Elogio della vita a rovescio – Karl Kraus

Sonno ! – Lupo-Mannaro grigio! Sonno! Nero-fumo!
Sonno ! – Lupo di velluto, di pizzo profumato!
Bacio della Sconosciuta, e Bacio dell’Amata!
Sonno ! Ladro di notte! Folle brezza in deliquio!
Profumo che sale in cielo dalle tombe profumate!
Carrozza di Cenerentola che raccoglie le Sgualdrine
Osceno confessore delle bigotte nate morte!

Tristan Corbière


Le tristi conseguenze della vita normale che ho tentato di condurre per un certo periodo non hanno tardato a farsi sentire sul mio fisico e sulla mia morale. Ho quindi deciso, una volta di più, prima che sia troppo tardi, di condurre un’esistenza irragionevole. Ora osservo il mondo con quello sguardo velato che aiuta non solo a superare la realtà del male terreno, ma che di tanto in tanto mi concede un’esagerata rappresentazione delle possibili gioie della vita. Il sano principio di una vita a rovescio, nel contesto di un mondo che gira a rovescio, si è dimostrato valido sotto ogni aspetto. Anch’io un tempo ero riuscito nell’impresa prodigiosa di alzarmi e di andare a letto col sole. Ma l’insopportabile oggettività con cui esso illumina i miei concittadini, senza prendere in considerazione il valore della persona, tutte le sue miserie e tutte le sue brutture, non piace a chiunque, e chi riesce a salvarsi in tempo dal pericolo di guardare con occhi disincantati ciò che accade su questa Terra, agisce da saggio e ne trae la gioia di essere evitato da chi egli stesso evita. Infatti, quando i giorni si dividevano ancora in mattina e sera era un piacere alzarsi al canto del gallo e coricarsi con il richiamo della guardia notturna. Poi però è subentrata un’altra suddivisione, e fu il giornale del mattino e fu quello della sera, e da quel momento il mondo è appostato in attesa di nuovi avvenimenti. Ma se per un po’ si osserva come questi si abbassino vergognosamente al cospetto della curiosità, con quanta viltà il corso del mondo si adatti a un bisogno sempre crescente di attualità e come, infine, spazio e tempo diventino forme di conoscenza del soggetto giornalistico, tanto vale voltarsi dall’altra parte e continuare a dormire. «Stanchi occhi miei, consunti dalla veglia, profittate di questa pesantezza per non vedere l’onta e il vituperio del luogo ove mi trovo». Motivo per cui dormo di giorno. E quando mi desto, stendo davanti a me tutta la vergogna cartacea dell’umanità per sapere cosa mi sono perso, e sono felice. L’imbecillità è mattiniera, quindi di solito le cose accadono di mattina. Fino a sera può sempre succedere qualcosa, ma in generale durante il pomeriggio viene a mancare la chiassosa iperattività con la quale il progresso umano vuole mostrarsi degno del suo buon nome – almeno fino all’ora della pappa. Il vero mugnaio si sveglia solo quando la macina si arresta, e chi non vuole avere nulla a che spartire con gli uomini, il cui essere al mondo è mera testimonianza, si alza tardi. Poi però vado sulla Ringstraße e assisto alla preparazione di un corteo festivo. Il baccano dura quattro settimane, quasi fosse una sinfonia sul tema del danaro che circola fra la gente. L’umanità attende il giorno di festa, i mastri carpentieri innalzano prezzi e tribune e quando penso che non vedrò cotanto splendore, anche il mio cuore comincia a battere più in fretta. Se conducessi una vita normale, sarei dovuto scappar via a causa dei festeggiamenti: così, invece, posso restare – senza vedere niente. Un vecchio re nelle parole di Shakespeare ammonisce: «Non fate rumore, non fate rumore. Tirate le tende. Così, così. Andremo a cena al mattino». Al che il matto, che conferma il rovesciamento dell’ordine naturale delle cose, replica: «E io andrò a letto a mezzogiorno». Quando io farò colazione di sera tutto sarà finito, e grazie ai giornali apprenderò comodamente il numero dei colpi di sole. I più gravi incidenti accadono di mattina: visto che ne vengo a conoscenza a cosa fatta, posso conservare intatta la fede nella perfezione delle istituzioni umane. Sui giornali della sera si legge non solo cosa è accaduto, ma chi è accorso sul posto: in questo modo, sentendosi a distanza di sicurezza