La cantatrice calva – E. Ionesco

“Non mandarmi più ad aprire la porta. Hai visto che è inutile. L’esperienza insegna che quando si sente suonare alla porta è segno che non c’è mai nessuno.”

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La Cantatrice Chauve d’Eugene Ionesco, mise en scène par Robert Massin © design + typo + photos peter gabor

 

Scena I – I coniugi Smith

Interno borghese inglese, con poltrone inglesi. Serata inglese. Il signor Smith, inglese, nella sua poltrona e nelle sue pantofole inglesi, fuma la sua pipa inglese e legge un giornale inglese accanto a un fuoco inglese. Porta occhiali inglesi; ha baffetti grigi, inglesi. Vicino a lui, in un’altra poltrona inglese, la signora Smith, inglese, rammenda un paio di calze inglesi. Lungo silenzio inglese. La pendola inglese batte diciassette colpi inglesi.

La Signora Smith …. Lo yogurt è quel che ci vuole per lo stomaco, le reni, l’appendicite e l’apoteosi. Me l’ha detto il dottor Mackenzie-King, che cura i bambini dei nostri vicini, i Johns. E’ un bravo medico. Si può aver fiducia in lui. Non ordina mai dei rimedi senza averli prima esperimentati su di sè. Prima di far operare Parker, ha voluto farsi operare lui al fegato, pur non essendo assolutamente malato.
Signor Smith Come si spiega allora che il dottore se l’è cavata, mentre Parker è morto?
Signora Smith Evidentemente perché sul dottore l’operazione è riuscita, mentre su Parker no.
Signor Smith Quindi Mackenzie non è un bravo medico. L’operazione avrebbe dovuto riuscire su tutti e due, oppure, tutti e due avrebbero dovuto soccombere.
Signora Smith Perchè?
Signor Smith Un medico coscienzioso dovrebbe morire insieme con il malato, se non possono guarire assieme. Il comandante di una nave perisce con la nave, nei flutti. Non sopravvive mica.
Signora Smith Non si può paragonare un malato ad una nave.
Signor Smith E perchè no? Anche la nave ha le sue malattie; d’altronde il tuo medico è sano come un pesce; ragione di più, dunque, per perire assieme al malato come il dottore con la sua nave.
Signora Smith Ah! Non ci avevo pensato… forse hai ragione… e allora cosa si deve concludere?
Signor Smith Che tutti i medici sono ciarlatani e anche tutti i malati. Solo la marina è sana, in Inghilterra.
Signora Smith Ma non i marinai.
Signor Smith Beninteso! (Pausa. Sempre con il giornale in mano) C’è una cosa che non capisco. Perché nella rubrica dello stato civile è sempre indicata l’età dei morti e mai quella dei nati? E’ un controsenso.
Signora Smith Non me lo sono mai domandato! Altro silenzio.

La pendola suona sette volte. Silenzio. La pendola suona tre volte. Silenzio. La pendola non suona affatto. …

Scena II – I coniugi Smith e Mary

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Mary ( entrando) Io sono la cameriera. Ho passato un pomeriggio molto piacevole. Sono stata al cinematografo con un uomo e ho visto un film con delle donne. All’uscita dal cinematografo siamo andati a bere dell’acquavite e del latte e poi abbiamo letto il giornale.
Signora Smith Spero che abbia passato un pomeriggio molto piacevole, che sia andata al cinematografo con un uomo e che abbiate bevuto acquavite e latte.
Signor Smith E il giornale!
Mary La signora e il signor Martin, vostri ospiti, sono alla porta. Mi aspettavano. Non osavano entrare da soli. Dovevano cenare con voi questa sera.
Signora Smith Ah, sì, li aspettavamo. Siamo affamati. Siccome non li vedevamo arrivare, stavamo andando a mangiare senza di loro. Non abbiamo mangiato niente in tutta la giornata. Quanto a lei, Mary, non avrebbe dovuto uscire di casa!
Mary Ma se è lei che mi ha dato il permesso!
Signor Smith Non l’ha fatto apposta!
Mary (scoppia a ridere, poi piange. Sorride) Mi sono comprata un vaso da notte. ..

(coniugi Martin vengono accolti dalla cameriera Mary e fatti accomodare in salotto, in attesa dei coniugi Smith per la cena).

Scena III – I coniugi Martin e Mary MARY Perché siete venuti cosi tardi? Non è educazione. Bisogna arrivare all’ora fissata, capito? Ad ogni modo sedetevi ugualmente, e adesso aspettate. (Esce).

