Teatro e Cinema: David Mamet e James Foley

 

“Always be closing”

dal film Glengarry Glen Ross, di James Foley
tratto dalla omonima pièce teatrale di David Mamet che ne ha anche scritto la sceneggiatura.

 

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ATTO PRIMO

1

SCENA PRIMA

(Ristorante. John Williamson e Shelly Levate. )

Levene – … John… John d’accordo. D’accordo. Ragio­niamo! I nominativi per Glangarry tu li dai a Roma. A posto. Niente da dire. Mestiere ce l’ha. Carico è carico. Regolare. Perfetto. L’unica cosa che io vorrei cercare di farti capire è che così li sprechi… No… No… Aspetta… Aspetta… Aspetta… Così li butti via i nominativi… Insomma io non voglio insegnarti il tuo mestiere John, ma così tu sprechi dei nominativi. Per forza… tu mi dirai ma nella classifica Roma… sì certo, io capisco… Uno si fa una reputazione… dopo essersi fatto un culo così… ma tu e i capi vi siete fatti il mito con Roma. È diventato come la Lacoste che paghi cinquanta il coccodrillo e dieci la maglietta… Non c’è mica solo Roma. Quello che sto cercando di farti capire… no, lasciami finire… lasciami finire… quello che sto cercando di farti capire… mettici un esperto per Glengarry, mettici uno che li chiude al massimo i contratti… insomma mettici…

Williamson – Shelly, gli ultimi li hai bruciati.

Levene – No, John aspetta, facciamo un passo indietro. Facciamo un passo indietro, allora, non li ho… No, scusa, lasciami parlare… Scusa! Non li ho “bruciati”, no che non li ho bruciati. Uno è andato male, uno l’ho chiuso…

Williamson – No che non l’hai chiuso.

Levene – Io, va be’ se non mi stai a sentire! Per favore l’ho chiuso sì! La sua ex moglie, John. No sapevo che era sposato il rottinculo. La sua ex moglie gli ha fatto rompere il contratto, gli ha mandato tre avvocati quella troia!

Williamson – … Shelly…

Levene – E questa come la chiami? Eh? Sfiga si chiama. Sfiga. Va a periodi, caro. Tutte le sere prego Dio e la Madonna che tu non lo debba mai imparare, cosa vuol dire. Ma va a periodi.

Williamson – E gli altri due?

Levene – Che altri due?

Williamson – Quattro nominativi ti ho dato! Uno è andato male. Uno l’avvocato della moglie, dici tu…

Levene – … Vuoi vedere la lettera? Dai, andiamo! Dai!

Williamson – … Ma no…

Levene – Dai! Andiamo a casa di quel rottinculo! Subito!

Williamson – … Ma no…

Levene – Allora?

Williamson – Io, volevo soltanto…

Levene – E allora che cazzo vuoi con quel “dici tu”? Eh? Che cazzo vuol dire?

Williamson – Quello che volevo dire…

Levene – “Dici tu”…! Guarda gli schedari, altro che dici tu! Mi va male un colpo… devo pur mangiare… dai Williamson; dai… Moss, Roma… guarda gli schedari. Chi c’è in cima al 1981, 1982, 1983, sei mesi dell’83?… Chi c’è in cima alla classifica?

Williamson – Roma.

Levene – E dopo?

Williamson – Moss.

Levene – Una sega! Moss, una sega! Aprile settembre 1983. Ci sono io! C’è dici tu, amore! E non quel rottinculo di Moss. Moss è un passacarte. Va bene a gonfiarlo il cliente, a metterglielo dentro non ci riesce. Ci sono io sulla lavagna.

Williamson – Non ultimamente.

Levene – Ultimamente ciucciami ‘sto cazzo. Ultima­mente. Lo fai così il tuo mestiere? L’incentivi così il venditore? Chiedi ai capi se non ci arrivi da solo! Chiedi a Mitch! Chiedi a Murray! Prova a sentire chi ha pagato il Volvo. Quando eravamo su Peterson, chiediglielo. Me lo ricordo come se fosse ieri. Entra e mi fa… “Me l’hai pagato tu Shelly”. Davanti a tutto l’ufficio. E come ho fatto? Mestiere, bello. Era il 1965. Quando facevamo i contratti per Glen Ross. Chiedi in giro… E per te è fortuna? È fortuna questa? Col cazzo… e adesso non posso avere uno straccio di nominativo… È fortuna mi dice stravaccato davanti al computer… Ma vai sulla piazza, vai! Senti cosa dicono del povero coglione che ti lecca il culo per avere un nominativo. (Pausa) No, caro; non è fortuna, è mestiere. E tu lo sai, anni di mestiere, e tu vuoi buttarmeli nel cesso. Eh?

