il lamento di Anna

Ma è sicuro che un poeta occupa un posto? Il poeta non è forse ciò che, nel senso eminente dell’espressione, perde il posto, cessa per l’appunto di occuparlo e così si manifesta come quella stessa apertura dello spazio di cui né la trasparenza né il vuoto – non più che la notte e i volumi degli esseri – riescono ancora a mostrare l’assenza di fondo o l’eccellenza, il cielo che in lui è possibile, la sua “caelumnità” o la sua “celestità”, se è permesso utilizzare tali neologismi? Assenza di fondo o elevatezza – “il più profondo degli abissi” secondo Jabès – in cui si inabissa ogni interiorità spaccandosi e mettendosi a nudo, più esteriore dell’esteriorità, fino al suo nucleo; come se la respirazione soltanto umana non fosse già nient’altro che soffio, come se il dire poetico superasse questo fiato corto fino all’i(n)spirazione che è la declaustrazione dell’essere o la sua trascendenza – a cui manca ormai soltanto il prossimo. “Non sono altro che parola”, dice Jabès. “Ho bisogno di un volto”. [..]

da Nomi propri –
E. Lévinas
 

La preghiera del Profeta Isaia, attorniato dal Giorno e dalla notte – – Le Psautier de Paris
  
 
Mosè attraversa il Mar Rosso. Passaggio alla Terra Promessa – Paris Psautier

 
Davide tra Saggezza e Profezia – Psaultier de Paris
  

 
‘In copertina
La preghiera di Anna –
Le Psautier de Paris (o Salterio di Parigi), un manoscritto di origine bizantina (Costantinopoli, decimo secolo), composto da 449 salmi e 14 miniature.