Musica e Film: Tony Scott e Franco Maresco

Dicono che il mondo lo creò un suono
Dicono che poi il canto creò un’immagine
Dicono che è la musica un antico ricordo

dal film di Franco Maresco, Io sono Tony Scott, ovvero come l’Italia fece fuori il più grande clarinettista del Jazz

Io sono Tony Scott – film completo

” Ripercorrere la vicenda musicale e personale di Tony significa raccontare sessant’anni di jazz, di incontri umani e artistici incredibili. Ma anche, nello stesso tempo, la storia americana della seconda metà del secolo scorso, con le sue battaglie per i diritti civili e umani, di cui Tony Scott fu uno dei principali e appassionati sostenitori. La sua vita fu un perfetto specchio dei tempi, tra incredibile successo e feroce declino. Dei tanti sbagli che fece nella sua vita, il più grave fu senza dubbio quello di stabilirsi in Italia alla fine degli anni ’60. L’Italia con Tony dimostrerà di essere il paese incivile e imbarbarito che tutto il mondo conosce.”
Franco Maresco

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Il giovane Anthony Joseph Sciacca
Tony Scott è stato il primo bianco ad essere introdotto in una band di musicisti nordafricani. Charlie Parker lo volle nella sua, dopo averlo ascoltato in uno dei mitici locali della 52esima strada di New York, durante le jam-session con Charlie Mingus e Dizzy Gillespie.

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Tony Scott: “Charlie Parker it’s my man”, il mio profeta
L’incontro con Parker avvenne nel ’43 e fu fatale per Tony Scott; suo scopo principale divenne quello di trasportare le note e lo spirito di Charlie Parker in uno strumento come il clarinetto che si credeva non adatto, per le sue caratteristiche fisiche, a produrre certi suoni. Tra Charlie Parker e Tony Scott si stabilì un rapporto di profonda stima e rispetto. “Un giorno Charlie mi disse ‘Voglio suonare con te’, risposi: ‘Dai, Bird, suono nella tua band da anni!’. E lui: ‘Sono io che voglio suonare con te’. Gli chiesi cosa volesse suonare, come si fa con gli ospiti di onore e lui scelse Lover, come back to me.”

L’attività di Tony Scott è stata lunga e ricca di esperienze e riconoscimenti mondiali.
Ha suonato con i più grandi nomi del jazz come Errol Garner, Billy Taylor, Art Tatum, Ben Webster, Lester Young, Coleman Hawkins, Buddy Rich, Thelonious Monk, Sarah Vaughan, Carmen McRae, Fats Navarro, Bud Powell, Kenny Clarke.
Ha suonato inoltre in famose orchestre americane, comr quelle di Charlie Ventura, Lucky Millinder, Buddy Rich, Benny Carter, Tommy Dorsey e Duke Ellington.
Ha diretto anche proprie band, come la Tony Scott Big Band e il Tony Scott Septet.
È stato anche direttore musicale per Harry Belafonte e ha riarrangiato per lui grandi successi quali Day-O (Banana Boat Song) e Matilda.

Fu Tony Scott a scoprire in Bill Evans la grande vena jazzistica, e fu decisivo nel fargli abbandonare gli studi di musica classica. E’ con Bill Evans che nel ’57 registrò uno dei suoi più bei dischi come A day in New York -z . In questo Lp è presente il primo brano composto da Bill Evans Aeolian Drinkin’ Song . Bill Evans gli fu sempre affezionato.

Anche Billie Holiday gli fu grande amica per tutta la sua breve vita e lo volle spesso ad accompagnarla nelle sue canzoni. Per lei Tony compose la bellissima canzone Misery.                   Di lei ha detto: “Ci sono state solo due donne nella mia vita che non mi hanno mai ferito né fatto del male: una è mia nonna, l’altra è Billie Holiday.”

Durante gli anni cinquanta incise molti dischi suonando jazz tradizionale come Lover man (Oh, where can you be?) o  If I’m luck, ma anche quello avanguardia della Third Stream di Gunther Schuller e John Lewis in Little David’s Fugue – The Modern Jazz Society.

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Con Scott’s Flyng vinse nel 1955 il suo primo premio come miglior clarinettista jazz dell’anno dato dalla notoria rivista musicale Down Beat, premio che vinse altro quattro volte.
Nello stesso anno morì il suo amico e maestro Charlie Parker al quale dedicò questo struggente Blues for Charlie Parker.

Tony Scott lasciò per la prima volta New York e fece un tour in Europa, cui aggiunse due settimane in Sudafrica allora in pieno apartheid, problema rispetto al quale Tony era sempre stato sensibile. Fu così che suonò, in un teatro africano aperto al pubblico bianco (il contrario sarebbe stato proibito) il suo Blues for an african friend con Bill Evans, Scott LaFaro e Paul Motian, tratto dall’album Sung heroes, e African Bird – Come back! Mother Africa, dedicato allo spirito di Charlie Parker finalmente ritornato in patria.

Dopo un breve ritorno in America e dopo la morte di Billie Holiday, Tony Scott lasciò definitivamente gli Stati Uniti e andò alla ricerca di nuove sonorità e tradizioni culturali. Nomade nella vita come nella sua ricerca artistica, si spostò in Giappone dove incise Meditation, diventando un precursore della World Music

e poi Cina e in Indonesia dove si sposò per la terza volta e incise l’album Djanger Bali – ilir ili

Negli Settanta decise di stabilirsi in Italia e .. fu la sua una pessima scelta, splendidamente e dolorosamente narrata dal bel film di Maresco.

“La vita di Tony è la dimostrazione di come sia impossibile dividere l’arte dall’artista. È stato l’ultimo vero artista, l’ultimo romantico per il quale la vita e l’arte hanno coinciso. Sono rimasto affascinato proprio da questa coincidenza indissolubile. Ci sarebbe da ridere se non fossimo già impegnati a piangere. Seguendo le tracce di Tony Scott, raccontiamo gli ultimi trent’anni di vita italiana. Uno peggiore dell’altro, fino alla deriva attuale.”
Franco Maresco

Lush life – Billy Strayhorn, la canzone che Tony Scott amava tanto.

I used to visit all the very gay places,
Those come-what-may places,
Where one relaxes on the axis,
Of the wheel of life,
To get the feel of life,
From jazz and cocktails.

The gals (girls) I knew had sad and sullen gray faces,
With distingué traces,
That used to be there.
You could see where,
They’d been washed away,
By too many through the day.
Twelve o’clock tales.

Then you came along,
With your siren song,
To tempt me to madness.
I thought for awhile,
That your poignant smile,
Was tinged with the sadness,
Of a great love for me.
I guess (Ah, yes,) I was wrong.
Again, I was wrong.

Life is lonely again,
And only last year everything seemed so sure.
Now life is awful again.
A troughful of hearts could only be a bore.

A week in Paris might (will) ease the bite of it.
All I care is to smile in spite of it.
I’ll forget you I will,
While yet you are still,
Burning inside my brain.

Romance is mush,
Stifling those who strive.
I’ll live a lush life,
In some small dive.

And there I’ll be,
While I rot with the rest,
Of those whose lives are lonely, too.
Lush life.

* tutte le immagini e le notizie qui riportate sono tratte dal film di Maresco e da altre fonti presenti nel web.