luna che sporgi
che stai nella luce
chiunque tu sia
io mi fido
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Corpo allora –
e dimenbrata insenatura di ogni corpo
estesa a gioia
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Spenta luce e segretezza
argentiforme – ogni riflesso schiuma in corpo
e porta un segno – in te
le confidenze
in me le esitazioni
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Arsa di luna
sera – è notte, è nebbia
i nostri corpi solitari
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Un’ebbrezza tremolante
mi ragiona – il corpo libero è dissolto, sradicato
e l’innocenza che scopriamo
è nel tragitto di una stanza.
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Eppure lei vive in un occhio
mandorlato e mi rispecchia – è l’apertura
al sonno
un’attitudine alla vita
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Perciò mi volteggiano i ritmi
finissimi, a granuli – ma tu, somiglianza
di mondo, sei mai riciclabile
in me
di che mondo sei fatta
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Ogni volta è il ricambio
del sole, l’alzata – un concerto rollio
che sventaglia
e crescendo m’infatua
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Ti piace la luna –
assomiglia al mio dito piegato, alle mie
sopracciglia
mi piace
*
Sei il genio di un’ombra
totale – musetto che ispiri, a vederti non sai
che io credo si mormori tale
una cosa di veli
che formano in viso
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E pensando di scrivere
poi mi rannicchio – richiamo a sorpresa i miei
libri, le pagine molli, interdette
raccolte
dal vento, da un topo
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Una volta flosce le dita
sono il corpo del risveglio – un’attenzione
invalicabile e felice che divarica
i pensieri
le tinte in spaccature
Il mattino è innumerabile con l’aria della sera
e l’estenzione della notte più abbondante del chiarore
da Ritmi d’insonnia –
Giorgio Bonacini
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* in copertina Young Dutch Woman –
Moise Kipling
** da La Dimora del tempo sospeso , dove è possibile leggere il bel saggio di Stefano Guglielmin sulle poesie di Bonacini
