Non ci sono sintomi preoccupanti

” Ha perduto qualcosa?”, chiede lei, sorridendo. “No, voglio solo ricordarmi di un odore. Lei non sa che nome hanno queste .. Maledizione! Ha dimenticato il nome. “Queste .. piante?”.
“Fiori”, lo corregge lei. “Delle normali rose rosse. Davvero non le è mai capitato di vederle?”.
“No, non mi e` mai capitato. Grazie. D’ora in poi me lo ricorderò: rose rosse”.

  

“Non mi piacciono i suoi reni”, disse Craps.
Lerois gettò uno sguardo allo schermo.
“Normali. C’è di peggio. E comunque sono
rigenerati. Che cosa ci hanno fatto l’ultima volta?”. “
“Adesso controllo”, Craps compose un codice sul disco dell’apparecchio.
Lerois si lascio` andare sullo schienale della sedia e borbottò qualcosa fra i denti.
“Che cosa ha detto?”, chiese Craps.
“Le sei. È ora di eliminare l’effetto dell’anestesia”. “
“E che ne facciamo dei reni?”.
“Ha ricevuto l’informazione?”.
“Ricevuta. Eccola. Recupero delle funzioni renali”.
“Me la dia”.
Craps conosceva la maniera del capo di non affrettarsi nella risposta e aspettava pazientemente.
Lerois mise da parte il nastro e fece una smorfia di insoddisfazione:
“Ci tocca rigenerarli. E in contemporanea cerchi di organizzare un programma di correzione genetica”.
“Lei pensa che ..”.
“Certamente. Altrimenti dopo
cinquant’anni non sarebbero arrivati in queste condizioni”.
Craps si sedette davanti al perforatore. Lerois rimaneva in silenzio, ticchettando con la matita sul tavolo.
“La temperatura nella vasca è salita di tre decimi di grado”, disse l’infermiera.
“Raffreddamento rapido fino ..”. Lerois si fermo. “Aspetti un attimo .. Beh, che mi dice del programma, Craps?”.
“La variante di controllo è nella macchina. Affinità novantatre percento”.
“Va bene, rischiamo. Raffreddamento rapido per venti minuti. Mi ha capito? Venti minuti di raffreddamento rapido. Gradiente, mezzo grado al minuto”.
“Capito”, rispose l’infermiera.
“Non mi piace avere a che fare con i fattori ereditari”, disse Lerois. “Non sai mai di preciso come va a finire”.
Craps si girò verso il capo:
“Secondo me, tutto questo è abominevole. Soprattutto l’inversione della memoria. Io non avrei mai dato il mio assenso”.
“Nessuno gliel’ha chiesto”.
“E meno male! Avete creato una casta di immortali, e vi prostrate davanti a loro, mettendovi a quattro zampe”.
Lerois chiuse stancamente gli occhi.
“Lei per me è un enigma, Craps. A tratti ho paura di lei”.
“E che c’è in me di cosi terribile?”. “La grettezza”.
“La ringrazio ..”.
“Meno sei”, disse l’infermiera.
“È sufficiente. Attivate la rigenerazione”.
Lampi viola divamparono sul soffitto della sala operatoria.
“Iniziate il processo di inversione sulla matrice della variante di controllo del programma”.
“Bene”, rispose Craps.
“Predisposizione genetica”, borbotto` Lerois. “Non mi piace avere a che fare con cose del genere”.
“Neanche a me”, disse Craps. “Proprio non mi va giù una cosa del genere. A chi giova?”.
“Mi dica, Craps, lei conosce il concetto di ‘lotta per la sopravvivenza”?”.
“Certo. L’ho imparato a scuola”.
“Non intendevo questo”, lo interruppe Lerois. “Io sto parlando di lotta per la sopravvivenza dell’intera specie biologica chiamata Homo Sapiens”.
“E per questo c’è bisogno di restaurare mostri vecchi di cent’anni?”.
