“Viva il Re” – Ilana Shmueli e Paul Celan

[[ È l’ultimo viaggio di Paul Celan. È andato a Gerusalemme nella speranza di trovare una patria in cui vivere non da esule. Vi ha incontrato Ilana Shmueli, un’amica d’infanzia di Cernowitz ed è nato un affetto fortissimo durante il breve soggiorno, improvvisamente interrotto […] Ilana l’ha raggiunto a Parigi, per una vita comune ormai impossibile per Celan che alcuni mesi dopo, di nuovo solo, sarebbe scomparso nella Senna ..
dalla quarta di copertina]]

Ilana Shmueli diventa così testimone e custode di alcune delle “poesie più grandi e più difficili della letteratura tedesca”.

 

 

La visita di Paul Celan a Gerusalemme, ottobre 1969
 
*

FIGURATI

Figurati:
il soldato-palude di Massada
si insegna patria, in-
estinguilmente,
contro
ogni spino nel filo.

Figurati:
i senzaocchi senza figura
ti guidano libero tra la mischia, a te
cresce la forza e
cresce.

Figurati: proprio
la tua mano
ha tenuto
di nuovo in vita, alto-sofferto,
questo pezzo
di terra abitabile.

Figurati:
questo è avvenuto a me,
sveglio nome, sveglia mano
per sempre,
fin dal nonsotterrabile.

*

TU SII COME TU, SEMPRE

Alzati, Gerusalemme, adesso
levati

Anche chi ha tagliato il legame verso di te

adesso sarà
illuminato

l’ha stretto di nuovo, nella memoria,

pezzi di fango ingoiavo, io, nella torre,
lingua, oscuro-lesena

sorgi
illumina

 

[e poi Ilana…]

 

STAVA
la sccheggia di fico sul tuo labbro,

stava
Gerusalemme attorno a noi,

stava l’odore dei chiari pinastri
sopra la nave danese, che ringraziammo,

io stavo in te

 

26 novembre 1969

Io srotolo Gerusalemme, vedo le strade che noi abbiamo percorso all’in su e all’in giù. Chi ci ha condotti, chi e che cosa? La boa d’oro deve emergere, perché il pericolo soggiaccia.

22 novembre 1969 … alla ricerca della luce anche così.

Con questa lettera arrivò la poesia seguente:

 

I POLI ESTREMI

sono in noi,
invalicabili
nella veglia,
nel sonno oltrepassiamo, sino alla porta
della misericordia,

io perdo te a te, questo
è il mio conforto di neve,

di’ che Gerusalemme è,
dillo, come fossi io questo
tuo bianco,
come fossi tu
il mio,

come potessimo essere noi senza di noi,
io ti sfoglio, per sempre,
tu con preghiere, tu con giacere
ci liberi.

 

 

Nel vuoto a campana
La mia visita a Parigi
(Ilana)
 

Una sicurezza e una fiducia per me non usuali mi condussero in questo difficile “viaggio invernale “, come noi lo chiamammo. La forza e la leggerezza la traevo dalle lettere e dalle poesie di Celan, la confidenza e il coraggio, che mi destinava e mi trasmetteva. Sapevamo che ci attendevano anche momenti molto difficili, sapevamo anche, senza esprimerlo, che sarebbe stato un evento unico, a cui andare incontro senza piani, pieni di speranza, senza speranza.
Fine dicembre, i giorni fra Natale e Capidanno. Le strade di Parigi – Celan cerca di “guardarle di nuovo” con me, a parte le sue oppressioni e i suoi cattivi ricordi.
I grandi paesaggi con giardini, i boulevard, Place des Vosges nella neve, il Marais – cose sconosciute e cose familiari, le vecchie corti, uomini, odori del vicolo ebraico. “Dove ci conduce?” Comunque veloci nella nebbia invernale, mancanza di respiro, anonimità. Nel métro – corre, divora lontananze. La massa umana preme su di noi, tagliente illuminazione al neon sopra le nostre teste ci toglie l’ombra.
Nella folla, e però isolati, noi siamo là senza peso, senza pace. In noi parla e si ripete una frase delle lettere di Celan. “Tu ci sei da tempo”, noi ci siamo da tempo, nel nessun luogo, nell’altrove. L’improvvisa spavalderia, l’allegria inquietante. […]

