Lezioni di Cinema: il Falsario

Dodicesima lezione: Il falsario

Questa sera voglio lasciarvi con il personaggio del Falsario. [..] Chi è il Falsario? In questo momento, per noi, il Falsario non è un forgiatore, uno che manipola i metalli, forgiando forme con il calore e la battitura. E’ un manipolatore. Il primo oggetto di manipolazione è stato se stesso. Ha manipolato se stesso fino a convincersi di avere il diritto di godere i frutti e i risultati guadagnati e prodotti da altri e di possedere un dono magico, che lo mette in grado di prendersi tutti questi frutti e risultati degli altri, che si tratti di cibo, di abiti, di casa, di mezzi di trasporto, di profumi, di posizione sociale, di amanti, di benevolenza e amicizia, di attenzione e favore, di rispetto e persino di amore.
Questo dono era la capacità di ingannare. Per ingannare allo scopo di rubare, si deve rubare per ingannare, se si è un Falsario. Un falsario deve rubare l’identità di un altro. Dopo averla rubata, deve esprimerla fino al completamento dell’impresa, al raggiungimento dello scopo. Come un attore. Quando quell’identità è consumata, ne deve rubare un’altra e procedere sempre in questo modo, fino a che non sarà un corpo talmente pieno di cicatrici e plastiche, da non poter toccare o riconoscere se stesso o una priorità nei suoi desideri, in quanto ha voluto e assaporato tutti gli altri.
Muore non giudicato, senza sapere chi è. Non ha mai imparato che il dono gli era stato dato in prestito per qualche anno e che, se lo avesse condiviso in modo coraggioso, si sarebbe accresciuto. Muore non giudicato, perché non è diverso dai suoi compari. A meno che non venga scoperto.
Man mano che le immagini plastiche, usate e logore, vengono strappate via, cosa resta? Nulla di identificabile. E non ce n’è voluto uno per prendere un altro? Perciò, chi siede sulla sedia del colpevole in attesa del giudizio? Chi vuole sedersi lì? Chi può? Nessuno. Allora non c’è niente da giudicare. Neppure un’ombra siede sulla sedia, salvo l’innocenza.
Volete ancora essere attori? [..]

Circa un mese fa, stavo lavorando a una sceneggiatura. Era basata su una ballata di Willie Nelson – The red-headed stranger .
Stavo cercando di trovare il significato nascosto del personaggio, o di un suo aspetto, perciò mi sono appuntato un titolo provvisorio: Macho Gazpacho. Chiameremo la nostra sceneggiatura Macho Gazpacho. Il Macho Gazpacho è un tizio che fa una gran fatica a ritrovare se stesso. [..]

Il personaggio principale che possiamo vedere nella settima o ottava scena, è uno che vive in una società di cui condanna gli errori, ma è la sola società che ha a disposizione. Non accetta né si adatta alle situazioni; rifiuta tutti. Ha bisogno di questa società, vuole appartenerle, vuole esserne accettato o riconosciuto, tanto quanto vuole violarla. Dico lui, ma potrebbe essere sia un uomo che una donna. E’ accomodante, abile, pieno di immaginazione. Reagisce. Complotta. Manipola. Ruba. Mente. Vìola. Dipinge. Canta. Balla. Mima (fa il verso).
Il gruppo è l’eroe. il Falsario è la malattia che minaccia di distruggerlo, la grande malattia americana.
Da qui in avanti, prendete un po’, date un po’ .. [..]

L’amico americano – Wim Wenders

Nel film di Wim Wenders ho recitato la parte di un semi-falsario, non nel senso stretto del termine, cioè non di uno che firma col nome di un altro, ma di uno che manipola l’anonimità. Interpretavo la parte di un pittore i cui primi lavori sono stati scoperti da un uomo di affari, che li trovava somiglianti a quelli di Turner, il pittore inglese.

 

L’uomo d’affari ha scovato una piazza dove, col favore del mistero e dell’anonimato riesce a vendere un paio di tele a 5 000 e a 10 0000 dollari. Torna a cercarne altre due, che vende a 20 000 e 25 000 dollari. Questo fine settimana, mentre scrivevo una lettera a Wim, ho scoperto che gli stavo raccontando un’esperienza che avevo avuto con un attore, e perciò dopo aver scritto la lettera, ho ripreso in mano il libro che uno di voi mi aveva trovato in biblioteca, Criminal Mind.

