Vivere per saper morire, morire per rilanciare la vita. La ricetta, in fondo, rimane antica e formidabile quanto il fuoco inestinguibile della lotta e dell’amore.
Carmine Mangone
… Coi loro indici affatto reali, puntati verso ciò che era solo un’illusione, ci mostrano che la poesia, inerente alla conoscenza e alle vicissitudini dell’uomo, è la nostra unica scrittura, così come quest’esistenza è l’unica vita. Sì. Ma che la loro lotta appena all’inizio conosca almeno la rugiada.
René Char
Spero che lo stesso lampo ti attraversi il tempo e gli occhi, squarciandoti il cielo del linguaggio. Che la meraviglia possa non risparmiare te che leggi. Che ti condanni alla bellezza, insomma.
Viviana Leveghi

Linea di condotta
La sera in cui il tuo amore ammutinato, rifiutando di vedere il suo smacco, ha respinto all’infinito il muro che lo soffoca, il fucile che lo combatte, non hai forse imparato che la verità è tragedia?
[…] Fiori di ghiaccio, fiori di vampa, s’imprimono di volta in volta nella mia mano, l’ombra gira. I soli nulli che errano al livello delle sabbie cessano di marcire. Emerge l’oscura volontà di vivere. Il sangue spalanca i suoi rami, tra il circuito e il punto di fuga. Lascia agli altri la triste contemplazione delle paludi; non lasciarti più abbagliare dalla facilità della morte. Una lampada oscilla sui sentieri musicali dell’aurora, della quale tu vuoi penetrare il calore.
Fino alla fine, ci saranno del cuori puri per denunciare l’idolatra, moltiplicare la propria incorruttibile salute e morire per primi […]
Prendere coscienza della propria fragilità, ma voler essere comunque il luogo di tutti gli inizi, di tutte le insurrezioni, quelle che riusciranno, quelle che non riusciranno.
Ô nave mia, come mi aggrappo adesso, come ti stringo forte in questo salpare verso l’alto mare. Una volta doppiato il capo, scopriremo il suo volto, mi dicesti, il suo volto aureolato, discosto, sopra gli orizzonti marcescenti.
Io do l’avvio al viaggio dell’energia irriducibile. […]
La conoscenza non giunge a liberare, se non il desiderio d’allontanare le nubi, di rovesciare il mare. I fiumi transumanti tornano alle sorgenti. I grandi cammini bussano alla mia porta. Il sangue vi respira come una stella.
Avvezzi a una solitudine aggressiva, e con l’aiuto di strumenti effimeri, occorre avvicinarsi al fuoco salutare, alla radura abbagliante, avvicinarvisi sempre più per raggiungere il silenzio e restare imperforabili.
La poesia governa lo spazio d’una scintilla. Io mi sottometto. Dalla sua illimitata rugiada sorgono entusiasmo e intensità.

Scoperta di Pegaso
Attraversare i colori dell’arcobaleno senza strapparli, esplorare i poli con la velocità del fulmine, scoprire l’imperituro, afferrare al volo il bicchiere d’acqua che chiarisce il mondo […]
Bisognava reinventare ogni cosa.

Divergenza
I figli dell’estate hanno abiti brillanti dove fanno il nido le farfalle.
Portano in pugno delle cicale che cantano solo per loro.
Vanno scalzi sui sentieri di biancospino, gli uccelli son presi dai loro sorrisi.
A volte piangono, se vedono i frammenti esaltati dalla rosa sfuggente, dalla rosa che immaginano presente alle radici del loro cuore, come in fondo ai loro viaggi.
Il sale che brilla nei loro occhi è presagio di un messaggio insolito. È già apparso il primo fulmine…
Ô figli dell’estate, stracci d’azzurro, fecondate questa lingua di limo che v è toccata, salite alle spiagge dal mare aperto, incolti che sapete l’eternità dell’amata, il volto ampio e retto della verità.
L’enigmatica inquietudine che vi tormenta diverrà spasimi e luci, oppure svanirà.

Silenzio, Esilio, Inganno
1
La fonte azzurra che conduceva stelle, le ha disperse notte tempo in un deserto. La terra ha bevuto dalla lingua degli usignoli tutto il cristallo della rugiada mattutina. Solo, e armato del suo violento badile, il poeta persegue l’impossibile sogno nella carriera delle larve.
Lassù, tutto canta il volto del suo amore.
Questo fiore in bocca, è la sua giovinezza.
2
Le spiagge dell’esilio sarebbero ora la sola ricompensa, il silenzio l’unica risposta?
Sento urlare, sotto i grandi legni fradici, la testa scorticata, la testa insanguinata dell’uccello siderale che ancora cerca e senza posa cercherà, fino all’afflusso delle lacrime e della parola illuminante, il poema abitabile. […]

