Panchine coi denti
Vivo di persone i cui letti
sono un cuscino e una coperta,
un posto sull’autobus,
una fermata del bus senza posti,
un asfalto duro e freddo,
un potenziale su cui dormivano o
di cui le hanno derubate. Vivo di persone
i cui sogni sono
sufficienti,
ma non egoisti abbastanza,
i cui sogni sono privi di aggettivi, rinviati,
tascabili
e famelici.
Gli han detto di trovare il vetro nella sabbia,
affamati sogni di generosità
e cemento
sputati fuori
senza zanne.
Nessun dollaro è una coperta
nessuna colpa è una tavola
su cui servire pasti o
a cui
mettersi a discutere
della loro umanità.
Nessun suono né cenno del capo
può monetizzare la mia furia
quando sento brividi crepitare come fuochi
dalla mia camera da letto.
Nessuna poesia né post basta per trasformare
la tendopoli dove vivono in una tenda.
Nessuno di loro si è chinato a raccogliere le nostre preghiere per tesserne
una casa o un cappuccio.
Vivo di persone per cui soffitti sono un lusso,
per cui, la notte al parco, le panchine hanno i denti
con le punte all’insù, affondati nella carne del sonno
e per cui la galera è un motel obbligatorio
per quando la città decide di spolverare i cuscini.
Ogni mattina passo accanto a questa gente,
incastrata sotto i ponti e in attività performanti,
dalle identità incappucciate,
soprattutto quelle di certi polsi:
polsi che si piegano o
si recidono o
contemplano la morte segnati dalle manette o
legati a una disgrazia o un debito.
Vivo di persone il cui sollievo
è un frutto ben noto
e infamato,
il cui sollievo sono peccati, sesso,
storie di mattoni spostati
o di mattoni lanciati
contro maiali in uniforme,
il cui sollievo è una reminiscenza di un letto.
Vivo di persone in cui materassi sono ricordo,
sono sostanza,
sono senza piume,
senza padre
con le molle, sfuggenti
e marciano verso l’alto e
le loro mucche nude, le loro spine dorsali travagliate, staccate
i loro racconti usciti di segno, i loro occhi
a caccia di un dollaro a una cena
ma non dollaro né una cena,
non una protesta né un pretesto.
Non una protesta né un pretesto
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Questa poesia è senza nome della poetessa, perché neanche io conosco il suo nome. L’ho trovata in uno dei miei libri e sarà una delle mie trascrizioni di poesie. Non so perché non ho messo il nome. Qualsiasi mia ricerca sul web non ne ha trovato traccia, neanche l’aiuto delle IA da me conosciute, ha dato suoi frutti. Se qualcuno di voi né conoscesse il nome, sarei molto felice di darglielo. Grazie.
…..
e invece era addirittura in un mio post, che ripubblico sopra.
(stendo un velo pietoso su questa mia défaillance, e me ne scuso con tutti voi, carissimi lettori)
(Mi sono accorta di non avere il pulsante di reblog, sono una frana! Comunque per chi fosse tanto volenteroso lo può trovare a quel titolo. Due o tre mesi di assenza di blog mi hanno reso una incapace, mi spiace).