Vi voglio leggere alcuni brani di due o tre lettere di un falsario. Ecco cosa dice: “Più date di voi stessi e più vi rivelate realmente, e meno si sai di voi. Forse è per questo che alcuni mi definiscono misterioso”. Poi: “Per favore, perdonatemi, nessuno mi ha mai fatto qualcosa che io stesso non gli abbia lasciato fare. Il mio problema è quello che io faccio a me stesso”. Vi ricorda niente?
E dopo: “Sono stato un predicatore, un milionario, un insegnante, un vagabondo, un musicista, un attore, un drogato, un detenuto e un coglione, e se finora non ho imparato a lottare, sono anche un mucchio di merda. Qui abbiamo a disposizione degli attrezzi per fare ginnastica – si tratta di una prigione federale – e oggi ho fatto trenta chilometri con la ciclette, jogging per otto chilometri sulla pedana mobile, flessioni sulla panchetta, e ho sollevato un po’ di pesi. Mi sto allenando come un lottatore, perché nessuno mi metterà a terra senza mettercela tutta”.

Da una lettera precedente:

Non riesco ad ottenere i 5 000 dollari che mi salverebbero la vita da nessuno di quelli che ho conosciuto, con cui ho lavorato e che io o aiutato in questi anni. Non ti ho detto tutto di me, perciò pensi che siano solo fantasie. Lascia che ti dica cosa non è fantasia. Se in settimana non pago la cauzione per uscire, sono morto, letteralmente. Se mi fai uscire, ti darò immediatamente 5.000 dollari. In più, 10 000 dollari per il tuo aiuto. Te li avrei dati comunque, se avessi saputo che ti servivano. Dammi del coglione, dell’imbroglione, pensa quel che vuoi, ma non ho mai mollato un amico …
In nome di Dio, aiuto. Sono ai confini della realtà. Sto dicendo la verità. Quando l’ho fatto, ho truffato solo per sopravvivere… Mi è capitato di truffare qualcuno che, dopo, è diventato mio amico, ma, una volta diventati amici, mai.

Questo tizio ha lasciato il penitenziario qualche settimana dopo. E questo signore che non aveva mai mollato un amico, nei pochi giorni in cui è rimasto fuori, si è fatto prestare un po’ di denaro e dopo aver detto di essere pronto a pagare 5, 10 000 dollari ecc. ecc… non ha restituito neanche un centesimo.
Questi sono i fatti che riguardano il falsario. Predicatore? Certo. Musicista? Certo. Attore? Certo. E tutto il resto.Tante facciate, carte di credito, nomi diversi. Non ha mai saputo o avuto un suo nome. Come attore aveva enormi possibilità, ma nessuna speranza al mondo, perché non ha mai potuto comunicare con se stesso. Penso sia importante sapere adesso, nell’ultimo giorno del corso e del lavoro con Macho Gazpacho, che il testo era in qualche modo ispirato alla realtà. Non dimenticate la realtà del Falsario.

 

Le scelte che fate nella vostra vita sono la realtà della costruzione di un personaggio. Sottrarsi alla realtà e assumere teorie piene di pretese può portare solo alla mancata realizzazione della funzione e degli obbiettivi della vita quotidiana e, se fate i registi, castra scene e idee della vostra vita professionale. Non avete altra speranza, se non andate dritti allo scopo. Sarebbe magnifico se non fosse così. Sarebbe magnifico potersi sedere semplicemente ad aspettare il momento divino dell’ispirazione, ma la maggior parte di noi, poveri allocchi, non possiamo cavarcela così facilmente. Per lo meno non stiamo scappando per salvarci la pelle. Per lo meno abbiamo una speranza – respirare, camminare liberi e imparare l’abc che ci può liberare e farci pronti a ricevere quei momenti meravigliosi di esultanza in vita e in scena.
Non c’è molta distanza tra un’azione nella vita e un’azione in teatro.

