il corpo sa.. – Biagio Cepollaro

La luce dell’immanenza

Il corpo scrive il suo poema e lo fa a giornate
questa è la sua scansione accordata al pianeta
e alle stelle che gli coprono il sonno
ogni mattina prova a riprendere dove
di sera aveva lasciato talvolta aspetta
che asciughi talvolta mescola e sovrappone.

*
il corpo sa che ora l’incastro non ha nulla
di meccanico: non ci sono parti che tengano
per attrito e dopo leggera pressione o forzatura
l’incastro ora è affare di liquidi e di umori
il più e il meno l’umido e il secco tornano
dire qui e là dove la vita tracciando è passata

*
il corpo è occhio che racconta e lingua che assaggia
il resto è una notte che lo circonda da ogni parte

*
il corpo conduce la sua vita facendo astrazione dalla collettiva
mitologia che unica attraversa il globo condizionando immagini
e storia: è come se in memoria avesse un altro tempo quando
i corpi nel loro insieme si pensavano come storia e come progetto
quando la speranza non era solo di sopravvivere ma di vivere insieme

*
il corpo gode come stando al centro del lago e all’origine
dei cerchi che si allargano e si moltiplicano dal punto in cui
si immerge: è parola che dà origine alla frase è parola
che chiude anche il discorso: è dentro il suo inizio che non ricorda
e la sua fine che non conosce proprio in questo mezzo
perenne che si affanna, non per dare un senso ma per farlo

*
il corpo chiede alla strada di farsi percorrere: un gesto
di resa minima solo per metafora: l’andare non può
essere solo ostinato atto di volontà ma anche una certa
naturalezza nel fidare che improvviso non crepi l’asfalto
né l’intero piano frani e anche che non luccichi per frenesia
eppure queste promesse – è ovvio – nessuna strada le fa

*
il corpo è stato a lungo sollecitato nel piacere e anche
ogni mattina nell’andare al lavoro grazie alla prontezza
degli arti alle buone articolazioni che
danno il giusto
vincolo al moto, ora alla finestra si sofferma di fronte
al parco mentre da sopra il nuvolo scoraggia ad uscire.
una brulicante umanità si muove e così anche tra le foglie

*
il corpo non crede davvero al ritorno
della primavera e insiste nella sua abitudine
che fronteggia il freddo il disagio la voglia
della tana e del silenzio, eppure la luce
sbatte violenta è un’ala impazzita
contro il vetro, gli occhiali che dovrebbero
fare chiaro invece esplodono in bagliori
la scena è quella di un troppo e di un poco
di un non ancora e di un sarebbe stato

*
il corpo ha conosciuto vari livelli e profondità
della luce e di ognuno ha preso biologica
nota anche dello spiraglio anche dell’abbacino
ora vorrebbe stare in una luce distratta e calma
che può continuare se stessa senza pena
per puro irraggiamento di semplice attesa

*
il corpo si ritrova a calpestare le foglie del parco
mentre lentamente sotto la terra le radici prendono
la loro rincorsa: la scansione del pianeta che duetta
col suo sole è del tutto arbitraria e si è tentati
di considerare un senso degli eventi senza badare
al ritmo delle albe e dei tramonti e allo spazio in mezzo

*
Il corpo si muove e procede nonostante gli strattoni
che lo vorrebbero senza equilibrio rovinare e contorcersi
invece il passo sembra logico anche se affannato
e lo sforzo per restare in piedi è coronato dal bel cielo
che sovrasta la scena e dell’improvvisa dimenticanza
delle cause del male: anche l’odio era di troppo
ed era sparito insieme alla faccia dell’ostacolo e del pericolo

*
Il corpo sta per traslocare in altra casa e quartiere
non sa nulla della luce che all’alba lo colpirà
da un certo angolo né del riflesso che dalle persiane
si disegnerà sulle pareti, nulla sa delle voci
e dei rumori che si staglieranno per fisiologia
dei muri dal fondo più o meno silenzioso della notte

*
Il corpo attende la partenza a pochi
centimetri dalle ferme rotaie
l’esplosione del fischio fa trattenere
il respiro mentre nello stomaco
è già pronto lo scatto dell’avvio
presto l’occhio si sbriciolerà insieme
alla luce raccolta del riflesso della casa

*
Il corpo sa che il palazzo di fronte non si regge
per la sua grammatica ma per la pietà del sisma
che lo risparmia: è questione di proporzione ed è
meglio abituare lo sguardo al grande per non
credere che il piccolo basti e che sia tutto: la forza
del fragile è stare dentro una certa verità delle cose