Scena IV – I coniugi Martin

La signora e il signor Martin seggono l’uno in faccia all’altra, senza parlare, sorridono timidamente. Il dialogo che segue deve essere recitato con voce strascicata, monotona, un poco cantante e assolutamente priva di sfumature.

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Signor Martin Mi scusi, signora, non vorrei sbagliare, ma mi pare di averla già incontrata da qualche parte.
Signora Martin Anche a me , signore, pare di averla incontrata da qualche parte.

Signor Martin Non l’avrò, signora, per caso intravista a Manchester?

Signora Martin Potrebbe darsi. Io sono nativa di Manchester! Tuttavia non ricordo bene, signore; non potrei dire se è lì che l’ho vista, o no!
Signor Martin Dio mio, è veramente curioso!…Sta di fatto che io, signora, ho lasciato Manchester circa cinque settimane fa.
Signora Martin Veramente curioso! Bizzarra coincidenza! Anch’io, signore ho lasciato Manchester circa cinque settimane fa.
Signor Martin Io ho preso il treno delle otto e mezzo del mattino, quello che arriva a Londra a un quarto alle cinque, signora.
Signora Martin Veramente curioso, veramente bizzarro! Incredibile coincidenza! Io ho preso lo stesso treno, signore!
Signor Martin Dio mio, veramente curioso! Non potrebbe darsi allora, signora, che io l’abbia vista in treno?
Signora Martin E’ possibile, verosimile e plausibile, e dopo tutto, perché no?..Io però non me ne ricordo, signore!
Signor Martin Io viaggiavo in seconda classe, signora. In Inghilterra non esiste seconda classe, ma io viaggiavo ugualmente in seconda classe.
Signora Martin Veramente bizzarro! Veramente curioso! Incredibile circostanza! Anch’io viaggiavo in seconda classe!
Signor Martin Veramente curioso! Noi possiamo benissimo esserci incontrati in seconda classe, cara signora!
Signora Martin La cosa è possibile e persino verosimile. Ma io non ne ho un ricordo chiaro, caro signore!
Signor Martin Il mio posto era nel vagone numero otto, sesto scompartimento, signora!
Signora Martin Curioso! Anche il mio posto era nel vagone numero otto, sesto scompartimento, caro signore!
Signor Martin Veramente curiosa questa coincidenza! Non potrebbe darsi, cara signora che noi ci siamo incontrati nel sesto scompartimento?
Signora Martin Dopo tutto, è estremamente possibile! Io però non me ne ricordo, caro signore.
Signora Martin A dire il vero, cara signora, non me ne ricordo neppure io, ciò non toglie però che possiamo esserci visti proprio lì: anzi più ci penso, più la cosa mi pare possibile. Signora Martin Oh! Certamente, signore, certamente.
Signor Martin Com’è curioso… Io avevo il posto numero tre, vicino alla finestra, cara signora.
Signora Martin Oh, mio Dio, com’è curioso e com’è bizzarro: io avevo il posto numero sei, vicino alla finestra, in faccia a lei, caro signore!
Signor Martin Oh, mio Dio, che curiosa coincidenza! Noi eravamo dunque faccia a faccia, cara signora. E’ certamente lì che ci siamo visti!
Signora Martin Veramente curioso! La cosa è possibile, ma io non me ne ricordo, caro signore!
Signor Martin A vero dire, cara signora, non me ne ricordo neppure io. Tuttavia è possibilissimo che noi ci siamo visti in quell’occasione.
Signora Martin E’ vero, ma non ne sono completamente sicura.
Signor Martin Non è lei, cara signora, la signora che mi ha pregato di metterle la valigia sulla reticella e che dopo mi ha ringraziato e permesso di fumare?
Signora Martin Ma sì, dovrei proprio essere io, signore! Com’è curiosa, curiosissimamente curiosa questa coincidenza!
Signor Martin Che curiosa e bizzarra coincidenza! Non le pare, signora, che noi potremmo esserci conosciuti in quel momento?
Signora Martin Oh! E’ certamente una curiosa circostanza. E’ possibile, caro signore! Tuttavia non credo di ricordarmene.
Signor Martin Neppure io, signora. Un momento di silenzio. La pendola suona due colpi, poi un colpo.

Un momento di silenzio. La pendola suona due colpi, poi un colpo.

Signor Martin Dal mio arrivo a Londra io abito in via Bronfield, cara signora.

Signora Martin Quant’è curioso, quant’è bizzarro! Anch’io dal mio arrivo a Londra abito in via Bronfield, caro signore.