“Fino a che punto lei è ottuso, Craps! Quanti anni ha?”.
“Trenta”.
“E quanti anni è che lavora come fisiologo?”. “
“Cinque”.
“E prima?”.
Craps scrollo` le spalle.
“Lo sa meglio di me”.
“Ha studiato?”.
“Ho studiato”.
“E quindi, venticinque anni buttati al vento. Eppure, per capire qualcosa, lei dovrebbe diventare anche matematico, cibernetico, biochimico, biofisico, per farla breve, dovrebbe frequentare altri quattro corsi universitari. Provi a calcolare quanti anni avrà allora. E di quanto tempo avrà bisogno per ottenere quella che per semplificazione viene chiamata “esperienza”, e che in realtà è la capacita`, verificata nel corso dell’esistenza, di pensare in modo veramente scientifico?”.
Il viso di Craps si ricopri di macchie rosse.
“Cosi lei ritiene ..”,
“Io non ritengo un bel niente. Come aiutante lei mi va benissimo, ma un aiutante, di per sé, non conta niente. La scienza ha bisogno di capi, gli esecutori si trovano sempre. La situazione si fa più complessa. Più si va avanti, piu` ci sono problemi, problemi piuttosto seri, la cui soluzione non può essere differita, problemi dai quali, forse, dipende la sopravvivenza stessa del genere umano. E la vita non aspetta. Ti bombarda in continuazione: lavora, lavora, ogni anno lavora sempre di piu, in modo sempre piu intenso, in modo sempre piu produttivo, altrimenti c’è la stagnazione, altrimenti c’è la decadenza, e la decadenza equivale alla morte”.
“Ha paura di perdere la competizione?”, chiese Craps.
Un sorriso beffardo sfiorò appena le labbra di Lerois:
“Davvero lei pensa, Craps, che mi interessi quale dei sistemi sociali trionferà su questo mondo? Conosco il mio prezzo. E lo dovrà pagare chiunque vorrà che io lavori per lui”.
“Uno scienziato-lanzichenecco?”.
“E perché no? E, come ogni onesto mercenario, sono fedele alle bandiere per cui combatto”.
“E allora parli del destino di Donomaga, e non dell’intera umanità. Eppure lei dovrebbe sapere che fuori i confini di Donomaga il suo metodo non troverebbe nessun tipo di appoggio. E riconosca anche che ..”.
“Ne ho abbastanza, Craps! Non ho voglia di sentire logore sentenze. Piuttosto, mi dica perché, quando ripristiniamo il funzionamento del cuore, rigeneriamo il fegato, ringiovaniamo l’organismo, tutti sono estasiati: è una cosa estremamente umana, è la più grande vittoria della ragione sulle forze della natura! Ma basta che ci spingiamo un attimo piu in profondità che subito i tipi come lei si mettono a strillare: ah! Hanno invertito la memoria di uno scienziato, ah! Operazioni sacrileghe, ah! .. Non si dimentichi che i nostri esperimenti costano un mucchio di soldi. Noi dobbiamo far uscire da qui degli scienziati che siano veramente in grado di lavorare, e non dei vecchi rimbambiti che sono stati ringiovaniti”.
“Va bene”, disse Craps, “forse lei ha ragione. Il diavolo non è poi così brutto ..”.
“Soprattutto quando gli si può dare il cervello di un angelo”, ridacchiò Lerois.
Risuonò il trillo del timer.
“Venti minuti”, disse l’infermiera, impassibile. Crapssi avvicinò all’apparecchio:
“Sulla matrice del programma di controllo ci sono solo degli zero”.
“Ottimo! Spegnete i generatori. Crescita della temperatura – un grado al minuto. È ora di togliere l’anestesia”.

