Hölderlin “a metà del vivere”

Gli anni inquieti di poco precedenti l’erompere del mondo psicotico nella mente del Poeta.

A metà del vivere

Carica di pere gialle
colma di selvagge rose
la terra pende sul lago
e i cigni miti
ebbri di baci affondano il capo
nella sacra acqua digiuna.
Ahi me, dove
quando avverrà l’inverno
coglierò i miei fiori,
dove luce di sole
e ombre della terra?
Muraglie stanno
fredde e mute,stridono
i segnavento.

Mnemosyne seconda stesura

Noi siamo un segno non significante,
indolore, quasi abbiamo perduto
nell’esilio il linguaggio.
Davvero quando sopra gli uomini
c’è un cielo una contesa e possenti
vanno le lune, allora parla il mare
e anche i fiumi debbono cercarsi
un sentiero. Ma Uno non ha dubbio.
Egli può ogni giorno trasformare.
Appena ha bisogno d’una legge.
La foglia allora suona e querce alitano
presso i ghiacciai. Non tutto
è ai celesti possibile. Più presto giungono infatti
i mortali in fondo all’abisso.
Ma così avviene per essi la svolta. Lungo è il tempo, ma si attua il vero.

E per sentire con la vita

E per sentire con la vita
dei Semidei, dei patriarchi, sedendo
a giudizio. Ma non dovunque,
intorno a loro, è uguale. Invece, un vivere
ronzante caldo d’una eco d’ombre
in un punto focale che l’aduna.
Deserto d’oro. O una bene mantenuta notte
simile all’acciarino d’un focolare caldo di vita
batte scintille dall’affilata roccia
del giorno, e suona ancora nel crepuscolo
una corda. Lo sparo
del cacciatore fischia contro il mare.
Ma l’egiziana siede col seno aperto
e canta senza tregua,
con le osse piene d’artrite a causa dello stento
presso il fuoco, alla selva. Allora un ruscello
significando retta conoscenza
delle nubi dei laghi delle stelle
risuona in Scozia come presso un lago
di Lombardia e passa. Giocano ragazzi
abituati a un fresco vivere di perla
intorno alle figure dei maestri
o delle salme, o suona intorno alle corone
dei torrioni il grido delle dolci rondini.

No, in verità il giorno
non forgia
alcuna forma umana. Ma primamente
un antico pensiero, scienza
Elisio.
___________ e perduto amore
dei tornei ______ intimiditi, madidi cavalli

Mnemosyne (terza stesura)

Maturi sono, immersi nel fuoco, cotti
I frutti e sulla terra saggiati; e c’è una legge
Che tutto in dentro volga come serpenti
In sogno profetico sogna
I colli del cielo. E molto,
Come un carico di legna
Sugli oneri è
Da serbare. Ma sono cattivi
I sentieri. Poiché sbandano
Come cavalli gli elementi
Prigionieri e le vecchie
Leggi della terra. E sempre
Nell’assoluto va una brama. Ma molto
È da serbare. E necessaria la fedeltà. Ma né avanti, né indietro
Noi vogliamo vedere. Ci lasciamo cullare
Come su dondolante barca sul mare.

Nel 1806 Hölderlin fu ricoverato in una casa di cure di Tubinga e poco dopo, sopravvenuta una definitiva tranquillità, affidato all’ospitalità del falegname Zimmer. Qui abitava in un’unica stanza poligonale con tre finestre esposte a sud, verso la campagna, della famosa “torre” ai piedi della città. Qui visse tutta la seconda metà – 36 anni – della sua lunga vita, durante la quale non ha mai smesso di comporre. Tutto ciò che scrisse in quegli anni è raccolto nel libro Poesie della Torre. In queste poesie l’Io di Holderlin viene a mancare, mentre l’oggetto poetico diviene la Natura e il continuo succedersi delle stagioni. Ogni passionalità sembra spegnersi, sostituita da una gioia quieta verso l’armonia del mondo. Alcune poesie di questo ultimo periodo vennero firmate da uno pseudonomo e datate in maniera stramba, alcune antecedenti anche la data di nascita di Hölderlin stesso (1870-1943)

La Primavera (Quando sui prati)

Quando sui prati germoglia un nuovo incanto,
e la vita di nuovo si fa bella
e su monti ove gli alberi verdeggiano
aure si mostrano più chiare e nubi,

oh!, qual gioia han gli umani! Lieti
van solitari lungo la riva; fiorisce
pace e diletto e gioia di salute,
nemmen lontano è un gentil riso.

La Primavera (Se dal profondo)

Se dal profondo viene primavera alla vita
L’uomo si meraviglia; parole nuove tentano,
dalla spiritualità; torna la gioia,
canto e canzoni fanno festa grande.

La vita si ritrova nell’armonia dei tempi,
per cui natura e spiirito sono compagni alla mente.
La perfezione è una, nello spirito.
E molto si ritrova, ma il più nella Natura.

24 maggio 1758________ Con umiltà,
______________________ Scardanelli

Solo verso la fine della sua vita comparve di nuovo l’Io del poeta che conosciamo, come ad esempio in queste poesie:

Poco per sapere
Poco per sapere ma molto per gioire
è concesso ai mortali,
E perché o Sole, o fiore dei miei fiori,
a me non basta
in un giorno di maggio nominarti?
Dunque io so qualcosa di più alto?

Se io fossi simile ai fanciulli,
se io cantassi come gli usignoli
il canto spensierato della mia gioia!

Nella foresta

Tu, nobile belva.
Ma l’uomo abita in capanne e si avvolge d’una veste vergognosa, perché è più segreto, più attento anche, e serbare lo spirito come la sacerdotessa la fiamma del cielo è appunto la sua intelligenza. Per questo ha libertà di volere e un più alto potere di mancare come di compiere; e a questo uomo fatto a somiglianza degli Dei fu dato il più pericoloso dei beni, il linguaggio, perché – creando distruggendo cadendo ritornando alla Maestra, alla Madre eternamente viva – testimoniasse il suo essere, l’essere erede, l’avere imparato da lei, divina fra tutte le cose, l’Amore che tutto regge.

Perché egli in nulla perdura.
Nessun segno
l’incatena.
Non sempre

Un ricettacolo per contenerlo.

La mia opera procede da Dio.

da Le liriche –
Friedrich Hölderlin