Williamson – Se fosse per me…

Levene – Se fosse per me?! E per chi dev’essere?! Con chi cazzo sto parlando? Ho bisogno di nominativi e sei tu che li dai! Tu!

Williamson – Basta che entri in classifica…

Levene – Io la faccio nera la classifica e tu lo sai. Ho bisogno di nominativi, adesso! Se no mi perdete, John. Se no mi perdete, così dopo ve ne accorgete cosa voleva dire Shelly Levene.

Williamson – Murray…

Levene – Parlaci con Murray!

Williamson – Già fatto. E mi ha detto che il mio lavoro è controllare i nominativi.

Levene – Controllare… controllare i nominativi? Ma da che cazzo di pero scendi? Siamo qui per vendere! Cosa straparli di controllare i nominativi, che discorsi di merda sono, eh? Dove le hai imparate queste stronza­te, all’Università? (Pausa) Chiacchiere, Ciccio. Sono chiacchiere di merda. Qui vendiamo, non so se hai presente cosa vuol dire. Io sono un venditore, e mi date da vendere delle chiacchiere di merda. (Pausa) Tu mi dai da vendere la merda. Tu. Secondo me c’è un motivo, se tu mi dai da vendere la merda. Prova a indovinare quale?

Williamson – Secondo te sarei una merda io, vero?

Levene – Esatto. (Pausa) Secondo me, sì. Niente di personale sia chiaro.

Williamson – Stammi a sentire…

Levene – … qua mi stanno per far fuori e quello lì…

Williamson – Stammi a sentire…

Levene – … ma vaffanculo… 

Williamson – … Shelly… stammi a sentire… mi ascolti?

Levene – Ma con il massimo piacere.

Williamson – Io faccio il mio lavoro. No, ascoltami un attimo. Io sono pagato per controllare i nominativi. Mi è stato… Ascoltami… Ci sono delle regole. Questo è il mio lavoro. Quello che mi ordinano. Tutto qui. Tu… ascoltami un attimo… chiunque scende sotto un certo livello non ha più diritto ai nominativi buoni.

Levene – E come cazzo faccio a superare il livello senza i nominativi? Con la candela alla Madonna? No, spie­gamelo. È uno spreco, è uno spreco del cazzo. Stammi a sentire tu adesso…

Williamson – Ma lo sai quanto costano questi nomina­tivi?

Levene – Se so quanto costano i nominativi buoni? Certo che lo so! Certo che lo so! Perché il giro d’affari per comprarli l’ho fatto io, amore. 1979, 

Williamson – Murray ha detto…

Levene – Che vada a cagare Murray… che vada a cagare… anzi, sai una cosa John? Diglielo che ti ho detto così! Che cazzo ne sa lui? Competizione sulle vendite… sa che cos’era una volta la competizione sulle vendite? Soldi, tesoro. Hai presente quei pezzi di carta con su scritto soldi? Soldi veri. Una montagna di soldi. Ti uscivano anche dalle orecchie. Murray? Mi fa ridere con la sua competizione sulle vendite. Ma quando è stata l’ultima volta che ha provato a vende­re?… Fa freddo fuori, hai capito? Non ci sono soldi in giro. Non tira, non c’è un cazzo da fare. Non è il ’65. No. Purtroppo non è così. Lo vedi? Lo vedi? Sono o non sono l’uomo giusto? Solo che ho bisogno… di nominativi.

[..]

Williamson – In ogni caso, sei fuori.

Levene – Ah, io sono fuori?

Williamson – Fuori.

Levene – Te lo dico io perché sono fuori… sono fuori perché voi mi date della carta igienica, mi date le liste dei disoccupati, non dei nominativi. Prendiamo per esempio quel rottinculo di Rio Rancho, si capiva a prima vista che non avrebbe comprato. Non avrebbe­ro potuto comprare neanche un tostapane. Erano dei morti di fame. Gente che per fumare doveva racco­gliere le cicche e non si può giudicare su quello. Ma anche così, anche così, benissimo, perfetto, anche così. Vado da quei quattro marocchini di merda che tenevano i soldi sotto il materasso e di quattro nominativi ne ho chiusi due al 50 per cento.

Williamson – … Sono saltati, Shelly.