Viaggio immoto
La casa introvabile dove respira questo fiore di lava, dove nascono le tempeste, la felicità estenuante, quando smetterò di cercarla?
Ô fonte bruciata, devastata, fonte giammai risanata.
2
Spalanca la finestra, così posso raccogliere la tisana dei sogni, questo mormorio delle stelle, ciò che vagheggiano i tasti del pianoforte.
3
Distrutta la simmetria, occorre servire da foraggio ai venti.
4
Qual è quel grido che apre il cielo, sbianca lo spirito e passa oltre?
Per un istante, ho camminato lungo la mia verità […]
Né fase, né eclissi, solo il poeta ne è afflitto.
7
Il fiume che tengo nei pugni serrati (io, triste spazio dove non posso restare, da dove non posso partire) mi conduce talvolta fino al confine d’un paese ignoto, illustrato da un fiore magistrale.
Molto tempo dopo, il suo fogliame risuona ancora. […]
11
Chimere di guardia al cordame, scendete giù!
Non ci assopiremo più, la sera, ai piedi degli oceani cantanti, non inseguiremo la mandragora alata. Non siamo affamati di miraggi, non più, ma soltanto del sale che fa cantare i grilli e di quest’acqua solare a cui si abbeverano le messi. […]

Addio
[…] Su queste fredde spiagge sabbiose, ormai deserte, battute da onde, gabbiant e nuvole, tu scomparirai; i tuoi occhi senza volto né umanità, senza palpebre come quelli degli uccelli, indubitalmente fissati sulla traccia dei nostri passi che, con applicazione, in ginocchio, io cancellerò.
Una volta chiuso il cancello, butterò via la chiave del giardino. Tu lo sai, le foglie morte si bruciano, noi bruceremo le nostre. E la tua ferita è come la mia speranza, l’allargherò in modo che il sale marino la faccia sanguinare fino alla fine.
Forse un cane abbaierà. Lo scaccerò a sassate. Nel silenzio, tu potrai andartene.

Incontro
«Dicevi che c’è sempre un fiume che ci separa, un grande albero che ci divide. L’odore della morte ci smangiucchia la bocca. Possa io giacere sulla terra con una corona di cenere. Più tardi custodirai il mio nome, raggiungerai il mio silenzio.»
Non ho osato trattenerti.
Ed ecco, adesso, attraverso l’enorme distanza, il tuo volto, un lungo viale autunnale dove camminare in solitudine, il tuo volto dominato dalla stella delle nebbie, calore che sta per sbocciare. In un mondo dove i rapporti tra gli esseri son solo cedimenti, consensi, trasparenze, ho trovato il tuo simile che non cerca più la soluzione impossibile, che si accorda con la bianca fatalità del sole, che soccombe e ricomincia. Mi riposo in lui come tu ti riposi in un me che viene meno. […]

Inno dello Chastillon
Vorrei disegnare lo scettro abbagliante di chi mantiene l’equilibrio del caos perfetto, di chi comanda il gioco contraddittorio.
In vista dell’aurora, il primo respiro della terra allerta la mia finestra, ridistribuisce i possibili. Lungo la linea di cresta, l’uccello delle nuvole traccia già la sua radiosa libertà.
La tenaglia allenta la presa. Tutto respira di nuovo. La tovaglia è bianca.
Quale lampada, quale oro commestibile vorresti ancora inventare per la tua anima? Quale morte nuova e ricca? Oggi, povertà è sinonimo di salute.
Il passo dei sognatori vegeta all’ombra delle partenze mai intraprese. E necessario bandire dalla casa i fratelli incestuosi […]

Per una salute bellicosa
1
Antilopi delle savane che fuggono l’incendio, antilopi dei miei spaventi, volgetevi contro l’aggressore. Non esiste lotta che non sia inutile. […]
4
Non rifiutare l’irresistibile chiamata del divenire, è la tua poesia, è la tua occasione.
5
Anche affamate, le cicale cantano per un semplice raggio di calore. Bellezza, mia ragazza perseguitata, soffocata sotto caterve di rose, sempre per prima al crocevia degli elogi.
6
Finzioni, amico mio, finzioni il cui riscatto è la tua emicrania. Perché non accordarsi alla rotonda semplicità della terra?
7
Forgia e riforgia il tuo cuore, strappagli le vesti servili; sia esso luce senz’asilo, libero da ogni recinto carnale, forza dal muso d’agnello pronto a sanguinare, a gridare ingiustizia.
8
Continua, ascendi a quella cima, nido di aquile ciclopiche, luogo battuto dalle visioni.
Qui l’agonia s’interrompe, il sangue scorre ancor più rosso, il regno del mondo si unifica. […]
11
Cauti, che chiudete le finestre anziché correre, anziché cantare con le api del freddo, voi non conoscerete mai il vero calore.
12
Con te che mi dai il braccio, mia silenziosa confidente, mia fame, mia sete, con te, guardiana del magro gregge delle mie aurore, io sarò sempre consolato.
16
Cipresso, anziché consumarti piangere l’altezza inaccessibile del tuo dio, stendi i tuoi rami, dona la tua ombra e sarai abitato dagli uccelli.
17
Vorrei che la mia casa fosse come quella del vento marino, tutta palpitante di gabbiani.


