(frammenti) – Wallace Stevens e Toshio Matsuo

Quel novembre davanti a Tehuanteepec
una notte tacque lo sciabordio del mare
e di mattino l’estate tinse la coperta

facendo pensare a cioccolata rosa
e ombrelli dorati. Un verde paradisiaco
conferiva soavità alla macchina perplessa

dell’oceano, che come acqua limpida giaceva.
Chi dunque in quella latitudine di ambrosia
dalla luce estrasse i morbidi fiori,

chi estrasse i fiori marini dalle nuvole
diffondendo balsami nella pacifica bonaccia?
C’etait mon enfant, mon bijoux, mon âme.

Le nuvole marine sbiancarono sotto la bonaccia
e vagarono, come fiori vaganti, nel verde ondoso,
nella sua luminosità liquida, mentre la tinta

del cielo con antichi riflessi sospingeva
tali flottigle. Ed ogni tanto il marea versava
arcobaleni brillanti sui barbagli blu.

II

Quel novembre davanti a Tehuanteepec
una notte tacque lo sciabordio del mare.
A colazione un giallo gelatinoso tinse la coperta

facendo pensare a cioccolata di cantina
e ombrelli finti. Un verde che pareva finto
sormontava il miraggio estivo sulla tesa macchina

dell’oceano che giaceva sinistramente piatto.
Chi dunque vide il sorgere delle nuvole […]

da Superficie Marina Piena di Nuvole
nella raccolta Armonium

L’uomo era curvo sulla chitarra,
una specie di sarto. Il giorno era verde.

Dissero: “Hai una chitarra blu,
non suoni le cose come sono”.

L’uomo rispose: “Le cose come sono
cambiano sulla chitarra blu”.

Allora dissero: “Ma suona, devi,
una musica oltre noi, eppure nostra,

una musica sulla chitarra blu
delle cose precisamente come sono”.

II

Non posso del tutto rivolgere un mondo,
benché lo rappezzi come posso.

Canto una testa di eroe, occchi grandi
e barba di bronzo, ma non un uomo,

benché lo rappezzi come posso
e per lui arrivi quasi all’uomo.

So far serenate fin quasi all’uomo,
e mancare, per questo, le cose come sono,

diciamo che è la serenata
di un uomo che suona una chitarra blu.

III

Ah, ma suonare l’uomo numero uno,
immergere il pugnale nel suo cuore,

stendere il suo cervello sul tavolaccio
ed estrarre i colori acri,

inchiodare il suo pensiero sopra la porta,
le ali spalancate a pioggia e neve,

percuotere il suo pensiero sopra la porta,
le ali spalancate a pioggia e neve,

percuotere il suo vivo ahi e ohi,
tictaccarlo, renderlo vero,

strapparlo da un selvaggio blu,
pestando il metallo delle corde…

III

Questa è la vita, dunque: le cose come sono?
Pizzica il suo cammino sulla chitarra blu.

Un milione di persone su una corda?
E tutti i loro modi nella cosa,

e tutti i loro modi, giusti e sbagliati
e tutti i loro modi, deboli e tenaci?

I sentimenti chiamano pazzamente, astutamente,
come un ronzio di mosche nell’aria di autunno,

ed ecco la vita dunque: le cose come sono,
questo ronzio della chitarra blu.

V

Non parlateci della grandezza della poesia,
delle torce che tremolano nel sottosuolo,

delle cripte campate su un punto di luce.
Non vi sono ombre nel nostro sole,

il giorno è desiderio, la morte è sonno.
Non vi sono ombre da nessuna parte.

La terra è per noi nuda e piatta.
Non vi sono ombre. La poesia

superando la musica deve prendere il posto
del cielo vuoto e dei suoi inni,

noi stessi in poesia dobbiamo prendere il posto,
persino nel brusio della tua chitarra.

VI

Una melodia oltre noi come siamo,
senza che nulla sia cambiato dalla chitarra blu:

noi stessi nella melodia e nello spazio
mentre le suoni, sulla chitarra blu,

poste, cosi, oltre l’ambito del cambiamento,
percepite in un’atmosfera finale;

per un momento finale, nel modo in cui
il pensare l’arte sembra finale quando

il pensare dio e rugiada fumosa.
La melodia è spazio. La chitarra blu

diviene il posto delle cose come sono,
in comporre i sensi della chitarra […]

dal poemetto L’uomo con la chitarra blu

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* tutti i dipinti sono di Toshio Matsuo