2

Dalle viscere del non essere rinacque il mondo tenero ed enorme. Era presente in tutto: nel liquido rigenerante che rinfrescava piacevolmente il corpo, nel canto silenzioso dei trasformatori, nell’intenso pulsare del sangue, nell’odore dell’ozono, nella luce opaca delle lampade. Il mondo circostante irrompe prepotentemente nel corpo che si sta risvegliando, un mondo grandioso, abituale eppure eternamente nuovo.
Clarence alzò la testa. Due figure scure, che indossavano dei camici antisettici lunghi fino ai talloni, stavano in piedi, chinati sopra la vasca.
“Beh, come va, Clarence?”, chiese Lerois.
Clarence si sgranchì leggermente. “Meravigliosamente! Come fossi rinato”.
“È proprio così, borbottò Craps.
Lerois sorrise:
“Impaziente di fare quattro salti?”.
“Il diavolo sa che impeto di forze! Potrei rivoltare una montagna”.
“Lo potrà fare dopo”, il viso di Lerois divenne serio. “Ma adesso vada sotto la doccia e si prepari all’inversione”.
.. Chi ha detto che una persona sana non percepisce il proprio corpo? Che fesseria! Non c’è piacere più grande che sentire il battito del proprio cuore, il movimento del diaframma, il leggero tocco dell’aria sulla trachea ad ogni respiro. Riflettere con ogni cellula di una pelle giovane ed elastica le scosse dell’acqua che sgorga dall’anima e sbuffare leggermente, come un motore che procede a folle, un motore che ha un’enorme riserva inutilizzata di potenza. Caspita, che grande sensazione! E comunque in cinquant’anni la tecnologia ha compiuto un salto incredibile. È impossibile paragonare la scorsa rigenerazione con questa! Allora non era niente di più di una toppa, mentre adesso.. Oh, come e` bello! Quello che hanno fatto con Elsa è semplicemente un miracolo. Peccato che si sia rifiutata di sottoporsi all’inversione. Le donne vivono sempre del passato, conservano i ricordi, come i souvenir. Perché portarsi appresso questa inutile zavorra? Tutta la vita nel futuro. Una casta di immortali, un’idea mica male! Chissà come sarà dopo l’inversione. Sinceramente, negli ultimi tempi il cervello già stava lavorando così e così, nemmeno un articolo quest’anno. Cento anni non sono uno scherzo. Non fa niente, adesso si convinceranno di quello che è ancora capace di fare il vecchio Clarence. Una splendida idea, presentarsi da Elsa nel giorno del settantesimo anniversario delle nozze, e presentarsi rinnovato, non solo fisicamente, ma anche spiritualmente..
“Basta, Clarence. Lerois la sta aspettando nella sala dell’inversione, si vesta!”, Craps porse a Clarence un grosso camice felpato.