Signor Martin Curioso! Ma allora, allora noi possiamo esserci incontrati in Via Bronfield, cara signora.
Signora Martin Oh, quant’è curioso e quant’è bizzarro tutto ciò! E davvero possibile, se ci si pensa, ma io non me ne ricordo, caro signore.
Signor Martin Io abito al numero 19, cara signora.
Signora Martin Com’è curioso! Anch’io abito al numero 19, caro signore.

Signor Martin Ma allora, allora, allora, allora che ne direbbe, cara signora, se ci fossimo incontrati in quella casa?

Signora Martin E’ possibile , ma io non me ne ricordo, caro signore.
Signor Martin Il mio appartamento è al quinto piano, il numero 8, cara signora. Signora Martin Oh! Com’è curiosa, com’è bizzarra, Dio mio, questa coincidenza! Anch’io abito al quinto piano, nell’appartamento numero 8, caro signore!
Signor Martin (sognante) Curiosa, curiosissima, incredibilmente curiosa circostanza! Nella mia camera da letto c’è un letto. Il mio letto è coperto da un piumino verde. Questa camera, con il suo letto e il suo piumino verde si trova in fondo al corridoio tra il water e la biblioteca, cara signora.
Signora Martin Quale coincidenza, gran Dio, quale coincidenza! La mia camera da letto ha un letto con un piumino verde e si trova in fondo al corridoio tra la biblioteca, caro signore, e il water!
Signor Martin Quant’è bizzarro, curioso e strano! Mi lasci dunque dire, cara signora, che noi abitiamo nella medesima camera e che dormiamo nello stesso letto, cara signora. E’ forse lì che ci siamo incontrati!
Signora Martin Oh! La curiosa coincidenza! E’ veramente possibile che sia lì che ci siamo incontrati e potrebbe persino darsi la scorsa notte. Ma io non me ne ricordo, caro signore! Signor Martin Io ho una figlioletta e questa figlioletta abita con me, cara signora. Essa ha due anni ed è bionda, ha un occhio bianco e uno rosso, è molto graziosa e si chiama Alice, cara signora.
Signora Martin Bizzarra coincidenza! Anch’io ho una figlioletta, essa pure ha due anni, un occhio bianco e uno rosso, è molto graziosa e si chiama Alice, caro signore!
Signor Martin (sempre con voce strascicata e monotona) Curiosa e bizzarra coincidenza! Forse è la stessa, cara signora!
Signora Martin Curiosissimo! E’ davvero possibile, caro signore

Lungo silenzio… La pendola batte ventinove colpi.

Signor Martin (dopo aver lungamente riflettuto, si alza lentamente e senza fretta si dirige verso la signora Martin, la quale, stupita dall’aria solenne del marito, si è alzata pure lei, molto tranquillamente; il signor Martin con la solita voce fiacca, vagamente cantante)
Allora cara signora, io credo che non vi siano più dubbi, noi ci siamo già visti e lei è la mia legittima sposa… Elisabetta ti ho ritrovata!
Signora Martin Curiosissimo! E’ davvero possibile, caro signore.
La signora Martin si avvicina al signor Martin senza affrettarsi. Si abbracciano senza espressione.

La pendola batte un colpo molto forte. Il colpo dev’essere forte da far sussultare gli spettatori.
I coniugi Martin non lo odono.

Signora Martin Donald, sei tu, darling!

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Si mettono a sedere sulla medesima poltrona, si tengono stretti e si addormentano.

La pendola batte ancora parecchie volte. Mary entra cautamente in punta di piedi, un dito sulle labbra, si rivolge al pubblico.

Scena IV – I coniugi Martin e Mary

Mary Elisabetta e Donald, adesso, sono troppo felici per potermi udire. Posso dunque rivelarvi un segreto… Elisabetta non è Elisabetta e Donald non è Donald. Eccone la prova: la bambina di cui parla Donald non è la figlia di Elisabetta, non si tratta della stessa persona. La figlia di Donald ha un occhio bianco e uno rosso, precisamente come la figlia di Elisabetta. Tuttavia, mentre la figlia di Donald ha l’occhio bianco a destra e l’occhio rosso a sinistra, la figlia di Elisabetta ha l’occhio rosso a destra e l’occhio bianco a sinistra! Di conseguenza tutto il ragionamento di Donald crolla urtando contro quest’ultimo ostacolo che annulla tutta la sua teoria. Nonostante le coincidenze straordinarie che potrebbero sembrare argomenti decisivi, Donald ed Elisabetta, non essendo genitori della medesima creatura, non sono Donald ed Elisabetta. Ha un bel credere, lui, di essere Donald; ha un bel credere, lei, di essere Elisabetta. Ha un bel credere lui, che lei sia Elisabetta. Ha un bel credere, lei, che lui sia Donald: essi si ingannano amaramente. Ma chi è allora il vero Donald? Qual’è la vera Elisabetta? Chi mai ha interesse a far durare questa confusione? Io non ne so nulla. Non sforziamoci di saperlo. Lasciamo le cose come stanno.
(fa qualche passo verso la porta, poi torna indietro e si rivolge al pubblico)
Il mio vero nome è Sherlok Holmes. (Esce).