  Levene – Sono saltati per forza. Te l’ho detto: la sfiga… va a periodi caro. Io sono… io sono… non guardarla quella classifica di merda, guarda me. Chiedi! Chiedi­lo a chi ti pare chi è Shelly Levene! Chiedi alla Western. Chiedilo a Jerry Graffi Chiedi al primo che passa per la strada! Mettiti davanti allo specchio e chieditelo da solo chi è Shelly Levene! Ma Cristo! Lo sai chi sono, ho bisogno di fare un colpo! Grosso, John. Che ci devo entrare in quella classifica? Che gli ho dato da mangiare a tutti per degli anni? A Moss, a Jerry Graff, a Mitch e Murray? Tu sei venuto dopo, se no te la facevi anche tu una casa decente, invece di abitare in quel posto di merda dove stai… (Pausa) Cos’è, ti chiedo la carità? Voglio la tua compassione? E guardami perdio, parlo con te! Voglio solo qualche nominativo decente, e non una fotocopia dell’elenco telefonico! Voglio un’occasione. Dammi un’occasione e ti chiudo il contratto stasera! Me lo sento, John! Adesso! Sono carico, un’altra volta! Dammi un’occa­sione e te lo mando in coma il tuo elettrocardiogram­ma! Ti pompo dentro tanti di quei soldi che ti vengono fuori per il naso! (Pausa) Devi aiutarmi, John. (Pausa)

Williamson – Non posso, Shelly. (Pausa)

Levene – Ma perché? 

Williamson – I nominativi si assegnano a caso…

Levene – Puttanate! Sono puttanate! Sei tu che li asse­gni! Che cazzo mi stai dicendo?

Williamson – Si assegnano a caso tranne che per i più alti in classifica.

Levene – E allora mettimici!

Williamson – Ricomincia a chiudere e ti ci metti da solo.

[..]

Williamson – Non posso, Shelly. (Pausa)

Levene – Ti do il dieci. (Pausa)

Williamson – Su cosa?

Levene – Sulla mia fetta quando chiudo.

Williamson – E se non chiudi?

Levene – Chiudo.

Williamson – E se non chiudi?

Levene – Chiudo.

Williamson – Ti rendi conto che se non chiudi io me lo metto nel culo da solo? Ti rendi conto? È il mio lavoro. È questo che sto cercando di spiegarti.

Levene – Ti rendi conto che adesso sono carico?! Che mi vedo già la faccia di quel povero deficiente mentre firma la sua condanna a morte? Chiudo, John. Tu pensa al tuo dieci, che io penso a chiudere.

Williamson – Non so, è un pezzo che sei scarico…

Levene – Ma che cazzo!… Questo vuol dire scoraggiare in partenza, vuol dire. Dai, dammi una mano, cosa ti costa? Facciamo qualcosa insieme. Vuoi fare il capo ufficio. Fallo.

Williamson – II venti. Voglio il venti. (Pausa)

Levene – Ok.

Williamson – II venti e 50 dollari a nominativo.

Levene – John. (Pausa) No, senti, lasciati dire una cosa, che ho più esperienza di te. Non a caso mi sono fatto un nome sulla piazza, mi conoscono tutti… ti dico il dieci. No, dici tu: il venti. Andato il venti. Cos’hai, paura? Che ti faccio lo sgambetto? Sono alla canna del gas, come vuoi che faccia a darti un bidone…? Va bene… va bene… o.k. o.k., perfetto… si potrebbe… ma no, va bene… è stupendo… il venti per cento e cinquanta dollari a nominativo… è stupendo… per ora va benissimo, un mese o due poi caso mai ne riparliamo. Un mese da adesso. Sì, il prossimo mese. Dopo il 30 direi (Pausa) ne riparliamo.

Williamson – E cosa ci diciamo st’altro mese?

Levene – No, hai ragione, va bene così, ci pensiamo dopo, tra un mese, allora. Cos’hai adesso? Due subito, che te li chiudo stanotte.

Williamson – Due? Non sono sicuro di averne due.

Levene – Li ho visti in ufficio, ne avevi quattro.

Williamson – Ce li hanno Moss e Roma.

Levene – Stronzate! Non sono passati neanche in uffi­cio, oggi. A loro dagli qualche altra porcheria. Siamo in società sì o no, perdio? Dammi i due di Des Plaine, dai. Tutt’e due, il sei e il dieci… ci puoi stare… Il sei e il dieci… Io non vendo della merda, e tu li valorizzi. D’accordo? Dammi i due di Des Plaine.

Williamson – Va bene.