dall’incendio, si ha sempre l’occasione di contare le teste dei propri cari citati dall’articolo, sincerandosi che non manchi nessuno. Bisogna sfruttare la metamorfosi dello spazio cosmico in particella locale, servirsi del procedimento che, sotto il nome di “giornale”, ci fornisce il tempo in scatola. Il mondo è diventato più brutto da quando può guardarsi quotidianamente allo specchio, per cui rinunciamo all’osservazione dell’originale e preferiamo l’immagine riflessa. È un bel sollievo perdere la fede in una realtà che appare come viene descritta dai giornali. Chi ronfa mezza giornata, guadagna mezza vita. Le più gravi stupidaggini accadono di mattina: ci si dovrebbe svegliare solo dopo la chiusura degli uffici. Ci si dovrebbe affacciare alla vita dopo cena, quando la politica si toglie di mezzo. Che anche gli attentati accadano di mattina non lo si apprenderà certo dai giornali della sera, perché anche i giornalisti ci dormiranno su. Un giornale ha inviato a Parigi corrispondente dopo corrispondente per essere informato in tempo reale sugli attentati ai presidenti ma, guarda un po’, un presidente dietro l’altro c’ha rimesso la pelle e la morte del presidente ha sempre coinciso col sonno del giornalista. Di recente, quando alcuni principi tedeschi hanno soggiornato nella nostra città e c’era grande agitazione, io non ne seppi nulla. Del resto questo contrattempo non ha sortito conseguenze negative per la mia persona. Al massimo mi è capitato di non beccarmi la solita bistecca di manzo a colazione, rinunciando così a un piacere col quale avevo dimostrato, fino a quel momento, la mia appartenenza a Vienna. Il cameriere si è scusato e per consolarmi mi ha rammentato il rafforzamento della Triplice Alleanza che al di là degli interessi locali rappresenta la vera conquista del giorno. Ma io ci avevo dormito sopra. Se un teologo decide di mettere in dubbio l’Immacolata concezione, vedrete che lo fa di mattina; se un nunzio si copre di ridicolo, lo fa di mattina; in verità è sempre meglio che un assalto di contadini all’università o che il grido «Dateci il suffragio universale!» turbino il nostro sonno mattutino piuttosto che la quiete pomeridiana. Solo una volta sono stato per caso testimone delle dimissioni di un ministro – dopo pranzo. Ma con quale disordine si sono svolte le cose! Alle tre, i poliziotti menavano la folla che aveva gridato: «Vattene!», e alle tre e un quarto sbottavano: «Andate a casa va’ là, che anche il Badeni ha tagliato la corda». E come la mettiamo con la giustizia? È cieca solo al mattino e se in via eccezionale bisogna eseguire una pena capitale sul tardi, si tratta sicuramente di un caso limite. In Germania può accadere che in un processo a sfondo sessuale ci si stia avvicinando alla verità, per l’esattezza da venticinque anni a questa parte: allora si deve chiedere soccorso ai pomeriggi. Per mettersi al riparo da simili spiacevolezze non basta nemmeno ritirarsi in camera da letto, poiché si sa che è il luogo meno sicuro per ostacolare l’accesso alla verità. Comunque, se uno dei vantaggi della vita pubblica è quello di poter sonnecchiare in barba alle seccature, devo purtroppo ammettere che c’è un campo in cui non sto avendo fortuna con la mia pratica: il regno delle belle arti. È noto, ad esempio, che i più grandi fiaschi teatrali avvengono di sera. In compenso, di notte regna la calma in tutti i settori dell’attività pubblica. Non vola una mosca. Niente di nuovo su tutti i fronti. Solo il carro della nettezza urbana, simbolo di un ordinamento mondiale rovesciato, passa per alzare uniformemente la polvere che il giorno ha depositato e, se piove, lo segue anche l’autopompa. Altrimenti, silenzio di tomba. L’imbecillità ronfa – allora io vado a lavorare. Da lontano sento come il rumore di una pressa tipografica: è l’imbecillità che russa, e io la colgo di sorpresa con mia grande gioia – una gioia maligna. Quando poi, a est della cultura, appare il primo giornale del mattino, io me ne vado a dormire… Ecco i vantaggi della vita a rovescio.
 

da Non c’è niente da ridere –
Karl Kraus

 

Go! Go! Go! Marie Menken

* in coperta un’opera di Francis Picabia