Delle poesie che avevamo recitato, a volte un po’ troppo ad alta voce nel perfetto silenzio, del nostro, per Celan, stupido, allegro, ridere. Ci vennero in mente i versi di sonetti di Shakespeare, che egli già allora cercato di tradurre: “How heavy do I journey on my way?” [Come pesante di spirito, io viaggio nella mia strada]. “Like as The way”[Come le onde]… Come suonavano queste prime traduzioni?, ci chiedevamo. E poi ci vedevamo andare solennemente nel viale dei castani, “quasi come in Gerusalemme“, e i castani erano fioriti una seconda volta.
“Chi ha guardato la bellezza con gli occhi / è già definito alla morte” – Chi di noi li avesse detto , non lo sapevamo più, però sapevamo che era stato detto. E le bianche candele dei castani sotto il cielo incredibilmente azzurro. Era bello.
Il colloquio si interruppe. “Sai “, disse Celan asciutto, “ questo fiorire dei castani in autunno è una malattia mortale, stai attenta “. […]

 

Poi Celan scrisse l’ultima poesia mentre eravamo a Parigi:

AUREOLATI DI LUCE i germi
che io in te conseguivo
a nuoto,

remati liberi
i nostri – essi
solcano gli stretti,

una benedizione, davanti,
si serra
in pugno,
che sente il tempo.

[…]

Il 3 febbraio 1970 io lascivo Parigi, per ritornare in Israele. In treno lessi di nuovo il Meridiano, il discorso in occasione del conferimento del Premio Büchner, che Celan allora mi aveva dato per il viaggio. Mi sentivo come Lucile: “Qualcuno che sente e ascolta e guarda… e poi non sai, di che cosa si parli […] che ha percepito la lingua e la forma, e insieme anche […] il respiro, cioè direzione e destino […] Lucile, per cui la lingua ha qualcosa di personale e di percepibile […] con il suo improvviso: ‘Viva il Re’, davanti al patibolo… Dopo tutte le parole dette sul palco di sangue, […] grida la sua controparola […] un atto di libertà. E un passo. ‘Viva il Re’ – un omaggio alla maestà dell’assurdo che testimonia per il presente dell’umano”.
Con il Lene di Büchner ho scoperto anche per me che, stando capovolti, si vede il cielo come abisso sotto di sé… e vi aggiunsi anche il mio: “Viva il Re”.
Il mio conparlare e conscrivere queste parole, nel momento dell’addio, gli fecero poi scrivere :
 

Parigi, 4 febbraio 1970
Stamattina la tua lettura, Ilana. La tua lettura unica con le parole di Lucile citate dal mio discorso […] le compresenti parole.
Sì, e anche il “segreto dell’incontro” – e il cielo come abisso. Per te, Ilana, di nuovo presente. E non l’unico presente. E l’incantante-insieme. E.

 

 

[ Da Parigi Celan le invia altre poesie, un nuovo ciclo di poesie.
Nel libro Ilana ci chiarisce contesti e significati di queste ultime poesie, le più oscure di Celan.
(lo trascriverei tutto questo sensibile, dolce e carezzevole narrare che la scrittrice fa delle poesie di Celan ma non potrei sostituirmi al suo libro, che invito a leggere per chi non lo conoscesse già)]

 

IL MONDO, mondo
giusto in ogni peto.

Io, io,
presso di te, di te, a zero
rasata.

 

Il 16.2.1970 mi scriveva:

Avrai nel frattempo ricevuto le poesie – tutti questi giorni mi sono rimproverato di averti mandata questa orrenda poesia “Il mondo, mondo”; oggi so che potevo farlo, che tu la capisci in tutto il suo dolore, in tutta la sua dimensione d’amore. […]

Infine giunse l’ultima poesia di questo ciclo. Non più scritta a mano come le altre. Anche in questo modo Celan allude al fatto che ora si ritrae, che deve prendere le distanze non solo da me…

 

MUTAMENTO DI LUOGO nelle sostanze:
va’ a te, tu, aggiungiti,
in dispersa
luce di terra,

io sento, eravamo
una stirpe del cielo,
questo rimane da provare, da
su in alto, lungo
le nostre radici

due Soli ci sono, senti?
due,
non uno –
Si, e allora?

 
e una delle sue ultime:

 

A POLLICE VERSO
degli dei, io, in
camicia
di scoza,
raggiungo
i rampichini più in giù,
fra poco,
è oggi, per sempre,
i contrassegni, la
genia di raggi, viene
danzando, a te,
traverso l ‘antimateria
nella riserva-
di comete.

 

[…] Il suo tempo è venuto: è oggi per sempre; espulso, là fuori nella riserva di comete, nel suo cosmo – tra “scorza e tronco”.[…]
La cometa sta per allontanarsi per sempre – come fanno le comete, dopo aver compiuto la loro orbita ellittica attorno al sole, qui due soli.
La “genia di raggi” procede, – minaccia di distruggere il nocciolo. […]

 

 

[…] esige
l’invisibile il vento
alla sbarra

tu leggi […]

 

da Dì che Gerusalemme è
Su Paul Celan: ottobre 1969 – aprile 1970
Ilana Shmueli

 

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* Installazioni di
Dominique Gonzales-Foerster