Levene – Se Dio vuole. (Pausa)

Williamson – 100 dollari.

Levene – Adesso? (Pausa) Subito?

Williamson – Adesso subito. E quando se no?

Levene – Occristo… John. (Pausa)

Williamson – Mi dispiace, Shelly.

 Levene – Che pezzo di merda che sei, non ce li ho, non ce li ho con me. Ti pago domani, vengo qui con la vendita e ti pago domani. Non ce li ho… Quando ho messo la benzina… Vado all’albergo e te li porto domani.

Williamson – Contanti subito, Shelly.

Levene – Te ne do 30 adesso e il resto domattina. Ce li ho in albergo, John. Fallo per me.

Williamson – No.

Levene – Te lo chiedo come un favore personale. (Pau­sa) John. (Pausa) Senti, lo sai che mia figlia…

Williamson – Non ricominciamo. Mi spiace, Shelly.

Levene – D’accordo, allora. Sturati le orecchie, che ti racconto una storia vera. Solo sei mesi fa potevo farti saltare con un colpo di telefono, lo sai questo? Il motivo? Così, per niente. Potevo alzare il ricevitore, fare il numero di Murray e dire «Sai la novità, Murray? Il ragazzo mi disturba le emorroidi». «Shelly, le tue emorroidi sono sacre. È già in mezzo a una strada lo sbarbato». Gli ho pagato un viaggio in Kenya una volta…

Williamson – Devo andare… (Si leva in piedi)

Levene – Aspetta, dove vai? D’accordo. Perfetto. (Si cerca i soldi in tasca) Dammene uno. Dammi un nominativo, il migliore che hai.

Williamson – Li do solo insieme.

Levene – Perché?

Williamson – Perché sì. (Pausa)

Levene – Perché sì. Li fai così gli affari?

(Williamson si alza e lascia i soldi sul tavolo)

Levene – Li fai così gli affari? Ahhh, va bene, d’accor­do, d’accordo, d’accordo… Cos’hai sull’altra lista?

Williamson – Vuoi un nominativo dalla lista B?

Levene – Sì, sì. Cos’ho detto, perdio!?

Williamson – Sei sicuro?

Levene – Certo che sono sicuro, sì. (Tutti e due sostano, in piedi, per qualche attimo). Voglio un nominativo dell’altra lista, è un mio diritto, no? In fondo lavoro ancora con voi, se non sbaglio… (Pausa) Scusa, sai… mi sono seccato un pochino, sai com’è…

Williamson – Siamo a posto.

Levene – Ah… con l’altro accordo andiamo avanti, vero?

(Williamson scrolla le spalle, ed esce dal separé seguito da Levene)

Levene – Bene. Ehm… Ah, grazie, grazie… avevo la­sciato il portafogli in albergo…

SCENA SECONDA

 

(Ristorante. Dave Moss e George Aaronow, seduti dopo il pranzo.)

3

Moss – Disoccupati, alluvionati, terremotati…

Aaronow – Dei negri mi danno! Dei cannibali colla sveglia al collo!

Moss – Dovevi provare a vendergli una roulotte ai terre­motati… una palafitta 

[..]

Aaronow – C’è poco da ridere… chi mi prende più alla mia età?

Moss – Stai calmo…

Aaronow – Adesso mi buttano fuori, me lo sento che mi buttano in mezzo a una strada, me lo sento…

Moss – Ma no…

Aaronow – Dici?

Moss – Non ti buttano fuori, sta’ tranquillo. Non adesso, almeno. Va be’, hai sbagliato un contratto. Grosso. Un terremotato per un contratto grosso. Ma come facevi? Impossibile. Non dovevi neanche accettare il nominativo.

Aaronow – Dovevo sì.

Moss – E perché dovevi?

Aaronow – Ma per andare…

 Moss – … Sull’elettrocardiogramma. Per entrare in clas­sifica. George, va be’ che il pericolo è il tuo mestiere, ma provare a fare la classifica con gli alluvionati è come fare la roulette russa con un bazooka! Peggio di quella volta che volevi inchiodare quel giapponese.

Aaronow – Che giapponese? Mai provato a inchiodare un giapponese.

Moss – Sicuro? Ti dice niente “Takeda”? Nonsocosa Takeda?

Aaronow – Mm…

Moss – L’hai mai preso? [..]

Aaronow – Figlio d’un cane! L’hai preso anche tu?