Scritta ma non spedita a Win Wenders

7 maggio 1977
Carissimo Wim,

poco tempo fa, un attore di trentacinque anni, con cui avevo avuto una gran difficoltà a spogliarlo fino alla sua natura essenziale, è stato arrestato dall’FBI e messo in prigione per falso. Veniva dal Mid-West, suo padre era un avvocato. Aveva una laurea in psicologia e una in teologia. Era stato pastore di una chiesa del Mid-West, musicista (tromba), proprietario di due locali di jazz e soul, aveva fondato e era proprietario di un’agenzia pubblicitaria e aveva già passati un anno e mezzo in una prigione della California, per una precedente condanna per falso.
Oggi è di nuovo in fuga, dopo essere uscito sotto cauzione ed essersi sottratto ai suoi obblighi, e mi telefona continuamente dai posti più diversi come se fosse un figlio sbandato. Quando mi ha detto di avere l’FBI alle calcagna, e me ne ha detto il motivo, ho cominciato a fare ricerche sulla mente criminale, in particolare sulla mente del falsario. E’ un lavoro che avrei dovuto fare come preparazione al tuo film; adesso lo vorrei rifare da capo.
Non c’è da meravigliarsi se è stato molto difficile fargli manifestare all’esterno quello che aveva all’interno. Come la maggior parte degli attori non può sapere chi è. Ma ora, una strana contraddizione: di nuovo in fuga, si direbbe che continui a fare il lavoro che abbiamo fatto insieme e alcuni dei suoi messaggi hanno la ferocia di un uomo che si dilania da sé. O ha costruito una nuova facciata? Com’è profetico. Sono diventato il falso padre di un falsario…

 

uno storyboard di un film di N. Ray
 
Scritta ma non spedita ad un falsario

Jeff,
se ti ricordi, ho insistito molto sulla differenza nell’uso delle parole intenzione e azione da parte di un attore (di in insegnante, di un regista). Sfortunatamente, la mia posizione nei tuoi riguardi riflette il merito di questa riflessione. Dio solo sa se la mia intenzione di aiutarti è stata (ed è) forte, onorevole e sincera. La mia azione è stata esitante, discontinua e confusa. La ragione più probabile di tutto questo? L’antefatto non è mai diventato coerente! Le contraddizioni non potevano, e ancora adesso non possono, essere risolte.L’egoismo è minacciato. Tu sei al centro del tuo universo. Non ti sorprenderai se non sei il centro del mio, anche se i tuoi interessi sono stati centrali per me in quest’ultima settimana.
Dici di aver letto molto su di me. Avrai allora letto, in qualche articolo, che sono stato uno di quelli che H. Hughes (che ho ammirato, rispettato e forse anche amato) non ha potuto comprare. Quelli che Howard, con i suoi soldi, ha manipolato, alla fine non gli hanno nemmeno potuto procurare quel rene artificiale che aveva contribuito a inventare.
Non voglio vederti finire in prigione. La prigione non ti ha molto aiutato l’ultima volta e sono convinto che il nostro sistema penale faccia schifo e che il nostro sistema giudiziario abbia bisogno di enormi miglioramenti. Ma non posso cambiarli. Non posso cambiare né un fatto – né una fantasia.
Quando dai delle informazioni, a me o a chiunque altro cerca di aiutarti, per favore fa sì che stiano in piedi, adesso e in futuro. Sono confuso, frustrato e senza nessuna strada che mi faccia arrivare al tuo: “Voglio…, perché… ecc…”., quindi non posso esserti utile, ma spero ancora che immagine e realtà, per te, finiranno per incontrarsi. Una parte di te, grande e di talento, è capace, cazzo, di muoversi in questa direzione. Resto il tuo
P:S. “Illustrissima, io mi levo il cappello davanti alla vostra arte, sono pronto a darvi dieci anni della mia vita, ma i cavalli non ve li posso dare”.
(Šamrev, nel Gabbiano, Atto II)
 

da Azione! Lezioni di regia –
Nicholas Ray

 

 

* tutte le foto sono dal film di Wim Wenders, in cui ha lavorato come attore Nicholas Ray.