E. Levinas su Paul Celan

 

Cy Twombly – Night watch
 

Verso l’altro

Non vedo differenza, scrisse Paul Celan a Hans Bender, tra una stretta di mano e un poema. Ecco il poema: linguaggio compiuto, ricondotto al livello di una interiezione, di un’espressione così poco articolata come una strizzata d’occhio, come un segno dato al prossimo. Segno di che? Di vita? Di benevolenza? Di complicità? O segno di nulla, o di complicità per nulla: dire senza detto. O segno che é il suo stesso significato: il soggetto dà segno di questa donazione di segno fino al punto di farsi interamente segno [..] lingua che parla, [..] ingresso da medicante nella dimora dell’essere [..] lingua non per te e non per me – perché, domando io, per chi è dunque concepita, la terra, non per te, dico, è concepita e non per me- una lingua, insomma senza Io e senza Tu, solo Esso capisci? Solo Essa, e nient’altro che questo. Lingua del neutro. ..

Si dà dunque il caso che per Celan il poema si situa esattamente a questo livello pre-sintattico e pre-logico, ma anche pre-disvelante: nel momento del puro toccare, del puro contatto, del cogliere, della stretta, che è, forse, un modo di dare persino la mano che dona. Linguaggio della prossimità per la prossimità, più antico di quello della verità dell’essere – che probabilmente porta con sé e sopporta – il primo dei linguaggi, risposta che precede la domanda, responsabilità per il prossimo, che rende possibile, attraverso il suo per l’altro, tutta la meraviglia del donare.
Il poema si dirige imperterrito verso quell’altro, che essa suppone raggiungibile, suscettibile di essere liberato, magari reso vacante [..]
Il poema va verso l’altro. Spera di raggiungerlo liberato e vacante. L’opera solitaria del poeta, che cesella la materia preziosa delle parole, consiste nell’atto di stanare un faccia a faccia. Il poema diventa dialogo – spesso un dialogo disperato, .. incontri, vie di una voce verso un tu vigilante [..]
Occorre ascoltarlo da più vicino: il poema che parlava di me, parla di ciò che riguarda un altro, un tutt’altro; già parla con un altro, con un altro che potrebbe anche essere vicino, che sarebbe anzi, del tutto vicino… esso si dirige in imperterrito verso quell’ “altro”, già siamo lontani, fuori, già nella luce dell’utopia… La poesia talvolta ci fugge innanzi. Brucia le nostre tappe.
 

Cy Twombly – Untitled
 

Verso la trascendenza

[..]  Singolare de-sostanziazione dell’Io!
Farsi tutt’intero segno, potrebbe essere questo. Tregua delle gloriose smorfie del creatore! Che ci si lasci in pace con il poiein e altre sciocchezze! [..] Segno fatto all’altro, stretta di mano, dire senza detto importanti per la loro inclinazione, per il loro richiamo piuttosto che per il loro messaggio, importanti per la loro attenzione! Attenzione come pura preghiera dell’anima [..] ricettività estrema ma anche estrema donazione; attenzione – modo della coscienza senza distrazione, vale a dire senza potere di evasione attraverso oscuri sotterranei; piena luce proiettata non per vedere le idee, ma anche per impedire la fuga; senso prima dell’insonnia che è la coscienza / rettitudine della responsabilità prima di ogni apparizione di forme, immagini, di cose.
Le cose appariranno certo – il detto di questo dire poetico – ma nel movimento che le porta all’altro come figure di questo movimento. Ogni cosa, ogni essere, come il cammino verso l’altro, sarà figura, per il Poema, di questo altro … intorno all’Io che la interpella e la nomina essa può raccogliersi. Il movimento centrifugo del per altro sarà forse l’asse mobile dell’essere? o la sua rottura? o il suo senso? Il fatto di parlare all’altro – il poema -procede ogni tematizzazione; è in esso che le qualità si raccolgono in cose; ma il poema, in questo modo, lascia alla reale l’alterità che l’immaginazione pura gli strappa, concede all’altro una briciola della sua verità: il tempo dell’altro.

Uscita verso l’altro uomo: è un’uscita? Un passo fuori dall’umano, trasferirsi in una sfera diretta verso l’uomano, ma eccentrica. Come se l’umanità fosse un genere che mette all’interno del suo spazio logico – della sua estensione – una rottura assoluta, come se andando verso l’altro uomo si trascendesse l’essere umano, verso l’utopia. E come se l’utopia fosse non il sogno e il compito di una maledetta erranza, ma la radura in cui l’uomo si mostra .. luce della utopia .. e l’uomo, l’uomo? e la creatura?- In tale luce.

da Paul Celan Dall’essere all’altro –
Emmanuel Levinas
(in corsivo Paul Celan)

 

Cy Twimbly – Untitled

* in copertina

Cy Twombly