*
Il corpo non può prolungare il piacere con intenzione
sarebbe venir meno al senso della nuvola che si trasforma
in pioggia o nel noto venire a galla del vapore dell’acqua
sul fornello: non reversibili e felicemente espansivi
solo che la sua durata dice troppo sulla sorte generale
di chi lo vive: c’è un termine insomma che dice
è solo un volo anche se alto: è la storia della rosa e basta

*
il corpo per approntare una parola che senta
sua deve senza pietà eliminare ogni traccia
di enfasi dal suo percepire: questo lavoro di secchezza
gli dà la precisione e l’intensità della sua presenza
alle cose: da esse dipende anche solo per pensarsi
e ad esse è diventato devoto nella condizione felice

*
il corpo nel verso si distende: il suo dire
incede di piede in piede di accento
in accento verso un suo luogo che andando
chiarisce. poi si volta tornando a capo
per mostrare il raccolto: intorno vede
la curva del giorno come sua misura.
 

L’alacrità del vuoto

il corpo è tutto ogni volta daccapo col sorgere
del sole ogni volta che si lascia dondolare
nel suo raggio è la danza che lo porta al sonno
e ogni volta che lascia scorrere la luce tra
le sue dita la luce è sabbia e dice mare

*
il corpo improvvisamente di fronte al mare riprende
a stupirsi della bellezza che illumina il pianeta e l’abbondanza
dell’acqua e la dissipazione della specie in un’evoluzione
senza scopo di colpo gli dicono che è ospite di un giorno
e che farebbe bene in tanta brevità a non distrarsi e starci al cuore

*
il corpo dipinge il suo poema per strati successivi
di materia: gli anni fanno il tempo di cottura e ciò che sbiadisce
incontra l’altro in trasparenza. nulla in realtà si perde
se ogni luce o ombra non è stata che quell’ombra e quella luce

*
il corpo sa che tra i suoi mobili confini e le strade si accumula
una gran massa d’acqua che piove dal cielo, è questo mare rovesciato
che suona la sua risacca di gocce sul legno delle finestre e sulla tela
degli ombrelli a inchiodarlo in un’azione senza azione e costrutto:
il suo movimento vorrebbe la secchezza dell’asciutto la precisione
di ciò che non perde non si frammenta piuttosto una linea tracciata
tra due punti come un’idea illuminata nel centro di un raggio di sole

*
il corpo nel verso dice che gerarchia di fini
è spesso finzione da trasformare che il più
vicino neanche lo si vede e che occorre
disciplina e uniltà sono per saper guardare
il sapere che ne verrà da tutto questo
sarà alacre e senza tensione: sarà un fare

*
il corpo nel verso dice la sua natura temporale
nel ritmo che lo sostanzia allude al respiro
che si espande così come viene a mancare
e dice soprattutto la pace che il vuoto
scava nella sosta tra andare e venire

*
il corpo ripensando all’usura vede la qualità
del tempo trascorso nel prendersi cura della sue parole
e poco altro ha prestato attenzione come a questa selezione
acuta di nomi per indicare in modi precisi la vita che fugge
e che – non detta – minaccia nella distrazione di fuggire
 

Post scriptum

ora l’attenzione al giorno dopo giorno guardando alla finestra
da questa prospettiva il tempo si curva e si compie la parabola
all’inizio si puntava a ciò che sarebbe restato resistendo
alla macina alla distrazione poi smise di essere importante e lo
sguardo si fece interno dentro la curva del giorno fino a sentirlo
ogni volta come il diverso ripetersi di piccoli inizi e piccole fini

*
gli occhi sono aperti e per tutto il tempo hanno provato
a non dirsi favola stando invece all’accaduto: la luce oggi
così forte che spinge il pianeta più vicino alla sua stella
e se poi alla fine fossero questi bruciori l’insieme
di questi giochi di luce il dentro dei giorni da ricordare?
non sviluppo non trama ma solo queste singole luci?

*
il corpo non si pone problemi di metrica
a lui pertiene il respiro che dice ed è questo
il ritmo che non solo esprime ma anche lo fa
felice: il sapere talvolta ha questo sapere
di dare corpo alla vita quando gli dà coscienza
ed è qui la misura e il piacere della sua danza
 
poesie estratte dalla raccolta
La curva del giorno
di Biagio Cepollaro

 
 
Attraversare il bosco

sotto pioggia battente il corpo coperto non si bagna
e la bici scorre con un sapere ovvio di ruote e di gomme
mentre l’asfalto e le piccole buche sono un pensiero
non visto il contesto immaginato di questo andare
fisso davanti con lo sguardo tagliato dalle gocce
ma che lascia ricomporre dopo ogni lampione il paesaggio
pedalare è senza sforzo mentre il corpo galleggia
sul suo respiro: è una sera della vita è attraversare il bosco

a walk through waseda garden – Jon Jost