in attesa della parola – Amit Dutta

“The film is knowledge and art

” Poiché invero una qualsiasi immagine deve essere una scienza e sapienza, in quanto esemplare e sostrato, una visione colta tutta insieme e non un corso di pensieri o una deliberazione”.
Si tratta dunque della opposizione fra conoscenza discorsiva e conoscenza per immagini. I linguaggi comuni sono legati per natura alla discorsività e alla successione nel tempo. L’immagine dà invece una visione totale e istantanea. Nessun discorso sull’eternità può avere la pregnanza e inesauribile ricchezza inclusa nella sola immagine del serpente che si morde la coda.

 

 

 

 

 

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[…] In un’analisi cabbalistica del Genesi, Walter Benjamin osserva che nel racconto della creazione compaiono tre verbi: «sia», «fece», «nominò». Dio crea le cose nominandole, ma solo per l’uomo rinuncia a questo suo potere. Solo per l’uomo si dice di un fare senza nominare. Dio fa l’uomo dall’argilla e gli insuffla lo spirito. Ma quello spirito è il potere stesso del nominare, che viene così trasferito all’uomo. L’uomo non è un nome, ma una matrice di nomi – e il suo rapporto linguistico con le cose riprodurrà in potenza il rapporto fra Dio e la creazione.
Le cose nascono dal suono del Verbo divino e scompaiono nel senso del linguaggio. Si manifestano visibilmente dal principio invisibile attraverso il suono e dal suono vengono riassorbite nella parola pronunciata. Ma perché questo processo si compia occorre che la parola pronunciata abbia la stessa natura del Logos creatore – cioè sia una lingua sacra. Allora la natura creata nel suono del Verbo viene riassorbita nella parola che la nomina e il circolo fra principio, manifestazione e ritorno al principio si chiude perfettamente.
Ma la caduta rompe tale circolo e rende impossibile il riassorbimento della natura nel Verbo. La parola, ormai, sarà irrimediabilmente estranea alla natura. Il suo vero potere resterà quello di annullare la cosa nominata.
Il linguaggio si disperde in una pluralità di lingue, fondate su convenzione umana e non più sulla corrispondenza naturale. Sarà questo lo stigma del peccato originale nella parola. «Les langues imparfaites en cela que plusieurs» scriveva Mallarmé.

 
da I geroglifici di Sir Thomas Browne
di Roberto Calasso