Arno Holz e Karina Smigla-Bobinski

Sette bilioni di anni prima di nascere
ero un giaggiolo.

Le mie radici
traevano vita
da una stella.

Nella sua acqua bruna
nuotava
il mio grande fiore blu.


 
“Kaleidoscop” di Karina Smigla-Bobinski

Una casetta con la porta verde
e cuori sulle persiana!

La sera,
sotto i pioppi argentati,
sediamo coi nostri bambini.

“Mamma, mamma, la luna e rota!

Anche il più piccolo guarda.
“Biela!
Sei un maggiolino?”

“Tì”

*

Il giorno dopo Biela si è ammalato.
“Povero Biela!”
Siede sul letto di buon umore tutto mieloso con i suoi dolciumi,

Suo fratello
gioca.

“Ehi, -mamma?
Anche il mio orso è ammalato!”

Ah, sì?
E che cosa ha?

“L’ho ha morsicato ‘na farfalla?”

***

“”Aquarium” di Karina Smigla-Bobinski

Su una nave d’oro costruita con fiori
alberi d’ebano e vele purpuree
solchiamo le onde in mare aperto.

Dietro di noi
tra le ninfee,
s’intravede la luna.

Mille lanterne di carta colorata sfuggono dai fili di seta.

Dentro tonde ciotole scorre il vino.

I liuti suonano.

A sud, lontano
sorge un’isola fiorita…
L’isola – dell’oblio.

***

“Re-surfacing” di Karina Smigla-Bobinski

Purpurei boschi di limoni
fioriscono intorno ai mari blu.

Con vele di seta
vola
la mia nave.

Salda,
fra la verde spuma,
la mia mano regge il timone;
nessun dubbio.

Da te! Da te!

Sotto la mia cocente corazza d’oro,
dove nascono i raggi del sole,
batte
il mio cuore.

***

“Wormholes” di Karina Smigla-Bobinski

La lampada è accesa.

Da ogni parete
tacciono intorno a me i libri in penombra.

Una piccola mosca, ancora vispa,
si perde nel giallo cerchio di luce.

Precipita, si ricompome e picchietta la testolina sulla parola

inferno

****

“Water clock” di Karina Smigla-Bobinski

Fuori la duna.
Solitaria la casa,
monotona,
alla finestra
la pioggia.

Dietro di me,
tic tac,
un orologio,
la mia fronte
contro il vetro.

Nulla.

Tutto passato.

Grigio il cielo,
grigio il mare
e grigio
il cuore.

***

“Morning Star” di Karina Smigla-Bobinski

Io perdonare te?
Da tanto tempo.

L’ho già fatto, prima ancora di saperlo.
Quanto a dimenticare? Dimenticare? Ah, se ne fossi capace!

Spesso
alla luce tersa del giorno,
quando sono allegro e “non penso a niente”
improvvisamente
là davanti
grigiastro si contorce goffo
… come un rospo!

E tutto, tutto torna vuoto, vuoto e desolato.
La vita intera.

E sono triste. Triste per te… e per me.

***

“Dream Journey” di Karina Smigla-Bobinski

Svegliato improvvisamente
da un sonno profondo
– sono ancora sdraiato ed è tutto buio –
prende forma dentro di me, lentamente, una strofa.

Sopra le stelle…

Sopra le stelle…
Sopra le stelle pende un’arpa.

Beata la notte siede e canta.
canta perchè i cuori tremanti possano ballare.

Dalle corde sgocciolano dei soli.

Sopra le stelle pende un’arpa,
beata la notte siede e canta!

Gli occhi chiusi, i denti serrati,
per non singhiozzare!

***

“Paradies” di Karina Smigla-Bobinski

Dietro i rami in fiore del melo
sale la luna.

Teneri rampicanti
pallide ombre
tremulo bagliore sulla ghiaia.

Silenziosa vola una farfalla.

Mi stendo beato sull’erba argentea
e restò lì
il cuore in cielo!

*

Delle nuvole bianche
formano un castello.

Laghi trasparenti, prati felici,
fonti canterine dall’interno verde smeraldo.

Nei suoi saloni pieni di luci
dimorano
antichi dei.

Sempre
di sera
quando il sole purpureo tramonta
risplendono i suoi giardini,
il mio cuore trema che miracolo
e a lungo… e mi fermo.

Nostalgia!

Poi si avvicina la notte,
l’aria si placa
argenteo tremolante riluce il mare
e sul mondo intero
s’espande un profumo
di rose.

***

“Silver Salt” di Karina Smigla-Bobinski

Davanti alla mia finestra
canta un uccello.