3

Avanti-indietro, avanti-indietro pulsa l’elettricita` nel circuito oscillatorio. Il ritmo e` stabilito, il ritmo e` stabilito, il ritmo e` stabilito ..
Un flusso di elettroni si stacca dalla superficie del filo arroventato e si getta nel vuoto, disperso da un campo elettrico. Stop! La strumentazione registra un potenziale negativo. Un lasso di tempo inconcepibilmente breve, e l’impaziente sciame si getta di nuovo verso l’anodo. Il ritmo è stabilito, genera nel cristallo al quarzo delle vibrazioni sonore che non sono udibili dall’orecchio umano, decine di volte piu flebili del ronzio di una zanzara.
Le mute onde ultrasonore corrono lungo il filo argentato e la zecca metallica penetra nella pelle, passa attraverso la scatola cranica. E procede, procede, verso il sancta sanctorum, verso il piu` grande miracolo della natura, il cervello umano.
Eccola, la misteriosa massa grigia, lo specchio del mondo, il ricettacolo di dolore e gioia, speranze e delusioni, voli pindarici e cadute rovinose, visioni geniali e clamorosi errori.
L’uomo che siede sulla poltrona guarda verso la finestra. I vetri a specchio riflettono lo schermo con l’immagine gigante del suo cervello. Vede le scie luminose dei microscopici elettrodi e le mani di Lerois sul quadro di comando. Le mani tranquille e sicure di uno scien- ziato. Avanti, avanti, ordinano queste mani, ancora cinque millimetri. Attenzione! Qui c’e` un vaso sanguigno, è meglio evitarlo!
A Clarence si è intorpidita una gamba. Compie un movimento per cambiare posizione.
“Stia fermo, Clarence!”, la voce di Lerois è attutita. “Cerchi di non muoversi ancora per qualche minuto. Spero che lei non senta alcuna sensazione spiacevole ..”.
“No”, ma quali sensazioni, quando sa perfettamente che è completamente priva di sensibilità questa massa grigia, l’analizzatore di tutte le forme di dolore.
“Adesso iniziamo”, dice Lerois. “L’ultimo elettrodo”.
Adesso inizia la fase più importante. Duecento elettrodi vengono collegati all’apparecchio centrale. D’ora in avanti l’uomo e la macchina costituiscono un’unica cosa.
“Tensione!”, ordina Lerois. “Clarence, si metta comodo”.
Inversione della memoria. Per fare questo la macchina deve rovistare tutti gli angoli piu` nascosti del cervello umano, sbobinare a getto continuo il flusso di ricordi, fornire un senso all’inconscio e decidere cosa eliminare per sempre e cosa lasciare. Depurare i depositi dalle vecchie cianfrusaglie.
Si accende una lampadina verde sul quadro di comando. La corrente elettrica viene fornita alla corteccia cerebrale.
.. Un bambino piccolo è sconcertato davanti a un vasetto rotto di marmellata. Un denso liquido marrone si sparge lungo il tappeto ..
Stop! Adesso il complesso di sensazioni verrà ripartito in componenti e confrontato con il programma. Che cosa ne risulta? Paura, smarrimento, un bambino comprende per la prima volta nella sua vita che tutto il mondo che lo circonda è destinato a perire. Eliminare. Lo schiocco del relè è appena percettibile. Al cervello viene fornito un impulso elettrico e l’eccitazione nervosa cessa di circolare in quella sezione. Viene aumentata la capacità della memoria, necessaria per cose più importanti.
Una frotta di ragazzini corre per la strada. Bisbigliano qualcosa fra di loro. Al centro, uno spilungone con una chioma rossa incolta e con le orecchie a sventola. Come è difficile fare finta di non avere per niente paura di questa marmaglia! Le gambe sembrano essere fatte di ovatta, nausea che arriva fino alla gola. Bisognerebbe scappare. Sono sempre piu` vicini. Un sinistro silenzio e un muso con le orecchie a sventola che digrigna i denti. Sono a un passo. Un colpo sul volto. . .
Eliminare! Zac, zac, zac.
La riva di un fiume, i galleggianti danzano sull’acqua. Un’ombra scura. I piedi calzano delle scarpe logore. Le canne da pesca, lanciate, galleggiano seguendo la corrente. Nebbia rossa davanti agli occhi. Un pugno sull’odiato muso, un secondo, un terzo. Il nemico sconfitto, piagnucolante, il sangue che si diffonde sul viso..
Pochi millisecondi per l’analisi. Lasciare: convinzione nelle proprie forze e felicita` nella vittoria servono a uno scienziato non meno di quanto servano a un pugile su un ring.
.. Il riflesso di una luce sulle sommità degli abeti. Volti infervorati dal vino e dalla giovinezza. Un fascio di scintille si alza dal fuoco, quando vi vengono gettati dei ramoscelli. Il crepitio del fuoco e una canzone: “La stella dell’amore nella volta celeste”. Il volto di Elsa. “Andiamo, Clarence. Ho voglia di silenzio”. Il fruscio delle foglie secche sotto i piedi. Un abito bianco sullo sfondo di un tronco.“Quando si deciderà a baciarmi, Clarence?”.L’odore amaro del muschio all’aurora. Colazione in un piccolo ri- storante di campagna. Latte caldo con biscotti fragranti. “Adesso sarà così per sempre, vero, caro?’’