18
Latte velenoso delle chimere, ô culla radiosa del reale abortito!
Nei pomeriggi d’estate al mare, noi costruivamo l’isola, l’isola meravigliosa che solo con onde d’oceani immaginari s’ arrotondava.
Lì i bambini camminavano scalzi tra danze di farfalle multicolori e turbinii di fiori. Andavano appuntendo le loro frecce di bambù.
Quale irrimediabile aridità di cuore ha provocato il naufragio di quell’età? Siamo diventati così incapaci!
19
Alla luce di un faro angelico, il marinaio e l’onda si fidanzarono.
20
Il visitatore senza mappa né bagaglio, il nostro compagno dei deserti, colui che ci aiuta a costruire in legno ferro la nave dei grandi peripli, Satana, che egli ci si assista tutti!
21
Il tesoro dei vagabondi.
Ho visto illuminarsi, sulla fronte di questi patetici disordinati costretti a dormire all’addiaccio, la stella dei prodighi cammini. Dormono tra l’erba dei fossi, avvezzi alla fauna siderale, radiosi sognatori eternamente disprezzati.
22
Polvere d’acqua viva strappata all’ esaltazione dei torrenti, abbiamo talvolta il tuo stesso canto d’arcobaleno, tanto effimero, quanto minacciato; è questa la nostra speranza.
23
Amar difendere l’infinitesimo grano di sole di ogni vita.
24
Senza posa, col vento dell’alba che si leva dal centro del sole, proclamarsi: in rivolta, in rivolta, in rivolta…
25
Quest’uomo cresciuto tra le quattro mura della nostra schiavitù, che agita nei suoi pugni i sonagli d’oro della poesia, quest’eco ardente, sel tu, sono io, accaniti a costruire un fascio d’orizzonti in cui si possa finalmente respirare.

Suite notturna
1
Canta, al ritmo leggero dei grilli, canta, tu, serena tra tutte, costellazione; e che la corsa delle stelle ricopra l’orribile sibilo dell’insetto spaziale.
2
Al grande castello di prua del mondo, io mi chino e ti chiamo, notte confidente, notte d’infinita pazienza.
Sii la culla dei nostri sogni, come pure il nostro nido di violenza. Se al momento siamo occupati nei lavori sotterranei e nelle opere d’irrigazione, quando l’erba non gelerà più sotto la luna, quando le nostre mani potranno separare le nevi dalla
rugiada, noi faremo fruttificare le aurore.
3
L’odore del mare penetra nel profondo dei giardini e copre le piante. Il soffio dell’ultimo sole solca ancora l’orizzonte, poi è il regno della tua mano che sveglia gli amanti, il regno della tua mano che accende la lampada dei loro sogni sulla fronte di chi dorme. In ogni cipresso cola il sangue limpido degli usignoli. Ô notte illuminata, notte propizia, io cerco nel turbinio delle tue fonti il linguaggio primitivo della terra, al tempo in cui il sole era nuovo: parola che apriva la chiusa, pa-rola-uccello che colmava i cieli di tutto il suo vigore.
4
Ma ecco le tue sabbie sterili dove cresce solo il crisantemo, il fiore dei morti, ecco i tuoi deserti irrespirabili dove muoiono
interi carichi di libellule.
Stupidi a forza di restare svegli, tu ci soffochi.
5
Inseguendo una stella cadente, andiamo a pesca di miracoli. Ci basterebbe prendere nelle nostre reti la vegetazione dell’az-zurro, il respiro delle arterie, il raccolto dei fiumi, questo canto insulare, a valle, che ci abita tutti, e noi, allora, potremmo sbucciare il frutto del nostro amore.
6
Nascendo dall’argilla viola, plancton cosmico, il cuore del mondo si rivela un grande polmone solidale innalzato al ritmo delle stagioni, un’armonia semplice riecheggiante di firmamento in firmamento.
Di tanto in tanto, un granello di polvere incandescente se ne distacca e viene a fiorire all’altezza del nostro cammino, dentro la bocca d’un poeta.
7
Quanto all’uccello preistorico che sorge dalle tenebre, tende lo spazio, sconvolge i secoli, lui che ci accusa d’essere il morbo incurabile, la pestilenza del soffio divino, tra non molto, in cima al grano, un canto d’allodola lo decapiterà.

da Di terra e di voli –
René Cazelles
Trad. Carmine Mangone
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* in copertina
The Awe of Navy Recruits Seeing for the First Time Your Blue –
Alphonse Allais
** ph. Takahiro Tsushima.
*** installazione: Suspended Togheter
*** dipinti, nell’ordine:
**** Mouvement 1 –
Vassily Kandisky
Tammuz – Mordecai Ardon
**** Vassily Kandisky
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Scusate la lunghezza dell’articolo ma io lo avrei trascritto tutto, talmente la Bellezza che ho incontrato.
Vi lascio il link del libro completo Di terra e di voli – René Cazelles, tradotto da Carmine Mangone
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