Linguaggio del vento – Jacques Hamelink

Nel vento è l’altro udibile,
quello dai piedi di cervo, l’uomo senza significato,
voce che indugia nella parola, e con lui
sguazzano tutti gli altri in congedo
con lunghe miccie inutili:
quest’erba non vuole accendersi,
fuoco non è più fuoco, venire e andare si confondono
il sasso piatto galleggia nell’acqua.
Sentono i sassi ruvidi che si strofinano
toccandosi, levigandosi.
Si tengono svegli, sempre,
chiamano e ridono assenti,
ventosi, molteplici,
altri suoni di granito
e i sassi di granito che scendono
giù dagli scivoli alla terra,
ai grandi cunei degli uomini
e ai loro arnesi efficaci.
Ma tutto per loro passa attraverso un setaccio,
tutto è vicino e andato perduto.
Nell’erba asciutta come calce covano incerti
e spengono fiammelle sottili baloccanti,
steli, voci di nessuno, che nessuno
rastrella dopo la falciatura
e che già crescono durante la mietiura

Tu sei qui
per imparare
per imparare ad intendere
come la pietra su cui scrivi
tiene testa al sonno, come la pietra
accarezza ai dormienti i capelli morbidi erbosi
insonni, sei qui
per appoggiarti tener testa
alla pietra, per offrire alla pietra dura
la nuca dolcemente pulsante,
per offrirle la tempia,
sei qui
per offrire a tutte e due le tempie il paletto della tenda,
per farti addolcire la testa dura aperta
con un pugno di terra umida pulsante,
sei qui per sederti con loro nell’apertura del vento
per calmare voci troppo inutili, erba troppo alta
forse con una mano, con uno stelo;
sei qui per imparare a intendere
da loro a essere umano tanto
povero e senza pane che
sarai stato umano.

da Sierra Bernia –
Jacques Hamelink

* le tre opere sono dell’artista
Lawrence Weiner