I “destini minori” secondo Marco Ercolani

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di Antonio Devicienti

Vite minime e invisibili: Marco Ercolani prosegue la sua ricerca artistica ed esistenziale affidandosi a una scrittura che, nella propria tendenza apparentemente collezionistica, ambisce a esaurire tutte le possibilità del reale; c’è davvero una consapevole e creatrice follia in questo continuare a scrivere libri interi ora di apocrifi, ora, come nel  caso presente, di biografie brevi e inventate le quali hanno tutte lo stigma della verosimiglianza e dell’ossessione. La “tendenza collezionistica” cui accennavo non è però fine a sé stessa, ma è il risultato di questo permettere alla scrittura di diventare (o di continuare a essere) potente strumento immaginifico, labirintico andamento di specchi, scandaglio di ogni possibilità esistenziale e intellettuale, ché l’autore stesso, fedele al suo lucido (e liberamente scelto) delirio, prende a vivere le decine e decine di vite che racconta, pur conservando la necessaria distanza dalla materia narrata. Non mi si fraintenda: non vado in…

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