Si accendono e si spengono delle lampadine sul quadro di comando. L’amore per una donna è una cosa positiva. Eccita l’immaginazione. Il resto, eliminare. Tutte queste fesserie occupano troppi legami nervosi. Zac, zac. Tutto viene ristretto alle dimensioni di una fotografia in un album di famiglia: un abito bianco sullo sfondo di un tronco. “Quando si deciderà a baciarmi, Clarence?”.
Un raggio invisibile corre per le cellule del commutatore elettronico, aspira tutti i recessi dell’anima umana. Che cosa c’è ancora? Fornire elettricita` alla trentaduesima coppia di elettrodi. Lasciare, eliminare, lasciare, eliminare, eliminare, eliminare, zac, zac, zac.
.. La prima lezione. Il vestito nero, scrupolosamente stirato da Elsa. L’ansia celata negli occhi azzurri. “In bocca al lupo, caro”. L’anfiteatro dell’auditorio. I volti attenti e beffardi degli studenti. All’inizio la voce rauca, leggermente rotta. Introduzione alla teoria delle funzioni delle variabili complesse. La bocca aperta di un ragazzo in prima fila. Il rumore che gradualmente si spegne. Il ticchettio del gesso sulla lavagna. La felicità nel capire che la lezione procede bene. Gli applausi, le congratulazioni dei colleghi. Quanto tempo è passato! Settant’anni fa. Il venti settembre. . .
Zac, zac. Sono stati lasciati solo la data e un breve prospetto della lezione.
Avanti, avanti.
” .. Guarda: è nostro figlio. Vero che ti assomiglia?”. Un bouquet di rose al capezzale del letto. Aveva comprato quei fiori in un negozio sul ponte. La fioraia bionda li aveva scelti per lui. “Le donne amano i bei fiori, sono sicura che le piaceranno”.
Zac, zac. Abbasso gli inutili ricordi che riempiono la memoria. Il cervello di un matematico deve essere libero da queste fesserie sentimentali.
.. Il grido acuto, animale di Elsa. I telegrammi di condoglianze, le telefonate, la folla di reporter “Tutto il mondo è orgoglioso di vostro figlio”. Sulle prime pagine dei giornali, la foto incorniciata da un bordo nero di un ragazzo con una tuta spaziale troppo larga presso la scala di un razzo. Una folla silenziosa in chiesa. La scarna figura del sacerdote. “Eterna memoria ai conquistatori del cosmo”…
Si accendono e si spengono le lampadine sul quadro di comando. Sfrecciano le cariche elettriche nelle linee di arresto della memoria, i blocchi di catene logiche sono carichi fino al limite. Ancora una volta il risultato ottenuto viene confrontato con il programma, e di nuovo l’analisi logica.
“Beh, cosa è successo?”, lo sguardo di Lerois è rivolto al quadro di comando. Pare che la macchina non possa compiere una scelta.
“Finalmente, grazie a Dio!”, Lerois tira un sospiro di sollievo sentendo il solito scatto del relè. “Domani, Craps, controlli sul nastro magnetico che cosa sia successo al programma in quel punto”.
Zac, zac, zac. “Eterna memoria ai conquistatori del cosmo”. Zac. Ancora un’altra cellula di memoria libera.
Milioni di analisi al minuto. Avvenimenti e date, volti dei conoscenti, libri letti, frammenti di film, gusti e abitudini, costanti fisiche, tensori, operatori, formule, formule, formule.
Tutto questo deve essere messo in ordine, classificato, il superfluo deve essere eliminato.
Zac, zac. Il cervello di un matematico deve possedere un’enorme memoria professionale. Bisogna garantire la capacità necessaria almeno per cinquant’anni. Chi puo` sapere cosa ci aspetta? Abbasso tutta la zavorra! Zac, zac.
Danzano le curve sugli schermi degli oscillografi. Lerois non è completamente soddisfatto. Sembra che si debba interrompere il lavoro, il cervello è estenuato.
“Basta!”, ordina a Craps. “Chiami gli infermieri, che lo riportino in corsia”.
Craps suona un campanello. Mentre gli infermieri si occupano del corpo privo di sensi, spegne il macchinario.
“È tutto?”.
“È tutto”, risponde Leroy. “Sono stanco, come il signore iddio al sesto giorno della creazione. Ho bisogno di divertirmi un po’. Forza, Craps, facciamo un salto in un qualche cabaret. Anche a lei non farà certo male una piccola scossa dopo un lavoro del genere”.

