I me medesimi n. 13: Tancredi

Poetarum Silva

Parigi, foto gm Parigi, foto gm

Tancredi, già il nome. Dopo un’ora si era rivenduto la prefazione del suo primo libro, se ci parlavi tutto il giorno potevi fare a meno di leggere l’opera omnia. Però in mezzo, ogni tanto, ci infilava delle cose piccole come: per essere felici bisogna mangiare poco. Preziose come le perle che sembrano vere. Come fai a capirlo… O ci credi o non ci credi, allora dipende soprattutto da chi te lo dice. O ti fidi, o non ti fidi.

Poi sorrideva sempre e da lui passava un sacco di gente. Stavi lì a bere il caffè, per dire, e entrava il vecchio amico di turno. Tutti vecchi amici, per forza. Entrava il tale e Tancredi gli chiedeva: come stai? E quello: ho preso una coltellata ieri sera! Ma dove, nelle costole? L’altro si toccava il fianco e si piegava un po’ tirando la bocca. Meno male…

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