Ascolto in silenzio; si gonfia il mio cuore.

Canta
ciò che da bambino possedevo
l’ho poi scordato.

***

“Routes” di Karina Smigla-Bobinski

Sdraiato tra pareti a specchio poco olluminate.

Verdi bagliori dalle stelle marine,
strani occhi mi fissano,
un’enorme razza spalanca la bocca.

Un tocco, e brillano!

Dentro un rosso bosco di coralli veleggia tutto d’argento un pesce lunare!

Sdraiato fumo dal mio narghilé.

***

“Simulacra” di Karina Smigla-Bobinski

Nel mio più rosso fiammante liriodendro
fiori a migliaia!

Una voce soave canta:

“Ali azzurre di madreperla
gigli come talamo nuziale,
una principessin!

Nessuno mi conosce.

Nessuno sa
dove sia la mia casa.

Ben sette arcobaleni
fan faville nel mio giardino.

Se nella tua anima splende il sole,
vienimi a trovare almeno una volta.

Senti?”

Rigido,
attorto,
sta l’albero.

Una raffica di vento lo scuote,
fiamme danzanti i suoi fiori.

“Cone” di Karina Smigla-Bobinski

In un giardino
sotto tanti alberi scuri
stiamo aspettando la notte di primavera.

Ancora non brillano le stelle.

Da una finestra
sospesa
la nota di un violino…

La pioggia dorata scintilla
il lillà profuma,
nei nostri cuori sorge la luna.

[..] Scorrono bianche nuvolette.

Dolce mondo!
Sulla tua stella più luminosa
hai salvato un cuore, che ti ama.

 

da Phantasus –
Arno Holz

trad. di
Donatella Cesarini e Enzo Minarelli
 

Scomporre il mare: le “costellazioni” di Arno Holz

Purtroppo la scrittura di WordPress non mi permette, in base alle mie limitate conoscenze, di riprodurre i versi di Holz che, sperimentalista al pari di Mallarmé ed altri poeti simolisti, dava invece molta importanza alla visione spaziale della poesia e alla distribuzione sillabica delle parole nel verso.
Per rendere giustizia alla complessità, originalità e grandezza poetica dell’autore, riporto un brano di Adriano Spatola citato da Enzo Minarelli nell’introduzione al Phantasus:
La scrittura seriale di Arno Holz rappresenta infatti il primo tentativo sistematico di risolvere le contraddizioni interne al linguaggio poetico di tipo simbolista, che oscilla disordinatamente fra la dimensione fonico-visuale e quella contenutistica. In Phantasus, Arno Holz scompone il materiale verbale in tre forme seriali che si incrociano in varie direzioni e che a volte attuano posizioni simultanee. Le parole sono coordinate secondo le analogie semantiche (e vengono poi raggruppati i concetti che si riferiscono al medesimo campo di significato), secondo la funzione grammaticale (aggettivi, participi, sostantivi ecc.) e secondo i valori fonetici (vocaboli di suono analogo). Qui dice Gomringer, “sono le categorie materiali o tecniche che dettano la costruzione dell’opera”. Per Maz Bense, Phantasus, è un esempio di stile statistico, di quello stile, cioè, in cui la realizzazione estetica del testo è in rapporto con la frequenza con cui si verificano determinati avvenimenti testuali, come il numero delle sillabe in un vocabolo, il numero di vocaboli in una proposizione, il grado di nescolanza (“entropia testuale”) tra vocaboli di diverso numero sillabico e così via. Arno Holz rende poeticamente validi vocaboli di cinque, sei sette sillabe e di numero sillabico anche maggiore (“kokosfasermattenbelegt”) introducendo così avvenimenti testuali di alto grado di improbabilitá.
Ancora Minarelli:
[..] Holz risponde con la teoria dell’asse mediano, secondo la quale sulla pagina cala un invisibile rigo verticale [..] che divide i versi a metà rendendo il ritmo visivamente percepibile [..] Holz si curava oltre che di un piacere dell’orecchio raggiungibile introducemdo ogni tipo di sonorità, anche di un piacere dell’occhio che stimolato dal continuo variare della lunghezza grafica del verso, era costretto ad inseguire il senso zigzagando sulla pagina come una puntina di un sismografo. A volte lo stile centrato favorisce la lettura, provocando solo un minimo spostamento degli occhi. [..]
 

* tutti i link riportano a installazioni o performance dell’artista tedesco-polacca Karina Smigla-Bobinski.
Le foto, compresa quella di copertina, sono tratte dai viideo della stessa artista.