Scena VII – I coniugi Smith e i coniugi Martin iniziano la cena. La conversazione si avvia
faticosamente e le parole vengono, al principio, a stento. Un lungo silenzio impacciato all’inizio poi altri silenzi ed esitazioni in seguito.

Signor Smith Hum.
Silenzio.
Signora Smith Hum, hum.
Silenzio.
Signora Martin Hum, hum, hum
Silenzio
Signor Martin Hum, hum, hum, hum.
Silenzio.
Signora Martin Oh certamente
Silenzio.
Signor Martin Siamo tutti raffreddati.
Silenzio.
Signor Smith Eppure non fa freddo.
Silenzio.
Signora Smith Non ci sono correnti d’aria
Silenzio.
Signor Martin Oh no, per fortuna!
Silenzio.
Signor Smith Mah!…
Silenzio.
Signor Martin Ha delle preoccupazioni?
Silenzio.
Signora Smith No. Gli girano…
Silenzio.
Signora Martin Oh alla sua età non dovrebbe più, signore
Silenzio.
Signor Smith Il cuore non ha età.
Silenzio.
Signora Martin Questo è vero.
Silenzio.
Signora Smith Così si dice.
Silenzio.
Signora Martin Si dice anche il contrario
Silenzio.
Signor Smith La verità sta nel mezzo.
Silenzio.
Signor Martin Parole sante.
Silenzio.
Signora Smith (ai Martin) Voi che viaggiate molto dovreste pure trovare qualcosa di interessante da raccontarci
Signor Martin (alla moglie) Racconta, cara, che cosa hai visto oggi. …

Il suono di un campanello, è il Capitano dei Pompieri che suona alla porta ma dice che non c’è e che non ha visto passare nessuno a farlo al posto suo, anche se era lì in attesa da tre quarti d’ora che qualcuno gli aprisse la porta

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..

poi la cena procede tra ovvietà, luoghi comuni, scherzi illogici e assurdi, racconti di aneddoti e comicità esilaranti ma in fondo nessuno ascolta l’altro, come se le parole dovessero essere dette non per comunicare ma per ripetere all’infinito la parodia di se stesso, un “essere” che deve essere messo continuamente a tacere, che può esprimersi solo nell’assurdo e nella contraddizione. Sono individui intercambiabili e privi di individualità i protagonisti di questa commedia, chiusi nella gabbia delle proprie abitudini e dei vuoti da riempire, incapaci anche di riconoscersi; proprio come i coniugi Martin che devono ogni volta rammentarsi che sì, sono proprio loro quei due che vivono sotto lo stesso tetto.

Fino alle scene finali dove il linguaggio viene distrutto completamente in un crescendo di parole veementi e rabbiose; tutti in maniera sconnessa urlano per farsi ascoltare ma niente riesce a scalfire il muro dell’incomunicabilità che li separa l’uno dall’altro, facendone un ammasso invisibile, indiviso e intricato, destinato al vuoto, alla noia e alla ripetizione infinita della propria assurdità.

… La luce si spegne. Nell’oscurità si ode un ritmo sempre più rapido:

Tutti assieme Non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là, non è di qua, ma è di là.

Le voci cessano di colpo. Si riaccendono le luci.
Il signore e la signora Martin sono seduti come gli Smith al principio della commedia.
La commedia ricomincia con i Martin, che dicono esattamente le battute degli Smith nella prima scena, mentre il sipario si chiude lentamente.

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Pompiere A proposito, e la cantatrice calva? Silenzio generale, imbarazzato.

Signora Smith Si pettina sempre allo stesso modo.

Pompiere Ah! E allora, saluti alla compagnia!
Signor Martin Buona fortuna, e buon fuoco!
Pompiere Speriamolo. Per il bene di tutti.

 

http://www.paololandi.it/theater/testi/la%20cantatrice%20calva%20completa.pdf (testo della commedia)