4

Uno, due, tre. Sinistra, sinistra. Uno, due, tre. Camminare, che cosa stupenda! Inspirare, pausa, espirare, pausa.
Toc, toc, toc, atrio sinistro, ventricolo destro, atrio destro, ventricolo sinistro. Uno, due, tre. Sinistra, sinistra.
Clarence cammina per strada con passo leggero e disteso. Inspirare, pausa, espirare, pausa. Che varietà di odori, gradazioni, forme. Il cervello rinnovato assimila avidamente il mondo circostante. Sangue caldo pulsa nelle arterie, si disperde nel labirinto dei vasi e torna di nuovo al punto d’inizio.
Toc, toc, toc. Circolazione polmonare, circolazione sistemica, atrio destro, ventricolo sinistro, atrio sinistro, ventricolo destro, toc, toc, toc. Inspirare, pausa, espirare, pausa.
Stop! Clarence è sbalordito. Sullo sfondo verde del fogliame ci sono petali purpurei, fonte di un aroma straordinario. Clarence si mette in ginocchio e, come un animale, inizia ad annusare il cespuglio.
Negli occhi della ragazza che gli sta venendo incontro ci sono scherno e involontaria ammirazione. È molto bello, quest’uomo che sta in ginocchio di fronte a quei fiori.
“Ha perduto qualcosa?”, chiede lei, sorridendo. “No, voglio solo ricordarmi di un odore. Lei non che nome hanno queste .., Maledizione! Ha dimenticato il nome. “Queste.. piante?”.
“Fiori”, lo corregge lei. “Delle normali rose rosse. Davvero non le è mai capitato di vederle?”.
“No, non mi e` mai capitato. Grazie. D’ora in poi me lo ricorderò: rose rosse”.
Lui si alza in piedi e, dopo aver toccato leggermente con le dita i petali, continua per la sua strada.
Uno, due, tre. Sinistra, sinistra.
La ragazza, stupita, lo guarda allontanarsi. Un tipo strano, che peccato. Forse lui avrebbe potuto essere un po’ più cortese nei suoi confronti.
“Rose, rose rosse”, ripete lui camminando..
Clarence spalanca la porta della sala. Oggi qui si tiene un seminario.
Levy, simile a un severo carlino, sta in piedi di fronte alla lavagna piena zeppa di equazioni. Si gira e saluta Clarence con la mano nella quale stringe il gesso. Tutti gli sguardi sono rivolti verso Clarence. Gli studenti sono ammassati alle porte. Naturalmente non sono venuti qui per Levy. L’eroe del giorno e` Clarence, il rappresentante della casta degli immortali.
“La prego di scusare il mio ritardo”, dice, sedendosi al proprio posto.
“Prego, continui”.
Getta uno sguardo veloce alla lavagna. Uhm, uhm. Pare che il vecchio si sia lanciato nella dimostrazione del teorema di Langren. Interessante.
Levy passa alla seconda lavagna.
Clarence non si accorge degli occhi puntati verso di lui. Sta calcolando qualcosa a mente. Adesso è teso come un cavallo in un ippodromo prima di una corsa.
“Sì. Comunque, aspettare, non avere fretta, controllare ancora una volta. Così, perfetto!”.
“Basta!”.
Levy si volta in maniera imbarazzata:
“Ha detto qualcosa, Clarence?”.
Sulle labbra di Clarence un sorriso accecante, spietato.
“Ho detto basta. Nel secondo membro c’è un’incognita inespressa. Risolvendola come derivata parziale la sua equazione diventa un’identità”.
Si avvicina alla lavagna, cancella con noncuranza tutto quello scritto da Levy, scrive con accuratezza alcune righe e sottolinea in modo evidente il risultato.
Il volto di Levy diventa simile a una mela cotta che è stata lasciata troppo in forno. Per qualche minuto guarda la lavagna.
“Grazie, Clarence.. Penserò a quello che si può fare in questo caso”.
Adesso Clarence sta per portare il suo colpo decisivo. Un silenzio ansioso regna nella sala.
“La cosa migliore che lei può fare e` quella di non intraprendere un lavoro che non è alla sua portata”.
Knock-out.
.. Cammina di nuovo per strada. Uno, due, tre; sinistra; sinistra; inspirare, pausa, espirare, pausa.
Il nemico sconfitto, piagnucolante, il sangue che si diffonde sul viso. Una mela cotta che `e stata lasciata troppo in forno. Convinzione nelle proprie forze e felicità nella vittoria servono a uno scienziato non meno di quanto servano a un pugile su un ring.
Uno, due, tre; inspirare, pausa, espirare, pausa; uno, due, tre; sinistra, sinistra.

