“Dear Kenneth wish we could be there ..”

Comincia così il telegramma che Herbert Caen, critico culturale americano, spedisce a Kenneth Patchen prima della serata inaugurale del “Poetry-Jazz” al Blackhawk Club di San Francisco nel 1959. 

    

Quella sera Kenneth Patchen, immobile sul palco, legge le sue poesie sulla musica che Allyn Ferguson con il Chamber Jazz Sextet ha composto appositamente per lui. 

    

Kenneth li chiama “Poetry-Jazz”, luoghi dove la musica non fa da semplice accompagnamento – come avveniva nei reading più famosi della beat generation -, ma si fonde totalmente con i versi e la voce del poeta, che diventa parte integrante del gruppo musicale. La combinazione di jazz e poesia, superando le rispettive forme stilistiche, crea così qualcosa di completamente nuovo e si propone come un diverso mezzo di espressione artistica. 

     

Su un quotidiano di Los Angeles si legge il giorno dopo: “This modern day minstrel is as fascinating and interesting as any swing or blues singer. In his scarlet jacket and black trousers, he sits on a stool and reads; not just words, but phrases and thoughts so beautifully woven into the jazz background, and so expertly phrased and timed, that it is a revelation to the ear and mind”. 

  

immagini tratte dal film “Jazz is my religion” di Louis van Gasteren

 

.. Oh Dear Kenneth, wish we could be there ..

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“I write the lips of the moon upon her shoulders..”