuto per tirarlo fuori da un mondo di guai. Come una scintillante armatura bianca si stendeva oggi il manto nevoso sulla terra che ho percorso. Qualcuno ride, ma io continuo a scrivere. Anch’io rido, quando penso alle sei o sette persone che, senza tregua, continuavano a raccontarsi l’un l’altra com’erano contente di qua e contente di là, contente di su e contente di giù. Queste sei persone avevano tutte dei visi talmente luminosi, e i loro modi erano talmente esultanti e gioviali che, a guardarle, sarebbe venuto da pensare che la vita fosse un paradiso terrestre. Ognuno assicurava all’altro che stava quasi per morire dalla gioia di esistere. «Tutto ciò che faccio non mi dà altro che piacere» diceva ognuno. Si erano abituati a risplendere di puro amore per le cose, e per tutto quello che capitava loro. Tornando al mio paesaggio innevato, che si sta un po’ arrabbiando con me perché pare che io l’abbia piantato in asso nella convinzione che non avrebbe sentito troppo la mia mancanza, dico che era il ritratto della calma. Con ardore la neve si stringe al cuore ogni rumore, si trasforma in una casa dove regna il silenzio. Un uomo appartenente agli ambienti più in vista si era fermato sul sentiero, pensieroso. Vidi una slitta sfrecciare, e l’uomo mi disse: «In quella slitta è seduta mia moglie con il suo spasimante». «Questo avrà delle conseguenze per Lei» ritenni di dover e poter commentare. Un paesaggio innevato somiglia a un bambino che riceve la cresima, a una sposa che va all’altare. Naturalmente si potrebbero tirar fuori altri paragoni, anche se non afferrati per i capelli o per le orecchie, come fanno gli insegnanti quando puniscono gli allievi disubbidienti. Incontrai poi uno scultore o un pittore, impegnato a realizzare una riproduzione artistica del paesaggio innevato, e una principessa in fuga che, quando le chiesi dove pensasse di recarsi, mi rispose che credeva fosse una buona idea diventare istitutrice, sicché mi congratulai con lei non senza una punta di inquietudine. Gli alberi si stagliano con giocosa delicatezza sulla superficie bianca. Il bianco si adagia anche sui tetti, che scendono quasi fino a terra, e da una di queste case forse proprio adesso un giovanetto sta andando a fare il suo apprendistato, non necessariamente cosparso di zucchero, e magari in un’altra casa un bambino è a letto malato, causando alla madre una grande preoccupazione. La neve non pensa a nulla, in compenso lo faccio io, ed è bello avere qua e là un qualche pensiero, che non sia però troppo profondo e lungo, così da non affaticarti. Quanto ai villaggi, essi non sono à la Potëmkin, bensì reali, se ne stanno lì come incantati e potëmkineggianti, dipinti come una quinta in lontananza, circondati dalla tremante dolcezza del freddo mite di una giornata invernale. In una locanda, uno che [sembrava] un politico che ha fatto strada disse al collega della stessa risma: «Le persone umili a volte hanno del buonsenso». Chi è al timone può concedersi il lusso della bontà. Conosco una poesia di Schubart sulla slitta incredibilmente graziosa e una novella molto toccante di Turgenev su una pelliccia da donna, e che cosa mi impedirebbe ora di tirare fuori dal cassetto delle mie reminiscenze di lettore Il racconto d’inverno shakespeariano e di contemplarlo ancora nella mente con meraviglia, accogliendo con un sì di gratitudine questa bellissima opera, nella quale davvero spicca la donna più commovente che ci sia, incolpata senza colpa, ritrovata casta dopo anni di separazione ed esilio, lei che, inspiegabilmente, aveva soggiornato per tutto il tempo nella stanza adiacente, arredata con estrema eleganza, e si era saggiamente trasformata in una statua? Quante faccende di cuore si sono svolte sulla neve, quasi un tappeto steso sulla scena. Potrei aggiungere ogni sorta di cose a questo articolo, ma per fortuna non mi sembra assolutamente necessario. La mia idea di lavoro quotidiano mi impedisce di lavorare troppo, e con ciò vi auguro [ora] una buona notte.
 

da Microgrammi
Robert Walser
Ed. Adelphi, 2025

 

 

 

 

 
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* in copertina IdyllGiovanni Segantini
** nel post Alpine Landscape at Sunset Giovanni Segantini
*** foto dei Microgrammi di Walser, tratti dal libro di Adelphi che li ha tradotti per la prima volta in italiano (ed.2025). I “Microgrammi” di Robert Walser sono una raccolta di testi minuscoli, scritti a matita su foglietti conservati in una scatola di scarpe e che costituiscono l’intera opera prodotta durante il suo internamento in manicomio. Questi frammenti di prosa, poesia e riflessioni, scritti in una grafia fittissima e indecifrabile, rappresentano il suo universo letterario segreto, un mondo unico tra follia, bellezza e critica letteraria.
Allego questo Link su libreriamo.it per chi fosse interessato a conoscerne di più.
**** la clip è tratta dal film Lucky di John Carroll Lynch

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