5

“Olaf!”.
In piedi davanti alla porta c’è Elsa, splendente, splendida. Quanto e` bella, una giovane Afrodite generata nel liquido di un bagno rigenerante.
Un abito bianco sullo sfondo di un tronco. “Quando si decidera` a baciarmi, Clarence?”.
“Salve, cara”, questo non è per niente il bacio che di solito si scambiano marito e moglie nel giorno delle nozze di platino.
“Beh, fatti vedere. Sei in splendida forma. Chissà che non mi tocchi assumere delle guardie del corpo per difenderti dalle studentesse. . . ”.
“Che sciocchezze! Avendo una moglie del genere..”.
“Dai, lasciami, mi scombini la pettinatura”.
Lui va in giro per le stanze, rimette a posto i libri sulla libreria, osserva i soprammobili sul comodino di Elsa, guarda con curiosità i mobili, i muri. Tutto ciò è al tempo stesso così abituale e così strano. Come se una volta avesse visto tutto questo in un sogno.
“Una nuova passione?”, chiede mentre guarda la fotografia di un giovane in una tuta spaziale troppo grande che sta in piedi di fronte alla scaletta di un razzo.
Terrore negli occhi di Elsa.
“Olaf, che stai dicendo?!”.
Clarence fa spallucce:
“Non sono di quelli che sono gelosi delle proprie mogli e dei loro conoscenti, ma converrai anche tu che appendere le fotografie dei propri cavalieri sopra il letto puo` sembrare una cosa strana. Ma perché mi stai guardando in questo modo?”.
“Perché .. perche ́quello è Henry… nostro figlio.. Dio! Davvero non ti ricordi niente?!”.
“Io mi ricordo tutto perfettamente, ma noi non abbiamo mai avuto figli. Se vuoi che comunque la fotografia faccia bella mostra di sé qui, avresti potuto inventarti qualcosa di piu` ingegnoso”.
“O mio Dio!”.
“Non ce n’è bisogno, tesoro”, Clarence si chinò verso la donna che piangeva. “Va bene, che rimanga pure al suo posto, se a te piace”.
“Vai via! Per grazia di Dio, vai via, Olaf! Lasciami da sola, te lo chiedo per favore, vai via!”.
“Bene. Vado nel mio studio. Quando ti sei calmata, vienimi a chiamare..”.
.. Avvenimenti e date, volti dei conoscenti, libri letti, frammenti di film, costanti fisiche, tensori, operatori, formule, formule, formule. Un abito bianco sullo sfondo di un tronco. “Quando si decidera` a baciarmi, Clarence?”. Rose rosse, teorema di Langren, una mela cotta che `e stata lasciata troppo in forno, la felicita` della vittoria. . .
No, non capisce assolutamente cosa sia saltato in mente a Elsa..
Una tavola addobbata a festa. Accanto a una bottiglia di vino d’annata, una torta nuziale. Due colombe di crema reggono col becco il numero 75.
“Guarda cos’ho preparato. Anche questo vino ha settantacinque anni”.
Grazie a Dio, sembra che Elsa si sia calmata. Ma perché settantacinque?
“Molto grazioso, anche se non proprio corretto. Io non ho settantacinque anni, ma cento, e lo stesso vale per te, per quanto mi ricordi”.
Di nuovo quello sguardo strano, preoccupato. Lui taglia una grossa fetta di torta e versa il vino nei boccali.
“All’immortalità!”. I due brindano.
“Vorrei”, dice Clarence mentre mastica la torta, “che tu quest’anno ti sottoponga all’inversione. Hai il cervello sovraccarico. Per questo ti inventi dei fatti inesistenti, confondi le date, sei eccessivamente nervosa. Vuoi che domani telefoni a Leroy? E` un’operazione davvero da niente”.
“Olaf”, gli occhi di Elsa pregano, aspettano, ordinano, “oggi è il ventitré agosto, veramente non ricordi cosa è successo in questo stesso giorno di settantacinque anni fa?”.
.. Avvenimenti e date, volti dei conoscenti, tensori, operatori, formule, formule, formule. . .
“Il ventitré agosto? Mi sembra che in questo giorno abbia dato il mio ultimo esame. Certo! L’esame di Elgart, tre domande, la prima..”.
“Smettila!!!”.
Elsa corre via dalla stanza, premendo un fazzoletto agli occhi.
“Già..”. Clarence si versa dell’altro vino. “Povera Elsa! Bisogna a tutti i costi portarla da Leroy domani stesso”.
Quando Clarence entrò in camera da letto, Elsa era già dentro il letto.
“Calmati, cara. Davvero non valeva la pena di piangere per una cosa del genere”, e abbracciò le spalle tremanti della moglie.
“Oh, Olaf! Che cosa ti hanno fatto?! Sei un estraneo, non sei piu tu! Perché hai dato il tuo assenso?! Ti sei dimenticato proprio tutto!”.
“Sei semplicemente affaticata. Non dovevi rifiutarti di fare l’inversione. Hai il cervello sovraccarico, dopotutto cent’anni non sono mica uno scherzo”.
“Mi fai paura così..”.
.. “Quando si deciderà a baciarmi, Clarence?”.

