Notti di Varsavia

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1939-Varsavia-bombardata

Quando entrò nell’appartamento poggiò il pacco su un vecchio tavolo sverniciato. Poi raccolse un barattolo dimenticato dentro la cucina; vi depose una rosa, forse bianca. In casa non c’era nessuno. Sedette ad aspettare.

Jan girava nel tempo. Lo faceva perché si sentiva raggirato ed aveva bisogno di quel movimento rotatorio per sopportarne il peso. Non ci riusciva affatto.

Più volte aveva pensato di scomparire; era ancora lì perché sapeva che avrebbe perduto il ricordo, un’assenza che non poteva sopportare.

Vento fluiva rapido tra strade soffocate dalla sera. Cerano strade e vento, c’era sera. Le strade, il vento, gli angoli di sera, le dispersioni irregolari dei suoi passi, i crocicchi, la cenere sventrata del macello tra bruciature e sassi di ricordo. Passi d’altri, c’erano passi d’altri che risuonavano fin dentro le sue ossa sopravvissute non sapeva come a quei passi e al non significato del rimbombo. C’era quello che c’era: insensatezza.

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