Moss – (Assentendo) Un giapponese direttore di banca che sta a Manhattan. Sembrava di stare alla Borsa, ti ricordi? «Lo voglio io!» «No, io!». Guardare e non toccare, George. Neanche con un palo lungo un chilometro. Troppo bello per essere vero. Però ti dici: «Cristo, ha telefonato lui! È giapponese, è sfondato di soldi, ha telefonato lui! Gli do una ciulata che torna in Giappone a nuoto!» Giusto? Giusto una sega. Sono pieni di pila, vuoi che ce la vengano a dare a noi? Sì, i giapponesi… telefonano sempre loro perché sono soli, non sanno cosa fare, chiamare una puttana ce l’hanno troppo piccolo, così telefonano a noi… Morale ci vai, e chi ci trovi? L’avvocato. E cosa ci sta a fare l’avvocato? Lo chiamano, lo fanno venire e lo pagano per dire una cosa. Che cosa, George?

Aaronow – «No».

Moss – Bravo! Quindi lascia perdere, dimenticali, volta pagina. L’impossibile glielo facciamo tutti i giorni, per i miracoli devono scritturare il Papa. La tua storia è come quella di Takeda, uguale. (Pausa) E chiamano loro. Mah. (Pausa) Mai che comprino un cazzo, mai! Ti chiamano per fare i superiori… Ti guardano fisso colla loro faccetta gialla, coi dentoni fuori… l’Oriente impenetrabile… maniaci delle foto! Fotografano te, il contratto, la casa, l’avvocato, il succo di frutta, il tempo che fa: poi quando finiscono il rullino fanno «Lei avvocato cosa dice?» E l’avvocato cosa dice? Cosa dice, George?

Aaronow – Eh? Ah, dice di…

Moss – … «No» dice. Dico, li vedi al ristorante. Dove le tirano fuori quelle facce di gomma? Mah. (Pausa) E le giapponesi, hai presente? Sembra che c’abbiano la carta vetrata nella figa! E poi con quel sorrisino triste triste, come se avessero appena scopato con un gatto morto… (Pausa) Mah. (Pausa) È assurdo. Assurdo, troppo… Siamo ai confini della realtà, agli orizzonti della scienza e della tecnica…

Aaronow – Ma cosa?

Moss – Ma ‘sto percorso di guerra che ci fanno fare! Sempre con la pistola alla nuca, è assurdo! «Se non chiudo il contratto sono col culo per terra. Se non entro in classifica mi buttano in mezzo alla strada». Ti sembra normale? Ma cazzo, ti ricordi quando eravamo nell’altra sede? Vendevamo sì o no senza queste persecuzioni?

Aaronow – Vendevamo sì.

Moss – Per forza che vendevamo! Ci arrivavi sciolto sul lavoro… cazzo, c’era l’orgoglio di vendere bene!

Aaronow – Parole sante… poi sono arrivati i geni e hanno mandato tutto a culo… me li figuro quando hanno deciso di cominciare col terrorismo… «Li trattiamo troppo bene ‘sti coglioni, facciamogli paura che costa anche meno»…

[..]

Moss – Non è giusto, George.

Aaronow – Non è giusto no.

Moss – No. (Pausa)

Aaronow – Neanche per il cliente.

Moss – Vuoi che non lo sappia? Lo sai cosa mi hanno insegnato da ragazzo, quando vendevo automobili? Al cliente non gli vendere una macchina. Vendigliene cinque in quindici anni.

Aaronow – È giusto, no?

Moss – Eh?

Aaronow – È giusto?

Moss – È giusto sì! Capirai, arriva lo sbarbato e ti fa «Io sì che l’ho capita, adesso li pelo vivi tutti e telo in Brasile a fare la bella vita, che non ci aveva mai pensato nessuno».

Aaronow – È giusto o no?

Moss – Eh?

Aaronow – No. Guarda, parole sante.

Moss – Parole sante sì. E così mandano tutto in merda. E così il povero pirla che si fa il mazzo da una vita gli dicono «Vieni qua, amore, chiudi gli occhi e apri la bocca»…

Aaronow –  «In alto i cuori e giù le braghe». (Pausa)

Moss – È sbagliato, George.

Aaronow – Lo so che è sbagliato.

Moss – E di chi è la colpa? Lo sai questo?

Aaronow – Chi?

Moss – Sì che lo sai. Mitch e Murray. Stanilo e Ohio. Hitler e Gòbbels. Sono loro, George.

Aaronow –  Lo so.