6

Il respiro sinistro della disgrazia avvelenava il profumo delle rose, mischiava le fila ordinate di equazioni. La disgrazia era entrata nel sonno, con passo leggero e impercettibile. Era da qualche parte, molto vicina.
Senza aprire gli occhi, Clarence posò una mano sulla spalla della moglie.
“Elsa!”.
Provò ad aprirle le palpebre impietrite, a scaldare con il suo respiro il viso senza vita della statua, a togliere via dalle dita irrigidite un piccolo flacone.
“Elsa!”.
Nessuno può riportare in vita una pietra.
Clarence tirò a se ́ la cornetta del telefono.. “Avvelenamento da morfina”, disse il medico, indossando il cappotto. “La morte è sopravvenuta circa tre ore fa. Il certificato l’ho messo nella rubrica, lì ho anche lasciato scritto il numero dell’ufficio pompe funebri. Dalla polizia ci vado io. L’evidenza del suicidio non solleva dubbi. Penso che non la disturberanno”.
“Elsa!”, Clarence era in ginocchio davanti al letto, accarezzando con la mano la fronte, bianca e fredda. “Perdonami, Elsa! Dio, quanto sono stato cretino! Vendere l’anima! Per cosa? Per diventare una calcolatrice, per avere la possibilita` di prendere in giro quell’imbecille di Levy!.. Una mela cotta che è stata lasciata troppo in forno. La felicità della vittoria, teorema di Langren, tensori, operatori, formule, formule, formule… quell’imbecille..”.
Clarence allungò un braccio e prese dal tavolino un foglietto bianco.
Alle dodici squillò il telefono.
Rimanendo in ginocchio, Clarence prese la cornetta. “Pronto?”.
“Salve Clarence! Sono Lerois. Come ha passato la notte?”.
“Come ho passato la notte?”, ripetè distrattamente Clarence, gettando lo sguardo sul certificato di morte, riempito di simboli matematici. “Ottimamente”.
“Stato d’animo?”.
“Magnifico!”, file precise di equazioni coprivano i fogli della rubrica, che era posata sul cuscino, accanto alla testa della defunta. “Mi telefoni fra due ore, adesso sono molto occupato. Forse sono riuscito a trovare la dimostrazione del teorema di Langren”.
“Buona fortuna!”.
Lerois ridacchiò e agganciò la cornetta. “Allora?”, chiese Craps.
Tutto a posto. L’operazione e` riuscita perfettamente.
Non ci sono sintomi preoccupanti”.

Il’ja Varšavskij, 1964

* Traduzione dal russo di Stefano Bartoni
* racconto presente nella rivista eSamizdat, con l’interessante articolo dello stesso Bartoni sul più importante scrittore di fantascienza russo.