Sermòes, A história de António Vieira (1989) – Julio Bressane e i suoi scritti

Il cinema è la musica della luce –
(Abel Gance)

Volete vedere tutto questo con gli occhi? Allora guardate: un albero ha radici, ha tronco, ha rami, ha fiori, ha frutti. Così deve essere il sermone».

«Si aprì la terra, caddero tutti. Eternità, Eternità, Eternità».
«Entriamo ed esaminiamo ciò che vediamo, in ogni singola parte. Prima di tutto vedo cavalli, lettighe e carrozze: vado servitori di diverso rango, alcuni in livrea altri senza: vedo gale, vedo gioielli, vedo vasellami: le pareti le vedo ricoperte di ricchi arazzi: dalle finestre vedo vicino i giardini, lontano le tenute: infine vedo tutto il palazzo e anche l’oratorio».
«Piovono colpi, volano pietre: alcuni vengono feriti, altri cadono; tutti corrono e si affrettano senza sapere verso chi, alcuni spinti dall’odio e dall’ira, altri senza ira né odio. Tutto è grido, tutto è disordine, tutto è confusione».

– Sembra 2001: A Space Odyssy Citizen KaneF.Lang / S.M. Ejzenstejn
ed è António Vieira (Sermòes).

«Inclinarsi a non inclinarsi, è meglio non inclinarsi che inclinarsi al meglio. Mi inclino a non inclinarmi. Inclinarsi a non avere inclinazioni. L’inclinarsi in voi è declinare».
«Mancano poche lettere in Adāo (Adamo) per fare ladrāo (ladro), e dal fruto (frutto) al furto (furto) non ne manca nessuna».
«Chi conosce piange, chi conosce di più ride. Se il piccolo dolore è la causa del pianto, perché il grande dolore non può essere la causa del riso?».

La vertigine barocca, il salto nell’abisso, la lessicografia, la poesia della grammatica e la sintassi della prosa di Antonio Vieira…
Che cosa mi ha portato alla sfida di fare dei Sermòes un film?
Vieria navigava da tempo nelle acque dell’oblio; in Brasile non se ne parlava da cinquant’anni, quando ne ho cominciato la rivisitazione.
Il film è stato girato in tredici giorni. È una visione del segno di Vieria. Non è “la” visione del segno Vieria. Sono arrivato fin dove ho potuto, sapendo che è più importante il “come si vede”, che vedere le cose “come sono”.
Che cosa mi ha spinto alla sfida? Mi hanno spinto alla sfida le domande: come tradurre, e tradurre per chi, la prosa dei Sermòes con il cinema? Cosa tradurre di questo mondo singolare?
Non ha traduzione, direbbe Noel Rosa. Vieria e tutto, mi ha detto Francisco Achcar. António José Saraiva sosterrà che la prosa dei Sermòes si agita, cerca altre discipline. E lo stesso Vieria a segnalarcelo: « Dove il dire è fare, l’udire è vedere. Supponiamo che davanti a una visione stupenda, i nostri sensi escano dalle loro sfere e inaugurino il vedere con le orecchie e il sentire con gli oicchi?».
Come è possibile? Vediamo come può essere questo Vieira sperimentale e il percorso infinitamente flessibile del suo sogno!
Io penso al cinema – e in questo intendo iscrivermi nella tradizione degli artisti che riflettono sul loro oggetto creativo – come a un organismo intellettuale smisuratamente sensibile che si trova al confine con tutte le arti, le scienze, la vita. Dove tutto si traduce, tutto si raddoppia e si sdoppia. Arriva al bordo e trabocca! Le inter-relazioni che intercorrono tra le conoscenze, il piacere di scivolare abbatteno le barriere delle discipline e delle categorie, la coerenza nella complementarità, paradimensionale e pluridimensionale, questa è la tela dei Sermòes. Circolare dalla poesia alla musica, dalla pittura alla letteratura, dal cinema a tutto, trasgredendo i compartimenti convenzionali: questo è il movimento delle contraddizioni.
Vieria ha sempre preferito il frammento e il paradosso, e ha sempre evitato accuratamente il quietismo.
E la traduzione? E i Sermòes-cinema? Ricordiamo che in Vieira l’immagine e il pensiero si incontrano su uno stesso piano.
Nella loro vegetazione di significazioni diverse, sdoppiamo l’immensa ombra dei Sermòes. Sdoppiamenti che ci permettono di mappare il segno Vieria, per poi, a partire da qui, creare l’immagine, o un’immagine, che in qualche modo ci riporti all’universo dei Sermòes e rispecchi qualcosa del loro linguaggio, della loro forma, della loro bellezza. ..
Andiamo verso l’oceano, dal mare al mare. […]

«I tesori di Troia vedo a mucchi, di tetti in fiamme, templi saccheggiati, vasi di oro massiccio, ornamenti, tavoli, vesti sacerdotali: intorno in fila stanno pavide mamme, vergini, bambini».
Questo è un compendio di montaggio e mise en scene.
«Nella bronzea soglia della bronzea scala le travi, e il battente cigola nei portoni di bronzo».
Un esempio di quando l’anello sonoro, eliseu di vocaboli e movimento, è découpage, è angolazione, è luce: puro cinema. […]

da Dislimite Scritti –
Julio Bressane

* le foto di Renato Menezes sono tratte da un altro film di Julio Bressane: Sāo Jerônimo (1999)