Moss – Guarda Jerry Graff . Si è messo per conto suo con quell’elenco, sai quell’elenco delle infermiere? Altro che il dieci per cento di commissione… Ti rendi conto che noi gli regaliamo il novanta per cento a quei bastardi? Per pagare uno stronzo di mezzemaniche che ti dice «Vai fuori e vendi o ti faccio saltare il culo?» Graff! Lui sì! Lui sì che l’ha capita!

Aaronow – No no, hai ragione…

Moss – Adesso coi nominativi si è messo per conto suo, hai capito? Per conto suo! Lui sì che l’ha fermata la giostra! Una mattina si è detto: «Basta scannarmi per un altro. Chi ce l’ha un buon posto? Con quattro lire che non gliele leva nessuno?» Chi, George?

Aaronow – Le infermiere.

Moss – Bravo. Si compra ‘sta lista di infermiere, se gli ha dato più di 1000 dollari mi faccio frate, e adesso va da Dio! Cinquemila infermiere e non lo ferma più nessuno. 

[..]

Moss – Credimi, George. (Pausa) Uno si deve solo dire: «Basta farmi sfruttare». Il resto sono solo scuse. «Basta lavorare trenta ore al giorno così poi vinci il tostapane cromato a fine mese». Tutto qua. Però è vero. C’è, il difficile. Sai quale?

Aaronow – Quale?

Moss – Cominciare.

Aaronow – Cominciare cosa?

Moss – Aprire qualcosa. Il difficile è cominciare. E lo sai qual è il più difficile nel difficile?

Aaronow –  No, quale?

Moss – II gesto.

Aaronow – Quale gesto?

Moss – Dire «mi metto per conto mio». Perché tu adesso non vai a lavorare, George, vai a fare lo schiavo, a costruire le Piramidi per Stanlio e Ollio… solo che loro vanno in vacanza a Rio e tu vinci la guida turistica del Brasile. Vero o no?

Aaronow – Sì sì…

Moss – Eh_?

Aaronow – Sì, è vero.

Moss – È vero sì! Però bisogna farlo… ce n’è un milione di falliti che dicono «Basta. Ci do un taglio. Apro qualcosa». Tutte le mattine, tutta la vita… poi crepa­no, così almeno il taglio ce lo danno… (Pausa) Gliel’ho detto, sai, a Bonnie and Clyde, gli ho mica fatto dei minuetti… «Il novanta per cento vi diamo per quei nominativi di merda! Non siete voi che pagate me, sono io che pago voi!» – (Pausa) E lo sanno, cosa credi? Lo sanno e ci marciano. In Ferrari ci marciano. (Pausa) Lo sanno, George. Per questo loro sono 1 padroni e noi gli schiavi. (Pausa) Vero o no? (Pausa) George? (Pausa) Mi ammazza. Alla mia età, dover sentire delle cazzate così: «Ok, ragazzi. Questo mese il primo vince una Cadillac, il secondo una moto e il terzo una bicicletta. Ah, dimenticavo! Gli ultimi due sono licenziati». Credono di incentivare, Cristo?

Aaronow – Cosa vuoi che ti dica…

Moss – Così lo scarichi il venditore!

Aaronow – Per forza!

Moss – Per chi credono che lavoriamo?

Aaronow – Per loro lavoriamo.

Moss – Per loro sì!

Aaronow – Non possono…

Moss – (Contemporaneamente a “possono”) Sicuro! È il venditore che ti dà da mangiare! Che furbata sarebbe mettergliela nel culo dalla mattina alla sera? È come tagliarsi le mani per non spendere in manicure! (Pausa) No, guarda, hai ragione tu. Sai cosa ti dico?

Aaronow – Cosa mi dici?

Moss – Sai cosa dovrebbe fare uno?

Aaronow – Cosa?

Moss – Uno dovrebbe smetterla di perdere. Uno dovreb­be cominciare a vincere. Così, tanto per cambiare. E come si fa a vincere, George?

Aaronow – Come si fa?

Moss – Glielo si caccia nel culo, George. A loro.

Aaronow – Come?

Moss – Glielo metti dove fa più male.

Aaronow – Dove?

Moss – Dove fa più male. (Pausa) I soldi, George. L’ufficio.

Aaronow – Ah…

Moss – Gli starebbe come un vestito nuovo. (Pausa) Se non fossimo troppo buoni… basterebbe volere… vai dentro tipo commandos, prendi i nominativi e ti presenti da Jerry Graff fresco come una rosa… (Pausa)

[..]

Aaronow – Facciamo conto che è un film, eh Dave? Primo tempo: James Bond entra in ufficio, spacca tutto, prende i nominativi…

Moss – … Secondo tempo li fotocopia e via col vento da Jerry Graff – Titolo: «Si vive solo due volte».

Aaronow – No sul serio, eh? No un furto?

Moss – Ma sì, un furto…

Aaronow – Non ci hai parlato con Graff.

Moss – George!

Aaronow – Cosa ti ha detto?

Moss – Ma che paura hai? Ne parliamo e basta!

Aaronow – E basta?

Moss – Ohe, George! Sono io! Con chi credi di parlare, con Al Capone? È il vecchio Dave!

Aaronow – Insomma cos’è ‘sta storia? Ci hai parlato sì o no con Graff?

Moss – Ma cosa parlare, cosa vendere per Dio! Se li rubo me li tengo io, no? Perché, tu cosa faresti? E se anche ci ho parlato, allora? Sono mica scemo che rubo i nominativi e non so cosa farmene!

Aaronow –  No eh? (Pausa) E la spia?

Moss – Eh?

Aaronow – Nei film di James Bond c’è sempre la spia, Dave.

Moss – Scusa un attimo: prova a immaginare. Uno vuole quella roba. Ottimo. Se la fotocopia. Ottimo. Dà le copie e Graff paga. Meglio ancora. Chi è che lo impara? Loro due. Chi c’è dentro? Loro due. Dici che mandano una copia per conoscenza alla polizia?

Aaronow –  No.

Moss – Bravo, George. Risposta esatta. Allora cosa ne dici?

Aaronow – Dico che è furto con scasso.

Moss – È furto con scasso sì. È anche meno pericoloso che traversare la strada. (Pausa)

Aaronow – Tu fai sul serio. Hai parlato con Graff?

Moss – Ho detto così? (Pausa)

[..]

SCENA TERZA

 

(Il ristorante. Richard – Rick – Roma siede da solo nel separé. Nel separé accanto siede James Lingk. Roma gli sta parlando.)

Roma – In treno tutti gli scompartimenti hanno un certo odore di merda. Uno prima gli dà fastidio, e poi molla anche lui la sua scoreggina. Ci si abitua. E la cosa peggiore da confessare. Il vero problema è che ci si abitua. Lo sa quanto tempo ci ho messo a capirlo? Un sacco di tempo. Per esempio: lei, quando morirà chissà quanti rimpianti per le cose che non ha fatto. Lei ha problemi con le donne, è omosessuale? Posso dire una cosa? Ce l’abbiamo tutti i problemi con le donne. È un ladro? E allora? Si fa impressionare dal bollettino parrocchiale? Mi dia retta, se ne freghi. Tradisce sua moglie? L’ha già fatto? Benissimo. Si scopa le bambine? Magari le piace la ciccia fresca, quella che a 16 anni non è più al dente. (Pausa) Prima ti sembra una tragedia. Poi ti guardi allo specchio e sei sempre tu. Chi lo sa, magari c’è Dio e la Madonna e il Paradiso. Secondo me no, ma magari c’è. Uno ci crede? Ottimo. Se ci crede ci fa i conti. Magari a toccarsi il pistolino si va all’inferno. Io non ci credo, ma chi lo sa, magari è vero. Secondo me c]è l’inferno. Qui però. E io voglio starne fuori, k). Lo ha mai appoggiato uno di quegli stronzi enormi che dopo ti sembra di avere fatto sei mesi di dieta?

Lingk – Se ho mai?…

Roma – Mmm.

Lingk – Non ricordo.

Roma – O una pisciata…? Dopo uno di quei pranzi omicidi… Si sta subito meglio, sei più lucido… Sa perché? È benzina. Tutta quella roba che ci ficchiamo nella pancia, è solo benzina. Sì, ci vuole, ma… E le scopate? Le sue scopate storiche, cosa si ricorda adesso?

Lingk – Cosa mi ricordo…?

Roma – Esatto.

Lingk – Mmm.

Roma – Io almeno non mi ricordo gli orgasmi. Ecco, mi ricordo una prugna che quando mi stringeva mi faceva vedere il bianco degli occhi… Anche certi rumori quando glielo mettevo dentro… Una volta… Una volta la mattina dopo mi porta il caffè a letto… Io lì a gambe aperte, coi coglioni duri come il cemento. È vero? Quello che voglio dire, ma cos’è la nostra vita? O ti guardi avanti o ti guardi indietro. Questa è la nostra vita. Tutto qua. Ma dov’è il momento? Di che cosa abbiamo paura? Di perdere. Cos’altro? La banca fallisce, la ditta riduce il personale, mia moglie si ammazza in macchina, a forza di fumare mi viene il cancro, mi prende fuoco la casa… Quante ne capitano davvero? Neanche una. Però com’è che ci preoccupia­mo lo stesso? Perché non ci sentiamo sicuri. E come faccio a sentirmi sicuro? (Pausa) «Faccio soldi, e quando sono abbastanza ricco…». No. Non c’è «abba­stanza ricco». C’è solo la voglia di fare soldi, e quella ti aggancia. «Cristo! C’è una possibilità su un milione che capiti così e così! Vuoi che capiti a me?» No. Così lo sappiamo che è sbagliato. «Sant’Antonio, tu che puoi tutto non farmi succedere così e così!» Neanche parlarne. Allora? Non c’è nient’altro che possiamo fare? Solo toccarci i coglioni o accendere dei ceri in chiesa? No. Non siamo mica nel Medioevo. Sa cos’è che possiamo fare? D’accordo. «Può succedere. È possibile, è fuori del mio controllo. Ma se succede ci farò i conti allora, come adesso faccio i conti con quello che mi tocca oggi». Questo sì che possiamo farlo. Fare oggi quello che mi sembra meglio oggi. Vogliamo chiamarlo “fiducia in sé?” D’accordo, fidu­cia in sé. Se oggi mi sembra meglio sentirmi sicuro, farò quello che oggi mi sembra più sicuro, e tutti gli oggi dopo oggi lo stesso. E quando arriva l’oggi che hai bisogno di avere le spalle coperte, 1) se hai fatto così facile che ce le hai; 2) in ogni caso hai imparato a prendere le tue decisioni giorno per giorno, senza paura: e questo vale diecimila conti in banca. (Pausa) Secondo me. (Pausa) River Rancho, Mountain View, Glengarry Highlands, Black Creek Florida. (Pausa) Black Creek. Cos’è secondo lei? (Pausa) Un’occasio­ne. Per fare dei soldi? Può essere. Per rimetterci dei soldi? Può essere. Per fare uno strappo alla regola, per fare un’esperienza? Può essere. E allora? Cristo, tutto può essere tutto. È un’occasione, basta. Tutto lì. Cosa fanno le occasioni? Capitano. Le arriva uno in casa, lei fa una telefonata, le capita un dépliant sul tavolo, «Ci sono dei lotti di terreno, vorrei che lei ci pensasse un momento», cosa vuole dire? Vuole dire quello che lei gli fa dire. (Pausa) Soldi? (Pausa) Se per lei è quello. Sicurezza? (Pausa) Benessere? La cosa importante che tutto questo capita a lei. Tutto qua. Occasioni. Cosa fanno le occasioni? Capitano. Capitano a lei. (Pausa) Tutto lì. Capitano. (Pausa) Due sposini in viaggio di nozze si schiantano contro un TIR. Un tramviere vince trecento milioni alla lotteria. E tut­to… E un’altalena. Cosa c’è di… Cos’è che ci spinge? (Pausa) Come si fa a dire… Siamo tutti diversi… (Pausa) No, non siamo fatti uguali… (Pausa) No no… (Pausa) Hmmm… (Pausa. Sospira). Giornata dura. (Pausa) Cosa beve?

Lingk – Whisky.

Roma – Un altro giro? Permette? Richard Roma.

Lingk – Lingk. James Lingk.

Roma – James. Piacere di conoscerla – anzi, se permet­te… allora piacere di conoscerti, James. (Si stringono la mano) Piacere di conoscerti, James. (Pausa) James, voglio farti vedere una cosa. (Pausa) Magari non ti dice niente… magari invece sì. Guarda, non lo so, a ‘sto punto non lo so più. (Pausa. Estrae una piccola carta geografica e la spiega sul tavolo) Florida. «Flori­da, Glengarry Florida. Che cagata che è la Florida». Può essere. Cosa ti dicevo prima? Può essere. Ma guarda un po’ qua, James. È solo un pezzo di terra. Tutto qua. Sta’ a sentire cosa ti dico.

[….]

L’Atto secondo è la meravigliosa e tristissima descrizione della lunga discesa verso gli inferi dei protagonisti che, nell’affannosa ricerca di vincere la sfida e il lavoro, perdono man mano la loro moralità, integrità e dignità di persone.

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“Si vince o si perde, resta da vedere se si vince o si perde da uomini.”

Tony D’Amato, nel film Ogni maledetta domenica